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argomento:  Approfondimento 

Caso Sea Watch 3: la risposta Ufficiale del Governo dei Paesi Bassi.
Rivista  n. 305
autore:   Rita Schiarea



Ecco cosa hanno scritto i Paesi Bassi all'Italia (esattamente quanto sosteneva il nostro Editoriale nell'articolo di apertura) di seguito un estratto del Segretario di Stato olandese :
"Caro Collega, molte grazie per la Sua lettera, in data 23 giugno 2019, riguardante le attività della nave Sea-Watch 3, registrata in Olanda.
Il governo olandese condivide le preoccupazioni del governo italiano, e cioè che la Sea-Watch 3 stia effettivamente conducendo operazioni (semi) permanenti di ricerca e soccorso in un’area contraddistinta dalle attività criminali dei trafficanti di esseri umani. L’Olanda sottoscrive pienamente, in virtù della legge internazionale, l’obbligo di trarre in salvo tutte le persone che vengono a trovarsi in difficoltà in mare.
Tuttavia, come Lei giustamente osserva, gli interventi della Sea-Watch 3 non dovrebbero affiancare e facilitare le operazioni criminali degli scafisti.
La maggior parte delle imbarcazioni cariche di migranti che salpano dalla Libia non sono atte alla navigazione e certamente non sono equipaggiate in modo idoneo per raggiungere le coste europee. Evidentemente gli scafisti, come i migranti stessi, si aspettano di essere tratti in salvo in mare.
Non si può escludere che le attività delle navi delle ONG, sistematicamente alla ricerca di migranti in difficoltà e coadiuvate dai velivoli di ricognizione come pure da un numero telefonico di emergenza, non vadano ad alimentare quelle aspettative.
Le ONG dovrebbero tener conto delle strategie degli scafisti, compresa la probabilità che i trafficanti facciano affidamento su di loro per trarre in salvo il loro carico di esseri umani.
Questo significa che occorre rispettare le istruzioni emanate
dalle apposite autorità di ricerca e soccorso, anche quelle libiche, e che le persone tratte in salvo dovrebbero essere fatte sbarcare nel porto sicuro più vicino, nel rispetto delle normative internazionali. Pertanto lo sbarco in un porto del nord Africa dovrebbe essere preso come una opzione possibile.
Siamo dispiaciuti, quanto Lei, delle scelte fatte dalla capitana della Sea-Watch 3.
Avrebbe potuto affidare le operazioni di salvataggio alla guardia costiera libica.
La situazione non presentava un quadro di emergenza, eppure la capitana si è precipitata a raccogliere i migranti a bordo della sua nave.
Avrebbe potuto far rotta sulla Tunisia e chiedere il permesso di attracco lì. Invece, intenzionalmente e unilateralmente, la capitana ha deciso di far rotta su Lampedusa e violare le acque territoriali italiane, ben consapevole di commettere un reato.
La capitana avrebbe anche potuto scegliere un porto di approdo per la Sea-Watch 3 in Olanda.
Contrariamente a quanto da Lei affermato nella Sua lettera, la capitana non ha mai fatto richiesta di sbarcare in Olanda...
Vorrei inoltre aggiungere che nel caso di migranti non aventi diritto a protezione internazionale, il ricollocamento rappresenta uno spreco di risorse e di denaro pubblico, e pertanto va evitato a ogni costo.
Ciò non significa che l’Olanda non intende assumersi seriamente le sue responsabilità.
Distinti saluti,
Ankie Broekers-Knol
Segretario di Stato per la migrazione". (fonte: Corriere della Sera)




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