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argomento:  Formazione 

Definizione agevolata delle irregolarità formali - Articolo 9 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Chiarimenti. (Prima parte).
Rivista  n. 302
autore:   Pierfrancesco Viola



Importante novità in materia tributaria, è stata pubblicata in data 15 maggio 2019 la Circolare n.11/e/2019, rubricata: Definizione agevolata delle irregolarità formali - Articolo 9 del
decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Chiarimenti".

L’articolo 9 (Irregolarità formali) del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119
(di seguito anche solo articolo 9), nel testo inserito dalla legge di conversione 17 dicembre 2018, n. 136, prevede la possibilità di definire “Le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti, di natura formale, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui
redditi, dell’IVA e dell’IRAP e sul pagamento dei tributi, commesse fino al 24 ottobre 2018” con il pagamento di 200 euro per ciascun periodo d'imposta.
La regolarizzazione sopra richiamata (di seguito “definizione agevolata”) è
destinata sia alla vasta platea delle “partite IVA”, siano essi professionisti, ditte individuali, società di persone o di capitali, sia ai privati contribuenti che potrebbero aver commesso irregolarità formali nell’adempiere agli obblighi fiscali,
sia infine ai soggetti tenuti, in base a specifiche disposizioni di legge, alla
comunicazione di dati fiscalmente rilevanti.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n.
62274/2019 del 15 marzo 2019 (di seguito “provvedimento”) sono state disciplinate le modalità di attuazione della citata definizione agevolata.

Con la risoluzione n. 37/E del 21 marzo 2019 è stato istituito il codice
tributo da utilizzare per eseguire il versamento delle somme dovute.

La circolare in esame fornisce chiarimenti sull’ambito e sulle modalità di applicazione della definizione agevolata.

1. Ambito soggettivo
Sotto il profilo soggettivo, l’articolo 9 e il provvedimento consentono a tutti
i contribuenti, indipendentemente dall’attività svolta, dal regime contabile adottato e dalla natura giuridica, di regolarizzare infrazioni, inosservanze o omissioni aventi natura formale, commesse in materia di imposta sul valore aggiunto, di imposta sulle attività produttive, imposte dirette e relative addizionali, imposte sostitutive, ritenute alle fonte e crediti d’imposta.

Possono, inoltre, avvalersi della regolarizzazione i sostituti d’imposta, gli intermediari e gli altri soggetti tenuti, ai sensi di specifiche disposizioni, alla comunicazione di dati riguardanti operazioni fiscalmente rilevanti.

2. Ambito oggettivo
Sotto il profilo oggettivo è possibile definire le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale, commesse entro il 24 ottobre 2018, purché le stesse non rilevino sulla determinazione della base imponibile, sulla liquidazione e sul pagamento dell’imposta sul valore aggiunto,
dell’imposta sulle attività produttive, delle imposte dirette e relative addizionali, delle imposte sostitutive, delle ritenute alle fonte e dei crediti d’imposta.

Trattasi, tendenzialmente, di quelle violazioni per le quali il legislatore ha previsto sanzioni amministrative pecuniarie entro limiti minimi e massimi o in misura fissa, non essendoci un omesso, tardivo o errato versamento di un tributo sul quale riproporzionare la sanzione. Tale aspetto costituisce uno dei tratti che, generalmente, consente di distinguerle dalle cd “violazioni sostanziali”.

Trattasi, in ogni caso, di inosservanze di formalità ed adempimenti suscettibili di ostacolare l’attività di controllo, anche solo in via potenziale; diversamente le stesse costituirebbero violazioni “meramente formali”, per le quali l’articolo 6 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, dispone, al comma 5- bis (introdotto dall’articolo 7, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 32 del
2001), la non punibilità, trattandosi di violazioni che non incidono sulla
determinazione della base imponibile, dell’imposta, ovvero sul versamento del
tributo e che non pregiudicano l’attività di controllo svolta dall’amministrazione finanziaria (cfr. circolare n. 77/E del 3 agosto 2001).

A titolo esemplificativo, e non esaustivo, rientrano tra le violazioni
definibili ai sensi dell’articolo 9:

- la presentazione di dichiarazioni annuali redatte non conformemente ai
modelli approvati (tra cui sono ricomprese le dichiarazioni presentate tramite un ufficio postale da parte dei contribuenti obbligati alla presentazione per via telematica), ovvero l’errata indicazione o l’incompletezza dei dati relativi al
contribuente (cui si applica la sanzione di cui all’articolo 8, comma 1, del
decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471);
- l’omessa o irregolare presentazione delle comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute o delle liquidazioni periodiche IVA, di cui agli articoli 21 e 21-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, dall’articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122 (cfr. l’articolo 11, commi 2-bis e 2-ter, del d.lgs. n. 471 del 1997). Invero, tale violazione può essere definita solo quando l’imposta risulta assolta e non anche quando la violazione ha avuto effetti sulla determinazione e sul pagamento dell’imposta;
- l’omessa, irregolare o incompleta presentazione degli elenchi Intrastat, di cui all’articolo 50, commi 4 e 6, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993 n. 427 (cfr.
l’articolo 11, comma 4, del d.lgs. n. 471 del 1997);

- l’irregolare tenuta e conservazione delle scritture contabili, nei casi indicati al paragrafo 4.3 (cfr. l’articolo 9 del d.lgs. n. 471 del 1997);
- l’omessa restituzione dei questionari inviati dall’Agenzia o da altri soggetti
autorizzati, ovvero la restituzione dei questionari con risposte incomplete o
non veritiere (cfr. l’articolo 11, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 471 del
1997);
- l’omissione, incompletezza o inesattezza delle dichiarazioni d’inizio, o variazione dell’attività di cui all’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (di seguito decreto IVA), ovvero delle dichiarazioni di cui all’articolo 35-ter e all’articolo 74-quinquies dello stesso decreto (cfr. l’articolo 5, comma 6, del d.lgs. n. 471 del 1997);
- l’erronea compilazione della dichiarazione di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c) del decreto IVA che abbia determinato l’annullamento della
dichiarazione precedentemente trasmessa invece della sua integrazione (cfr.
l’articolo 11, comma 1, del d.lgs. n. 471 del 1997 e la risposta ad interpello n. 126 del 21 dicembre 2018);
- l’anticipazione di ricavi o la posticipazione di costi in violazione del principio di competenza, sempre che la violazione non incida sull’imposta
complessivamente dovuta nell’anno di riferimento (cfr. l’articolo 1, comma 4,
del d.lgs. n. 471 del 1997);
- la tardiva trasmissione delle dichiarazioni da parte degli intermediari (cfr. l’articolo 7-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241);
- le irregolarità od omissioni compiute dagli operatori finanziari (cfr. l’articolo 10 del d.lgs. n. 471 del 1997);
- l’omessa o tardiva comunicazione dei dati al sistema tessera sanitaria (cfr.
l’articolo 3, comma 5-bis del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175);
- l’omessa comunicazione della proroga o della risoluzione del contratto di
locazione soggetto a cedolare secca (cfr. l’articolo 3, comma 3, ultimo periodo del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23);

- la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e registrazione delle operazioni imponibili ai fini IVA, quando la violazione non ha inciso sulla
corretta liquidazione del tributo (cfr. l’articolo 6, comma 1, del d.lgs. n. 471
del 1997);
- la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione
delle operazioni non imponibili, esenti o non soggette ad IVA, quando la
violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito (cfr.
l’articolo 6, comma 2, del d.lgs. n. 471 del 1997);
- la detrazione dell’IVA, erroneamente applicata in misura superiore a quella
effettivamente dovuta e assolta dal cedente o prestatore, in assenza di frode e limitatamente alle violazioni commesse a partire dal 1° gennaio 2018 (cfr. l’articolo 6, comma 6, del d.lgs. n. 471 del 1997);
- l’irregolare applicazione delle disposizioni concernenti l’inversione contabile, in assenza di frode (cfr. l’articolo 6, commi 9-bis, 9-bis1 e 9-bis2 del d.lgs. n. 471 del 1997). Invero, tale violazione può essere definita solo quando l’imposta risulta, ancorché irregolarmente, assolta e non anche quando la violazione ne ha comportato il mancato pagamento;
- l’omessa o irregolare indicazione dei costi black list in dichiarazione (cfr.
l’articolo 8, comma 3-bis, del d.lgs. n. 471 del 1997);
- l’omesso esercizio dell’opzione nella dichiarazione annuale, sempre che si sia
tenuto un comportamento concludente conforme al regime contabile o fiscale
scelto in conformità a quanto disposto dal decreto del Presidente della
Repubblica 10 novembre 1997, n. 442, fatta salva l’eccezione di cui al
successivo paragrafo 3 (cfr. l’articolo 8, comma 1, del d.lgs. n. 471 del 1997);
- la mancata iscrizione al VIES (cfr. l’articolo 11 del d.lgs. n. 471 del 1997).

3. Esclusioni
Sono escluse dalla regolarizzazione di cui all’articolo 9 le violazioni
sostanziali ossia quelle violazioni che incidono sulla determinazione
dell’imponibile, dell’imposta o sul pagamento del tributo.

Sono, altresì, escluse, per espressa previsione normativa, le infrazioni, le
inosservanze e le omissioni afferenti:

- ad ambiti impositivi diversi da quelli espressamente elencati (ad esempio,
violazioni formali inerenti l’imposta di registro, l’imposta di successione,
etc…);
- ad atti divenuti definitivi alla data di entrata in vigore della legge di
conversione del decreto-legge n. 119 del 2018 (19 dicembre 2018);
- ad atti pendenti al 19 dicembre 2018 ma divenuti definitivi - a seguito di
pronuncia giurisdizionale oppure per effetto di altre forme di definizione
agevolata - anteriormente al versamento della prima rata dovuta per la
regolarizzazione;
- ad atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell’ambito
della procedura di collaborazione volontaria di cui all’articolo 5-quater del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227 (c.d. voluntary disclosure), compresi gli atti
emessi a seguito del mancato perfezionamento della procedura.

L’esclusione in parola è riferita tanto alla procedura di “collaborazione
volontaria” per il rientro dei capitali detenuti all’estero introdotta dalla
legge 15 dicembre 2014, n. 186, quanto alla riapertura dei termini prevista
dall’articolo 7 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con
modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225. La definizione di cui
all’articolo 9, inoltre, non può essere utilizzata per consentire l’emersione
di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato. Per l’effetto non rientrano nella definizione le violazioni concernenti gli obblighi di monitoraggio fiscale (compilazione del quadro RW) e quelle concernenti l’IVIE e l’IVAFE.

La regolarizzazione, inoltre, non può riguardare le violazioni aventi ad
oggetto omessi o tardivi pagamenti di cui alle ipotesi previste dall’articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 e, più in generale, le tutte violazioni riferibili al tributo aventi natura sostanziale.

Non può, quindi, essere definita:

&#61623; l’omessa presentazione del modello F24 a saldo zero, tenuto conto che lo
stesso è necessario per assolvere all’obbligo di pagamento dei tributi e dei contributi, anche quando l’obbligazione è adempiuta mediante la
compensazione del debito con crediti relativi a tributi diversi ovvero a
contributi (ad esempio previdenziali, assistenziali, ecc.);
&#61623; la “tardiva” presentazione della garanzia fideiussoria nell’ambito della
liquidazione IVA di gruppo (sanzionata in misura fissa, se il ritardo non è
superiore a 90 giorni, ed in misura proporzionale quando il ritardo è oltre i 90 giorni), considerato che tale violazione è di fatto equiparata ad una tardiva compensazione; si ricorda, in questo senso, che è previsto anche il recupero degli interessi;
&#61623; l’acquisto di beni o servizi da parte del cessionario/committente senza che sia stata emessa fattura nei termini di legge o con emissione di fattura irregolare da parte del cedente/prestatore , punito con la sanzione di cui all’articolo 6,
comma 8, del d.lgs. n. 471 del 1997. Sebbene, infatti, il responsabile del
debito d'imposta sia il cedente/prestatore mentre il cessionario/committente è
punito con la sanzione pari al cento per cento dell'IVA relativa all’acquisto
non regolarizzato, tuttavia, non può dimenticarsi che, nel caso di definizione spontanea, per non incorrere nella irrogazione delle sanzioni, è la stessa norma a richiedere direttamente al cessionario/committente il pagamento
dell'IVA. E' evidente, quindi, ai fini della rimozione della irregolarità, un
collegamento con l'obbligo di pagamento del tributo che non consente di
ricondurre detta violazione tra quelle alle quali si applica la definizione di cui all'articolo 9 (cfr. sentenza della Corte di cassazione 12 dicembre 2017, n.
26513).

Sono escluse, altresì:

&#61623; l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, anche senza debito d’imposta; l’omissione, infatti, ha pur sempre rilevanza sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte dirette o dell’IVA, anche quando in concreto non emerge un debito d’imposta;
&#61623; l’omessa presentazione dei modelli per la comunicazione degli studi di
settore, ovvero la dichiarazione di cause di inapplicabilità o esclusione
insussistenti, in quanto tali comportamenti non risultano solo di ostacolo all’attività di controllo, ma rilevano anche ai fini della determinazione della base imponibile. L’articolo 39, comma 2, lettera d-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, consente, infatti, all’amministrazione di accertare in via induttiva i redditi, avvalendosi di presunzioni semplici prive dei presupposti di gravità, precisione e concordanza nell’ipotesi “di omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, nonché di infedele compilazione dei predetti modelli che comporti una differenza superiore al 15 per cento, o comunque ad euro 50.000, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in
dichiarazione”;
&#61623; l’indicazione di componenti negativi indeducibili, come nell’ipotesi di fatture ricevute a fronte di operazioni oggettivamente inesistenti. Per l’effetto, come già chiarito dal provvedimento, ne consegue la non definibilità della sanzione
di cui all’articolo 8, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44. Detto
articolo prevede che ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi non concorrano alla formazione del reddito oggetto di rettifica i componenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, entro i limiti dei predetti costi indeducibili in quanto riferiti ad operazioni oggettivamente
inesistenti. In tale evenienza la violazione è punita con la sanzione
amministrativa dal 25 al 50 per cento dell’ammontare delle spese o degli altri
componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o
prestati indicati nella dichiarazione dei redditi.




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Direttore Responsabile: Dott. Davide Dionisi
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