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argomento:  Rete sociale 

Identità e storia della Unione Giuristi cattolici Italiani.
Rivista  n. 298
autore:   Diego Piergrossi



La perfetta identità del Giurista Cattolico la definì S.S. Pio XII proprio nel Discorso tenuto al primo Congresso nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, domenica 6 novembre 1949:
“Il giurista si muove dunque nell'esercizio della sua professione tra l'infinito e il finito, tra il divino e l'umano, e in questo movimento necessario consiste la nobiltà della scienza che egli coltiva. Gli altri titoli, in virtù dei quali egli si nobilita dinanzi al consorzio umano, si possono riguardare come conseguenza di quello già accennato.
Se l'oggetto della sua indagine sono le norme giuridiche, il soggetto, a cui queste sono destinate, è l'uomo, la persona umana, la quale viene così a cadere nel campo delle sue competenze. E, si noti, non l'uomo nella sua parte inferiore e meno nobile, che viene studiata da altre scienze anch'esse utili e degne di ammirazione, ma l'uomo nella sua parte superiore, nella sua proprietà specifica di agente razionale che, per conformarsi alle leggi della sua razionalità, deve operare guidato da alcune norme di condotta, o direttamente dettategli dalla sua coscienza, riflesso e araldo di una più alta legge, o prescrittegli dall'autorità umana regolatrice della vita associata.
È vero che sotto lo sguardo del giurista l'uomo non si presenta sempre negli aspetti più elevati della sua natura razionale, ma spesso offre al suo studio i lati meno pregevoli, le sue cattive inclinazioni, le sue malvagie perversità, la colpa e il delitto; tuttavia anche sotto l'offuscato splendore della sua razionalità, il vero giurista deve veder sempre quel fondo umano, dal quale la colpa e il delitto non è mai che cancellino il sigillo impressovi dalla mano del Creatore”.
Il Giurista Cattolico, cioè, è quell’operatore professionista che propone (se accademico), produce (se appartenente agli organi legislativi), interpreta ed applica (se avvocato, magistrato, notaio, funzionario) , insegna (se docente) o studia (se cultore) il diritto positivo senza mai dimenticare il suo fondamento giusnaturalistico: il primo convegno della neonata Unione Giuristi Cattolici Italiani ebbe, appunto, come titolo “Il Diritto naturale vigente” .
Un operare appunto sostanziato in questo suo agire professionalmente tra “finito” (positivo) ed “infinito” (naturale), tra “umano” e “divino”, ma nel contempo svolto nella piena consapevolezza dell’essere tutti figli dello stesso Dio Padre e, dunque , nell’intendere il “mishpat” (giudizio forense ) come modalità non esclusiva per ristabilire la giustizia, risultando più coerente con tale consapevolezza la soluzione del contenzioso tramite la “rib” (controversia bilaterale familiare) ed il suo coronamento nella “misericordia” che è istituto “giuridico” dall’accezione molto diversa da quella comunemente intesa come antitetica alla giustizia .
Un’identità forte quella del Giurista Cattolico caratterizzata da un impegno ambizioso e gravoso che, però, vedeva al suo sorgere tra i suoi iscritti nell’unione italiana uomini che hanno scritto la storia dell’Italia repubblicana.
Tra i primi giuristi cattolici non possiamo non ricordare, oltre ai citati Carnelutti, Santoro Passarelli, Berri , gli illustrissimi G. Capograssi, G. Cassano, F. Di Piazza , G. Astuti, G. Auletta , G. Azzariti, D. Barbero, T. Cangini, M. Dondona, E. Gatto, E. Minoli, E. Nasalli Rocca, F. Pergolesi , A. Piola, U. Radaelli, M. Riccio, A. Trabucchi, C. Varelli, S. Cotta (prevalentemente docenti universitari), i politici come Giulio Andreotti, Antonio Azara, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Silvio Gava, Guido Gonella, Rosa Russo Iervolino, Giovanni Leone, Mario Scelba, Antonio Segni, e almeno i giudici costituzionali come Astuti, Capotosti, Chieppa, De Siervo, Elia, Maddalena, Mengoni, Mirabelli, Mortati, Santosuosso, Saulle.
Ma a 70 anni dal suo primo Statuto (1949-2019) quali dovrebbero essere gli ulteriori obiettivi giuridici e politici (nel senso più proprio del termine) dell’UGCI del Terzo Millennio?
Ad indicarli è stato S.S. Benedetto XVI in un memorabile discorso tenutosi il 30 marzo 2006:
“Attualmente, l'Europa deve affrontare questioni complesse di grande importanza come la crescita e lo sviluppo dell'integrazione europea, la definizione sempre più precisa della politica di prossimità in seno all'Unione e il dibattito sul suo modello sociale. Per raggiungere questi obiettivi, sarà importante trarre ispirazione, con fedeltà creativa, dall'eredità cristiana che ha contribuito in modo particolare a forgiare l'identità di questo continente. Apprezzando le sue radici cristiane, l'Europa sarà in grado di offrire un orientamento sicuro alle scelte dei suoi cittadini e delle sue popolazioni, rafforzerà la loro consapevolezza di appartenere a una civiltà comune, e alimenterà l'impegno di tutti ad affrontare le sfide del presente per il bene di un futuro migliore”. [L'eredità cristiana dell'Europa offre preziosi orientamenti etici alla ricerca di un modello sociale che soddisfi adeguatamente le esigenze di un'economia già globalizzata e risponda ai mutamenti demografici, assicurando crescita e sviluppo, tutela della famiglia, pari opportunità nell'istruzione dei giovani e sollecitudine per i poveri]…l'eredità cristiana può contribuire in maniera significativa a sconfiggere quella cultura tanto ampiamente diffusa in Europa che relega alla sfera privata e soggettiva la manifestazione delle proprie convinzioni religiose. Le politiche elaborate partendo da questa base non solo implicano il ripudio del ruolo pubblico del cristianesimo, ma, più in generale, escludono l'impegno con la tradizione religiosa dell'Europa che è tanto chiara nonostante le sue variazioni confessionali, minacciando in tal modo la democrazia stessa, la cui forza dipende dai valori che promuove… Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l'interesse principale dei suoi interventi nell'arena pubblica è la tutela e la promozione della dignità della persona e quindi essa richiama consapevolmente una particolare attenzione su principi che non sono negoziabili. Fra questi ultimi, oggi emergono particolarmente i seguenti:
- tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale;
- riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale;
- tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli.
Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l'umanità. L'azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Al contrario, tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi perché ciò costituisce un'offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia stessa”.




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