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argomento:  Info lavoro 

Cessazione partita IVA. Ultimi chiarimenti della Agenzia delle Entrate
Rivista  n. 318
autore:   Diego Piergrossi



Il 29 novembre 2019 è stata pubblicata la Risposta n.20 dell'Agenzia delle Entrate rubricata: CONSULENZA GIURIDICA - CHIARIMENTI SULLA CESSAZIONE
DELLA PARTITA IVA

Con l'istanza di interpello specificata in oggetto, in particolare, e' stato esposto il seguente QUESITO

[ALFA] (di seguito istante) pone il quesito, qui di seguito sinteticamente
riportato, in merito ad alcuni dipendenti assunti di recente per concorso con rapporto di lavoro di dipendente pubblico a tempo pieno, già titolari di partita IVA in ragione
dello svolgimento, prima di entrare in servizio, di un'attività professionale.

In particolare, chiede se i neoassunti debbano ovvero possano mantenere o meno aperta la partita IVA per il tempo strettamente necessario alla riscossione dei crediti afferenti alla pregressa attività professionale e maturati prima dell'assunzione.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

L'istante non prospetta alcuna soluzione interpretativa.


PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

Il quesito prospettato dall'istante si inserisce nell'ambito di un tema complesso - quello della cessazione dell'attività professionale - che ha visto nel tempo diversi
pronunciamenti sia da parte dell'amministrazione finanziaria che della giurisprudenza.

In linea generale, la cessazione dell'attività professionale, con conseguente cessazione
della partita IVA, non può prescindere dalla conclusione di tutti gli adempimenti conseguenti alle operazioni attive e passive effettuate.

Pertanto, il professionista che
non svolge più l'attività professionale non può cessare la partita IVA in presenza di corrispettivi per prestazioni rese in tale ambito ancora da fatturare ai propri clienti.

Al riguardo l'Agenzia delle entrate si è espressa con la circolare n. 11/E del 16 febbraio 2007 al punto 7.1, affermando che "[...] l'attività del professionista non si può considerare
cessata fino all'esaurimento di tutte le operazioni, ulteriori rispetto all'interruzione delle prestazioni professionali, dirette alla definizione dei rapporti giuridici pendenti,
ed, in particolare, di quelli aventi ad oggetto crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell'attività professionale".

Con la successiva risoluzione n. 232/E del 20 agosto 2009, è stato ulteriormente specificato che"La cessazione dell'attività per il
professionista non coincide, pertanto, con il momento in cui egli si astiene dal porre in essere le prestazioni professionali, bensì con quello, successivo, in cui chiude i
rapporti professionali, fatturando tutte le prestazioni svolte e dismettendo i beni strumentali. Fino al momento in cui il professionista, che non intenda anticipare la fatturazione rispetto al momento di incasso del corrispettivo, non realizza la riscossione dei crediti, la cui esazione sia ritenuta ragionevolmente possibile (perché,
ad esempio, non è decorso il termine di prescrizione di cui all'art. 2956, comma 1, n. 2 del codice civile) l'attività professionale non può ritenersi cessata".

Ad analoghe conclusioni sono pervenute le sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza n.
8059 del 21 aprile 2016. Nello specifico il Supremo collegio ha enunciato il seguente principio di diritto: "il compenso di prestazione professionale è imponibile ai fini IVA, anche se percepito successivamente alla cessazione dell'attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, ed alla relativa formalizzazione"; e questo perché "[...] il fatto generatore del tributo IVA e, dunque, l'insorgenza della correlativa imponibilità
vanno identificati [...] con la materiale esecuzione della prestazione, giacché, in doverosa aderenza alla disciplina Europea, la previsione di cui al D.P.R. n. 633 del
1972, art. 6, comma 3, va intesa nel senso che, con il conseguimento del compenso, coincide, non l'evento generatore del tributo, bensì, per esigenze di semplificazione
funzionali alla riscossione, solo la sua condizione di esigibilità ed estremo limite temporale per l'adempimento dell'obbligo di fatturazione". Resta, peraltro, salva per il
professionista la possibilità di anticipare la fatturazione delle prestazioni rese e, quindi,
l'esigibilità dell'IVA rispetto al momento dell'effettivo incasso e poi chiudere la partita
IVA. In tale evenienza, vanno computate nell'ultima dichiarazione annuale IVA, ove
effettuate, "anche le operazioni indicate nel quinto comma dell'articolo 6, per le quali
non si è verificata l'esigibilità dell'imposta" (così il comma 4 dell'articolo 35 del
D.P.R. n. 633 del 1972). Si precisa, infine, che nella disciplina dell'IVA, delle imposte
sui redditi e dell'IRAP non si rinvengono disposizioni che vietino ai dipendenti
pubblici di mantenere l'attribuzione della partita IVA in riferimento agli adempimenti
fiscali relativi ad attività di lavoro autonomo precedentemente svolta. Questa Agenzia
non ha invece competenza a trattare la questione sotto il profilo dell'applicazione della
complessa disciplina delle inconferibilità e incompatibilità riguardanti il rapporto di
pubblico impiego.




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