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argomento:  Laboratorio sociale 

Edizione speciale Coronavirus
Rivista  n. 321
autore:   La Redazione (D.P.)



Forse può sembrare usuale per una rivista di Diritto del Lavoro e di Antropologia trattare in alcuni articoli di un virus diffuso dalla Cina e dei suoi effetti in Italia, ma si ritiene che soprattutto in ambito antropologico e per i suoi effetti sul sistema Impresa Italia la trattazione sia doverosa sotto molteplici profili.

Innanzitutto chi ha ragione: chi teme il Coronavirus come l'Ebola? Chi lo considera una banale influenza sulla quale si è costruito ad arte una regia di paura inutile ? O chi chiede provvedimenti rigorosi per le conseguenze drammatiche che potrebbe avere il virus sul Servizio Sanitario Nazionale e quindi sull'intero sistema Paese a seguito di un altissimo numero di contagiati? (Quest'ultima è la posizioni di alcuni Politici e di diversi scienziati non governativi come il Prof. Burioni)?

A leggere le principali testate giornalistiche, infatti il caos sembrerebbe regnare sovrano il Governo insegue le Regioni nonostante il comma lettera q dell'articolo 117 assegni allo Stato e dunque al Governo il potere esclusivo di legiferare in tema di profilassi internazionale, un Governatore di una Regione contesta le decisioni del Governo presieduto da dirigenti del suo stesso partito, virologi contro infettivologi, un'Unione Europea completamente assente e l'OMS incapace, al momento di classificare l'evento come epidemia o pandemia da cui come precipitato logico lo scatenarsi dell'isterismo collettivo e del conseguente panico più che giustificato date le premesse di cui sopra.

A cui si è cercato di rimediare con interventi tardivi di quarantena di coloro che erano tornati dalla Cina (fossero stranieri o connazionali) e con il messaggio imbarazzante passato attraverso tutti i media, ai quali è stato "chiesto" di abbassare i toni, che il coronavirus era poco più che un raffreddore la cui mortalità riguardava solo anziani e/o cittadini già malati e che occorreva non fermarsi , ma per ripartire, pena pesanti effetti economici sul sistema Paese.

Lungi da chi scrive la volontà di polemizzare sulla pericolosità anche di tale ultimo messaggio, non è questa la sede.

Quel che preoccupa chi scrive è che troppi siano caduti nella dinamica degli eventi e che per timori politici e commerciali si voglia far passare il messaggio poco civico ...che "tanto a me non tocca" " tocca gli anziani" (perché anche i cd " anziani" non si sentono tali) e far continuare la vita come prima senza precauzioni... credendo che così non si abbiano ricadute economiche, ma soprattutto politiche (per chi sta al Governo). Convinzione assolutamente falsa perché i costi ci sono e non saranno minimi.

Diversamente il messaggio che si dovrebbe far passare perché unico veritiero è che TUTTI, in questo momento specifico, dovrebbero cercare di evitare di esporsi il più possibile a qualsiasi infortunio o malattia, ed in particolare a tale virus così dilagante (e questo è un dato di fatto incontestato) non perché si muoia con il virus (altro messaggio sbagliato, dopo quello che "a me mi tocca" ), ma perché se ci si ammala tutti insieme perché non si rispettano rigorosamente le regole (igiene delle mani, muoversi il meno se possibile, evitare assembramenti, quarantena dei viaggiatori da e per le zone focolaio internazionali e nazionali, "chiusura" porti, visto che focolai sono presenti anche in Medio Oriente ed Africa ecc) i posti letto, in particolare quelli per la terapia intensiva, vista la ospedalizzazione che il virus, come è riconosciuto UNANIMAMENTE, comporta, diventano insufficienti, o meglio il servizio sanitario collassa. E se il Servizio Sanitario Nazionale collassa non è che porti ciò conseguenze solo sui contagiati che comunque si salvano perché la letalità è bassa (20% colpiti, 5% in terapia intensiva, 2 % o poco più deceduti) o riguardi solo gli anziani o i già ammalati gravi, ma riguarda TUTTI quelli che hanno la disgrazia di ammalarsi o farsi male o che seguono terapie salvavita durante la fase che vede il sistema sanitario collassare.

Ecco perché utilizzare correttamente e ove previsto la mascherina (nemmeno questo è riuscito a prevedere il Governo, anzi ha permesso la vendita delle nostre scorte alla Cina....) per chi è contagiato (oltre che per gli operatori sanitari e per chi opera a contatto con il pubblico), ma anche per chi è possibile che lo sia stato perché suoi familiari o colleghi siano risultati positivi al test è un atto di educazione civica e non di ostentazione criminale (esemplare, non si vuole fare politica, ma rendere conto di fatti storici, l'accusa rivolta al Governatore Fontana che dalla Regione più a rischio d'italia, la Lombardia, e con il maggior numero di morti e con una stretta collaboratrice contagiata è stato accusato per averla indossata durante un collegamento TV) .

Non si vuole capire che i nostri interessi economici potranno essere salvati solo se si esce il prima possibile da questa situazione e da questa situazione si esce SOLO con provvedimenti severi... Il "medico pietoso" non solo fa la piaga puzzolente, ma farebbe sì che in primavera il virus sia ancora in Italia con conseguenze sul turismo e sulla nostra Economia inimmaginabili.

Subito misure dure e rigorose (chiusura delle scuole ed adozione dell'insegnamento a distanza attraverso la piattaforma già in funzione, chiusura delle aziende di servizi, ma utilizzo dello smartworkin...) dunque, altrimenti non se ne esce. Occorre imitare Cina, Giappone, Israele e perfino Mauritius...altro che i migliori siamo noi come sostiene pateticamente qualcuno. Dobbiamo ammetterlo, altrimenti non apprenderemo dai nostri errori l'azione politica preventiva è stata purtroppo fallimentare come confermato dall'Oms che ha rilevato prima un grave errore non procedere alla quarantena delle persone arrivate dalla Cina o sospette e poi la necessità di provvedimenti rigorosi... Altro che messaggi quali quelli chiesti alla RAI volti a rassicurare che non c'è niente da temere così che le persone continuino a relazionarsi come prima. L'emergenza c'è e va riconosciuta altrimenti da una criticità si arriva al dramma, senza farsi prendere dal panico e dall'isteria. Panico ed isteria conseguenti alla gestione non scientifica della crisi come ribadito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità .




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Periodico a diffusione nazionale: “Lavoro e Post Mercato”
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