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argomento:  Approfondimento 

Aliquota IVA opere finalizzate al superamento di barriere architettoniche.
Rivista  n. 318
autore:   Pierfrancesco Viola



Il 13 gennaio 2020 l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato un'importante Risposta (la numero 3) in tema di "Articolo 11, comma 1, lett.a), legge 27 luglio 2000, n.212 - Aliquota IVA
opere finalizzate al superamento di barriere architettoniche".


Con l'istanza di interpello specificata in oggetto, in particolare, e' stato esposto il seguente QUESITO

La Società ALFA (in seguito, "Istante", "Società" o "Contribuente") ha per
oggetto sociale la progettazione, costruzione e montaggio di montacarichi, servoscala,
ascensori e piattaforme elevatrici anche finalizzate a consentire il superamento di
barriere architettoniche (codice ATECO 28.22.01 - "fabbricazione di ascensori,
montacarichi e scale mobili, attività svolta presso unità locale"). Di regola, opera
stipulando con i propri clienti contratti di appalto, a norma degli articoli 1655 e
seguenti del codice civile, aventi a oggetto forniture cd. "chiavi in mano", cioè
comprensive sia del prodotto (servoscala, piattaforma elevatrice, ascensore etc.) sia
delle opere edili e accessorie necessarie all'installazione dell'apparecchiatura all'interno
dell'immobile (nelle parti comuni di edifici condominiali o all'intero dei singoli
appartamenti).
La Società è creditrice del saldo di un contratto di appalto per "manutenzione
straordinaria" (quindi non per eliminazione delle barriere architettoniche) con
fornitura e montaggio di un impianto di sollevamento per persone in vano scala
condominiale non avente le misure minime prescritte dall'articolo 8.1.13 del D.M.
236/1989 (e, per di più, raggiungibile solo dopo aver percorso una rampa di scale), in
ragione del fatto che il condominio cliente insiste nel chiedere l'applicazione dell'IVA
al 4 per cento, anche sulla scorta del parere di un consulente tecnico di parte.
L'Istante rappresenta di avere dei dubbi in merito alla bontà di questa richiesta in
quanto ritiene non definitivamente chiarite dall'amministrazione finanziaria le
condizioni al ricorrere delle quali è possibile applicare l'aliquota IVA del 4 per cento
agli interventi finalizzati al superamento delle barriere architettoniche.
La Società premette di aver presentato istanza di interpello alla competente
Direzione Regionale (in breve, "DR"), che ha affermato: "Con riguardo agli
ascensori, alle rampe, ai montacarichi, ai servoscala, ecc... gli artt. 4 e 8 del D.M. n.
236 del 1989 hanno stabilito dimensioni e caratteristiche specifiche che devono
possedere per garantire il superamento delle barriere architettoniche anche con
riguardo a edifici già esistenti. La mancata corrispondenza a uno solo dei requisiti
tassativamente stabiliti dal legislatore, tale da ostacolare il rilascio della conformità
da parte del professionista abilitato, impedisce di qualificare l'opera come
"direttamente finalizzata al superamento o all'eliminazione delle barriere
architettoniche" e, di conseguenza, non consente di applicare l'aliquota IVA del 4 per
cento prevista dal n. 41-ter), della Tabella A, parte II. Ne consegue che laddove
l'intervento volto al superamento delle barriere architettoniche sia realizzato nel
rispetto della vigente normativa tecnica sopra indicata, lo stesso potrà beneficiare
dell'IVA del 4 per cento ai sensi del citato n. 41-ter), della Tabella A, Parte II, allegata
al d.P.R. n. 633 del 1972".
Tale risposta chiarisce che l'applicazione dell'aliquota IVA del 4 per cento è
circoscritta alle ipotesi in cui sussiste l'effettiva rispondenza degli ascensori e degli
altri elementi installati alle peculiarità tecniche imposte dalla normativa di settore (cfr.
articolo 8.1.13 del D.M. 236/1989), senza lasciare spazio alla possibilità di derogare a
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tali caratteristiche strutturali minime. Come noto, però, l'interpello ha portata
esclusivamente soggettiva.
A parere del Contribuente la consulenza giuridica n. 18 del 24 luglio 2019 avente
ad oggetto "Chiarimenti in materia di aliquote IVA e ritenute d'acconto applicabili
alle diverse operazioni aventi ad oggetto ascensori, ivi comprese quelle finalizzate
all'abbattimento delle barriere architettoniche", si discosta dal parere della DR prima
citato: in tale sede, l'amministrazione finanziaria non ha definito specificamente i tratti
dell'agevolazione, limitandosi ad asserire che quella contenuta nel numero 41-ter),
della Tabella A, Parte II, del d.P.R. n. 633 del 1972 è "un'agevolazione diretta a
favorire l'esecuzione di opere finalizzate all'adeguamento degli edifici alle
prescrizioni contenute nella legge 9 gennaio 1989, n. 13, recante 'Disposizioni per
favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche'", senza tuttavia
precisare alcunché circa la possibilità di fruire dell'aliquota IVA del 4 per cento anche
in ipotesi di deroga ai requisiti minimi dimensionali degli elementi oggetto di
installazione, ove ricorrano le condizioni stabilite dall'articolo 7 del D.M. n. 236 del
1989.
Al riguardo, l'Istante ricorda che l'articolo 4.1.13 del citato D.M. prevede
specifiche caratteristiche tecniche - dettagliate nel successivo articolo 8.1.13 - che i
servoscala, gli ascensori e gli altri elementi installati dovrebbero possedere per essere
considerati idonei a consentire il superamento di barriere architettoniche (quali
dimensioni, portata, velocità, sicurezze dei comandi etc.).
Il successivo articolo 7 però lascia aperta la possibilità di derogare alle specifiche
tecniche di cui al citato articolo 8:
- qualora "le soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche
(...) rispondano alle esigenze sottointese dai criteri di progettazione" (sempreché tale
esigenza di mancare al rispetto dei requisiti tecnici dell'articolo 8 risulti attestata "da
una relazione, corredata da grafici necessari, con la quale [venga] illustrata
l'alternativa proposta e l'equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili"); oppure
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- nell'ambito di interventi di ristrutturazione, qualora sia dimostrata
"l'impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali ed impiantistici"
dell'edificio, pur dovendo in ogni caso rispettare l'articolo 1, comma 3, della legge n.
13 del 1989.
La possibilità di una deroga ha indotto molti operatori del settore, tra cui i clienti
della Società, ad adottare una tesi estensiva dell'agevolazione in commento secondo la
quale l'aliquota IVA del 4 per cento spetta anche quando l'ascensore sia suscettibile, in
astratto, di superare le barriere architettoniche pur non rispondendo ai limiti
dimensionali elencati all'articolo 8.1.13 del D.M. 236/1989 a causa delle
"impossibilità tecniche connesse agli elementi strutturali e impiantistici" degli edifici
nei quali sono installati (cfr. articolo 7 del citato D.M.). Un utente cardiopatico, ad
esempio, non è disabile motorio costretto su sedia a ruote e pertanto con riferimento
alla sua categoria, per superare le barriere architettoniche, sarebbe sufficiente un
"normale" impianto di sollevamento, essendo ininfluenti le misure interne della cabina
(ovvero, a prescindere dalla conformità di quest'ultime alle dimensioni minime
elencate dall'articolo 8.1.13 del D.M. 236/1989), o la realizzazione di un'opera di
abbattimento solo parziale (per esempio, rampa scala nell'ingresso non abbattuta,
sbarco ai piani mezzanini etc.).
Non essendoci un'interpretazione univoca da parte dei committenti e della
concorrenza, generando asimmetrie e distorsioni di mercato oltre che un potenziale
danno per la stessa Amministrazione finanziaria, data anche la dimensione non
trascurabile del mercato (quasi 1.750 milioni di euro di fatturato nel mercato interno),
la Società chiede che venga definitivamente chiarita l'esatta portata della norma
contenuta nel numero 41-ter), della Tabella A, Parte II, del d.P.R. n. 633 del 1972 (in
seguito "Decreto IVA"). In altri termini, chiede di chiarire se per l'applicare l'IVA al 4
per cento sia necessaria la rispondenza dell'opera realizzata nell'ambito del contratto di
appalto alle caratteristiche tecniche elencate nell'articolo 8.1.13 del D.M. n. 236 del
1989, oppure, più genericamente, sia sufficiente che la prestazione in oggetto debba
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rispettare nel suo complesso la disciplina contenuta nel citato D.M., con facoltà,
quindi, di invocare - laddove possibile - la deroga di cui all'articolo 7 del medesimo
decreto ai requisiti minimi dimensionali, di portata e di sicurezza. Pertanto, laddove un
professionista abilitato attesti che l'intervento - pur non ottemperando alle
caratteristiche minime di dimensione, portata, velocità e sicurezza dei comandi di cui
al più volte citato articolo 8.1.13 - rientri comunque nelle ipotesi di deroga previste
dall'articolo 7 del D.M. 236/1989, risulterebbe comunque applicabile l'IVA al 4 per
cento.
In ultimo, il Contribuente fa presente che adottando l'interpretazione estensiva,
gran parte degli edifici preesistenti è suscettibile di giustificare una progettazione in
deroga ai requisiti tecnici minimi dell'articolo 8 del D.M. 236/1989 (basti pensare agli
edifici storici). Ne conseguirebbe che i requisiti minimi di cui all'articolo 8.1.13
potrebbero in concreto essere rispettati solo quando l'intervento è eseguito su nuove
costruzioni.
SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
Ai fini dell'applicazione dell'aliquota IVA del 4 per cento è necessario il rispetto
dei requisiti minimi previsti dall'articolo 8.1.13 del D.M. n. 236 del 1989. In caso
contrario, cioè quando l'appalto della manutenzione straordinaria è realizzato in deroga
alle dimensioni minime del citato D.M., si applica l'aliquota IVA del 10 per cento.
PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE
Il numero 41-ter) della Tabella A, parte II, allegata Decreto IVA prevede che
siano assoggettate all'aliquota del 4 per cento le «prestazioni di servizi dipendenti da
contratti di appalto o aventi ad oggetto la realizzazione di opere direttamente
finalizzate al superamento o alla eliminazione delle barriere architettoniche».
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Come affermato nella consulenza giuridica n. 18 del 24 luglio 2019, si tratta di
un'agevolazione diretta a favorire l'esecuzione di opere finalizzate all'adeguamento
degli edifici alle prescrizioni contenute nella legge 9 gennaio 1989, n. 13, recante "
Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere
architettoniche negli edifici privati".
Le barriere architettoniche qui in discussione sono quelle descritte dall'articolo 2
del D.M. 14 giugno 1989, n. 236, attuativo dell'articolo 1 della citata legge, ai sensi del
quale sono tali:
"a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in
particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o
impedita in forma permanente o temporanea;
b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura
utilizzazione di parti, attrezzature e componenti;
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e
la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i
non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi".
La risoluzione 25 giugno 2012, n. 70/E chiarisce che l'aliquota IVA del 4 per
cento prevista dal numero 31) della Tabella A, parte II, del Decreto IVA, applicabile
alle cessioni dei beni ivi previsti (i.e. poltrone e veicoli per invalidi anche a motore,
servoscala e altri mezzi simili atti al superamento di barriere architettoniche per
soggetti con ridotte o impedite capacità motorie), è un'agevolazione oggettiva. Ciò in
quanto la finalità della norma è "...agevolare i trasferimenti di quei beni che, per le
loro caratteristiche tecniche di costruzione, sono oggettivamente idonei a risolvere i
limiti di deambulazione dei soggetti con ridotte e/o impedite capacità motorie, senza
condizionare l'applicazione dell'aliquota ridotta alla circostanza che l'acquirente sia
il soggetto portatore di handicap....Il legislatore ha dunque inteso oggettivizzare la
portata applicativa dell'agevolazione in esame guardando alla natura del prodotto
ceduto piuttosto che alla status di invalidità del soggetto acquirente.. In tale ottica,
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l'aliquota ridotta del 4 per cento può applicarsi in ogni fase di commercializzazione
del bene, anche nell'ipotesi in cui il cessionario sia un condominio, un ente, una
scuola o simili ... nella misura in cui rispondano alle peculiarità tecniche indicate
dalla normativa" (articolo 8.1.13 del D.M. 236 del 1989).
Analoghe considerazioni si ritengono valide ai fini dell'individuazione della
portata del numero 41-ter) della citata Tabella in relazione alle "prestazioni di servizi
dipendenti da contratti di appalto aventi ad oggetto la realizzazione di opere
direttamente finalizzate al superamento o alla eliminazione delle barriere
architettoniche". La norma in esame di fatto completa la previsione del numero 31),
prima commentato, includendo le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di
appalto e pertanto il legislatore ha inteso anche in questo caso oggettivizzare la portata
applicativa dell'agevolazione in esame guardando alla natura del prodotto piuttosto che
allo status di invalidità del soggetto acquirente.
In linea con quanto già dalla scrivente affermato nella risoluzione n. 70/E del
2012, si ritiene che la realizzazione di opere direttamente finalizzate al superamento o
all'eliminazione delle barriere architettoniche possa beneficiare dell'aliquota IVA
ridotta del 4 per cento, nella misura in cui le stesse rispondano alle peculiarità tecniche
indicate dall'articolo 8.1.13 del D.M. n. 236 del 1989.
(Fonte: Agenzia delle Entrate)




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