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mercoledi, 17 luglio 2019


Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro


Rivista n. 305 - del 01-07-2019

Sommario




  • Argomento: Rete sociale


    La questione Sea Watch 3 tra Convenzione di Dblino 3 , Frontex , Piano Triton e Convenzione di Montego Bay.

    Dopo la proposta di intitolare il porto di Lampedusa a chi ha messo in pericolo la vita di Servitori dello Stato (evento che richiama subito l'intitolazione a chi con un passamontagna e con un estintore aveva attentato all'incolumità di Carabinieri che stavano per essere linciati ... quindi niente di nuovo!!!) manca solo che ora incriminino i Finanzieri che stavano per essere schiacciati dalla manovra violenta della Sea watch 3 !!!

    RICAPITOLANDO e per tentare di capire cerchiamo di ricostruire il quadro normativo: grazie alla firma del Trattato cd Dublino 3 (sottoscritto dal Governo PD presieduto dall'On. LETTA) che ha portato al Regolamento CE n. 604 del 2013, a prescindere da qualunque convenzione precedente, vengono definitivamente privilegiati (ma guarda un po' il caso!!!) Stati come la Germania, i Paesi Bassi, il Lussemburgo, il Belgio, la Francia!!! (memorizzate bene il nome di questi Stati) Mentre vengono penalizzati Stati come la Grecia, l'Italia, la Spagna nella disciplina dei flussi dei migranti che richiedono asilo (è bene precisare per comprendere il volume reale che non si tratta dei soli rifugiati!!! Come gli Stati privilegiati ed i loro supporters italiani vorrebbero far credere. Infatti, di questi richiedenti oltre l''80 % non ha i requisiti previsti essendo solo migranti economici e pure fruisce di quasi tutti i diritti previsti per i soli "rifugiati" con costi e problematicità enormi in capo agli Stati penalizzati, già pesantemente provati da una crisi finanziaria internazionale che ha costretto la Grecia alla perdita di fatto della sua sovranità ed ad un incremento delle morte di bambini per la povertà dei loro genitori e l'impossibilità di prestare cure adeguate!!!) Infatti è stabilito che lo Stato che per primo doveva essere competente per l'esame della domanda di asilo diventi anche lo Stato esclusivo di riferimento, semplificando: il richiedente non potrà più muoversi dal primo Stato in cui è approdato e gli altri Stati, quelli privilegiati (Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia...), potranno ex Trattati di Dublino e relativi Regolamenti CE (che hanno valore di Legge) legittimamente respingere i migranti al primo Stato che li ha accolti!!! Compreso? Con Dublino 3 sono state create di diritto 2 classi di Stati in seno all'UE : la classe di quelli protetti e privilegiati (che eventualmente selezioneranno solo i migranti con dati requisiti) e la classe di serie B degli Stati che DOVRANNO fare da cuscinetto e sacrificarsi!!! Questo sarebbe il tanto conclamato spirito europeo!!! Non solo...grazie al Governo, sempre PD, presieduto dal Presidente Renzi, è stato firmato, nell'ambito di Frontex, il Piano dell'operazione Triton!!! Questo Piano, vigente il Dublino 3, ha creato il dramma attuale!!! Infatti ll Governo PD nel 2014-2015 ha chiesto ed ottenuto che fosse l'Italia ed in particolare Roma a divenire il Centro Sar (per la ricerca ed il soccorso in mare) della zona Triton!!! Avete capito??? Non solo ma nel maggio del 2015 il raggio di attività dell'operazione è stato anche ampliato e portato fino a 138 miglia nautiche a Sud della Sicilia." - Tutte le unità navali che partecipano all'operazione e che operano sotto il comando di Roma sono state autorizzate dall'Italia a sbarcare sul suo territorio, in condizioni di sicurezza, le persone intercettate e salvate"!!! (Wikipedia)...superando la norma della cd legge dello Stato di Bandiera della più volte citata Convenzione di Montego Bay!!! Capite perché ora che il Governo italiano giallo verde che vuole rivedere sia Dublino 3 che Triton ha così tanti nemici??? L'Unione Europea vera , quella che comanda degli Stati privilegiati, ed i suoi membri: la Germania, i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo, la Francia NON possono permettere che si muti l'ordinamento giuridico a loro favorevole e che ha creato Stati Membri cuscinetto che permettono alle loro economie di prosperare e a quelle di Grecia Italia e Spagna di subordinarsi alle prime!!! A tutto questo si aggiungono le Convenzioni varie soprattutto quella di Montego Bay che però disciplinavano fattispecie diverse da quelle attuali...!!!! Ecco allora abbiamo tutti gli elementi base per capire il perché proprio Germania Francia Lussemburgo e Paesi Bassi e l'UE dai primi dominata chiedano il rilascio del capitano della Sea Watch ed il ritorno alla supina applicazione di Dublino 3 e Triton!!! E il Vaticano??? E l'oligarchia onusiana?

    La situazione è più complessa per esser trattata in poche righe.

    Possiamo solo scrivere che gli interessi in giuoco, economici, ma soprattutto geopolitici, sono incommensurabili per grandezza e rilievo.


    La Redazione (D.P.)




  • Argomento: Disagio lavorativo


    Lavorare con le stellette: quanto vale la vita di un militare?

    Cosa interessa se un uomo in divisa, per 1.300 euro al mese, muore o rimane invalido nell'adempiere il dovere mentre la loro eroina deve forzare il posto di blocco e mettere in difficoltà il loro nemico politico, anche a costo di affondare un'imbarcazione della Guardia di Finanza?

    Non certo erano lì a rischiare la vita sulla piccola unità (i loro rappresentanti erano sulla nave straniera che stava letteralmente schiacciando l'imbarcazione italiana !!!).

    CHE TRISTEZZA!!!

    Ed onore, invece, ai Finanzieri, lavoratori con le stellette, cioé militari, che ancora una volta hanno saputo gestire una situazione pericolosa con grande professionalità.

    Qualcuno poi spiegherà in un momento in cui si esalta l'anarchia e la disobbedienza civile a tanti scienziati che sono pure Professori di Diritto (Questo segna il livello, si spera solo di politicizzazione, delle nostre Università ) che un Decreto Legge, da almeno il 1948 ad oggi, non è l'atto di un singolo Ministro come è stato scritto (potrà essere proposto da un Ministro), e nel contesto attuale nemmeno di un solo singolo partito, ma è un atto normativo del Governo della Repubblica Italiana, che ha sì valore provvisorio, ma che finché è in vigore ha valore di fonte primaria, ha cioè nell'ordinamento giuridico italiano "forza di Legge" ex art. 77 della Costituzione italiana.
    Si studia al 1° anno di Giurisprudenza già in "Diritto pubblico generale" e si approfondisce al 2 °anno in "Diritto Costituzionale".

    Conseguentemente, chi in Italia nel periodo di vigenza viola un Decreto Legge, nella fattispecie il Decreto Legge 14 giugno 2019, n. 53, rubricato "Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica" (e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n .138 del 14 giugno 2019), e noto come decreto Sicurezza Bis non viola un Atto Arbitrario per definizione del cittadino Salvini, ma un Atto avente forza di Legge della Repubblica Italiana.

    Quindi la violazione di quanto stabilito dal Decreto Legge citato e dagli ordini della Guardia di Finanza (a tacere del tentativo violento di schiacciamento contro un'imbarcazione molto più piccola) non è uno "schiaffo" al Ministro X, o al Presidente Y ma uno "schiaffone" alla sovranità del Popolo Italiano di cui il Governo è espressione democratica...

    Qualcuno dovrebbe ricordarlo anche ai Parlamentari che in virtù di quella stessa Costituzione, in questi giorni più volte violata, sono stati eletti eppure con entusiasmo partecipavano alla infrazione di un ordine legittimo dello Stato in un una nave olandese con equipaggio tedesco!!!

    Ribadisco "Che tristezza"!!!

    Ciò chiarito qualcuno potrebbe eccepire, allora, l'Istituto del "porto sicuro" di cui ai noti Trattati internazionali...che prevalgono ex Costituzione anche sulla legge italiana (ma non certo sugli articoli della Costituzione che permettono allo Stato stesso di sussistere) ma, a parte l'assoluta "relatività" dell'istituto del "porto sicuro"... si pensi che vi è tra i docenti di diritto, chiaramente "orientati" politicamente, chi ha avuto l'ardire di sostenere pubblicamente che nemmeno Malta, figuriamoci la Tunisia (che pure ha firmato le Convenzioni che tutelano i diritti dei rifugiati), sarebbe da considerarsi "porto sicuro" ( come se, semplificando, un'ambulanza italiana non fosse tenuta a portare il ferito raccolto al più vicino ospedale in grado di curare le ferite dell'assistito, ma lo dovesse portare obbligatoriamente in un ospedale considerato tra i 10 migliori ospedali d'Italia...)... Ma a parte questa complessissima discussione che nel caso di specie è già stata sostanzialmente risolta con il rigetto del ricorso da parte della CEDU, siamo proprio sicuri che si debba applicare tale tutela e non gli articoli 25 e 19 della Convenzione di Montego Bay???

    Molti lo danno per scontato, ma la ratio dei trattati per come furono redatti e sottoscritti prevedeva per il diritto di passaggio la disciplina di fattispecie assolutamente diverse da quelle attuali!!!

    Mi spiego meglio : fermo l'intervento per salvare vite in immediato pericolo siamo realmente sicuri che si possa definire "naufrago" in stato di necessità ai sensi della volontà degli Stati firmatari dei Trattati richiamati chi consapevolmente si imbarca su di un natante che oggettivamente non è nelle condizioni di raggiungere l'Italia, fidandosi non del natante chiaramente inidoneo, ma delle navi delle ong che più volte è stato dimostrato sono state precontattate da bordo o addirittura dagli scafisti?

    E ancora...possa definirsi "soccorritore" sempre secondo quei trattati chi si fa sistematicamente notare anche attraverso costosissimi droni o barche d'appoggio nei pressi delle coste libiche (quando non addirittura nelle acque territoriali libiche) dagli scafisti... quando non ha precontattato gli stessi.... così da promuovere di fatto il traghettamento con mezzi inidonei o una sorta di migrazione per tratte ???

    Possono considerarsi, cioè tali fattispecie come ipotesi della concretizzazione di uno stato di necessità inaspettato...e dunque da sussumere come tale sotto la vigenza degli articoli delle richiamate convenzioni? O, invece, come appare, deve ritenersi indotto o promosso dagli attori principali non necessariamente con preaccordi formali per eludere le norme poste a tutela della sovranità del paese cui si è deciso di andare??? Con la conseguente applicabilità degli articoli 19 e 25? E ancora perché, in ogni caso, non si supera Triton (siglato dal Governo Renzi) e si ripristina la norma del cd Stato di bandiera di cui alla Convenzione di Montego bay del 1982 per cui la nave è da considerarsi territorio dello Stato di cui batte bandiera con tutte le conseguenze in termini di primo Stato che soccorre il presunto naufrago??? Ribadisco subito, è bene precisarlo, che ciò non significa non soccorrere in mare chi è realmente in pericolo di vita, ma il non dover essere costretti ad essere complici dei mercanti dei nuovi schiavi e delle loro organizzazioni criminali. Purtroppo gli interessi, economici, ma soprattutto geopolitici, sono eccessivamente rilevanti per per permettere alla piccola Italia di emanciparsi dal giogo cui l'hanno sottomessa i Governi dei Presidenti Letta e Renzi.


    Diego Piergrossi




  • Argomento: Approfondimento


    Agenzia delle Entrate: regime speciale per i lavoratori impatriati

    Pubblicata la risposta dell'Agenzia delle Entrate n. 217 del 28 giugno us disciplinante il "Regime speciale per lavoratori impatriati - Periodo minimo di residenza all’estero - Articolo 16, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147. Interpello articolo 11, comma 1, lettera a), legge 27 luglio 2000, n. 212, contenente il seguente QUESITO:

    "“ALFA” chiede un parere in merito alla possibilità di beneficiare degli
    incentivi previsti per i lavoratori “impatriati”.

    In particolare, l’istante rappresenta di essersi iscritta all’AIRE dal mese di
    dicembre 2013, vivendo e lavorando a Londra.

    La contribuente precisa, tuttavia, che tra aprile e dicembre 2017 ha dovuto
    spostare la residenza a Treviso e che da dicembre 2017 ha di nuovo richiesto
    l’iscrizione all’AIRE, in quanto è tornata a vivere e a lavorare a Londra.

    Infine, “ALFA” segnala che a partire da maggio 2019 rientrerà in Italia,
    trasferendo la propria residenza, dove lavorerà come dipendente.

    SOLUZIONE PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
    L’istante non prospetta alcuna soluzione interpretativa.

    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
    L’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 (c.d. decreto internazionalizzazione) disciplina il “regime speciale per lavoratori
    impatriati”, finalizzato ad incentivare il trasferimento in Italia di lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni.

    Tale normativa è stata recentemente modificata dall’articolo 5 del
    decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, in vigore dal 1° maggio 2019 e attualmente
    in fase di conversione in legge.
    Le modifiche introdotte trovano applicazione, in linea generale, ai sensi del comma 2 del citato articolo 5 del decreto legge n. 34, “a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto” e, pertanto, per i contribuenti che acquisiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo d’imposta 2020.

    Tenuto conto che nell’istanza inviata, il contribuente precisa che è sua
    intenzione rientrare in Italia nel mese di maggio 2019 si forniscono di seguito
    indicazioni in ordine all’applicazione del citato articolo 16 nella formulazione vigente prima delle modifiche introdotte con il citato decreto legge n. 34 del 2019.

    In particolare, la disposizione in questione prevede la concessione di
    incentivi fiscali, sotto forma di imponibilità del reddito prodotto in Italia nella misura del 50 per cento, in favore di soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato.

    L’agevolazione è applicabile a decorrere dal periodo di imposta in cui il
    soggetto trasferisce la residenza in Italia, ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (di seguito TUIR), e per i quattro periodi di imposta successivi, ove ricorrano i requisiti e le condizioni previsti, alternativamente, dal comma 1 o dal comma 2 dell’articolo 16 del d.lgs
    n. 147 del 2015.

    Per quanto non espressamente specificato nell’istanza, nel seguito l’esame sarà circoscritto alla possibilità di accedere all’agevolazione ai sensi del
    comma 2 del citato articolo 16; in base alle informazioni contenute nell’istanza
    appare, infatti, evidente la carenza di almeno una delle condizioni previste dal
    comma 1 del medesimo articolo per accedere all’agevolazione, ossia la mancanza del periodo minimo di residenza all’estero per cinque periodi d’imposta.
    In particolare, la disposizione contenuta nel comma 2 dell’articolo 16 del d.lgs. n. 147 del 2015 prevede che sono destinatari del beneficio fiscale in argomento i cittadini dell’Unione europea o di uno Stato extraeuropeo con il quale risulti in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale, che:
    1. sono in possesso di un titolo di laurea e hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, o 2. hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia
    negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

    Per accedere al regime speciale per i lavoratori impatriati, la norma
    presuppone, inoltre, che il soggetto non sia stato residente in Italia per un periodo minimo precedente all’impatrio.

    Al riguardo, si osserva che l’articolo 16 del d.lgs n. 147 del 2015 non indica espressamente, per i soggetti di cui al comma 2, un periodo minimo di residenza estera, come, invece, previsto per i soggetti di cui al comma 1 del medesimo articolo 16 (permanenza all’estero per i cinque periodi di imposta precedenti al trasferimento in Italia).

    A tal proposito, con la risoluzione n. 51/E del 6 luglio 2018, questa
    Agenzia ha chiarito che “Considerato, tuttavia, che il citato comma 2 prevede un periodo minimo di lavoro all’estero di due anni, la scrivente ritiene che, per tali soggetti, la residenza all’estero per almeno due periodi d’imposta costituisca il periodo minimo sufficiente ad integrare il requisito della non residenza nel territorio dello Stato e a consentire, pertanto, l’accesso al regime agevolativo”.

    Detti soggetti possono accedere all’agevolazione a condizione che
    trasferiscano la residenza in Italia, ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, e si
    impegnino a permanervi per almeno due anni.

    Con riferimento al caso rappresentato nel presente interpello, tenuto conto
    di quanto dichiarato dall’istante, nonché dalle informazioni consultabili
    nell’Anagrafe tributaria sulla base dei dati desunti dall’anagrafe istituita presso il competente Ministero dell’Interno ai sensi dell’art. 1, della legge n. 470 del 1988, la signora X risulta:

     essere iscritta all’AIRE dal 9 dicembre 2013, a seguito di
    trasferimento a Londra;

     non essere presente nell’elenco AIRE del 16 febbraio 2017 inviato
    dal Ministero dell'Interno in quanto residente a Treviso nel periodo
    compreso tra dicembre 2016 e dicembre 2018;

     essere nuovamente iscritta all’AIRE a partire dal 08 gennaio 2019, a seguito di un nuovo trasferimento a Londra.

    Dalle suddette informazioni si deduce che l’istante risulta essere stata
    residente in Italia nei periodi di imposta 2017 e 2018.

    Ciò posto, fermo restando il possesso di tutti i requisiti richiesti dalla
    norma agevolativa, con particolare riferimento al possesso del titolo di laurea (circostanza non precisata nell’istanza di interpello) - in assenza del quale non è possibile accedere al beneficio in esame ai sensi del comma 2 dell’art. 16 del d.lgs. n. 147 del 2015 - si osserva che “ALFA” maturerà il requisito della residenza all’estero per due periodi d’imposta laddove rientri in Italia dopo il 2 luglio 2020.

    Si ritiene, pertanto, che l’istante, laddove intenda rientrare in Italia a
    maggio 2019 per ivi svolgere un’attività di lavoro autonomo o dipendente non
    possa beneficiare dell’agevolazione prevista dall’articolo 16, comma 2, del d.lgs. n. 147 del 2015.


    Giuseppe Formichella




  • Argomento: Approfondimento


    Lastrico solare interventi di recupero del patrimonio edilizio - Art. 16-bis del TUIR.

    Ancora sul lastrico solare: pubblicata sul sito dell'Agenzia delle Entrate la Risposta n.219 del 28 giugno 2019 rubricata: "Lastrico solare interventi di recupero del patrimonio edilizio - Art. 16-bis del TUIR.
    Interpello articolo 11, comma 1, lettera a), legge 27 luglio 2000, n. 212" e comtenente il seguente QUESITO:


    "L’istante rappresenta di essere proprietario di un immobile facente parte di una bifamiliare (a due piani) e di avere l’uso esclusivo del lastrico solare posto a copertura dell’intero fabbricato.

    Nel 2016 ha eseguito lavori di ripristino del lastrico solare ammalorato che causava infiltrazioni d'acqua piovana nella sottostante unità di sua proprietà, facendosi carico dell'intera spesa, come si evince da fattura e bonifico allegati
    all’istanza.

    Precisa che il pagamento dell'intero importo è stato eseguito da lui mediante
    bonifico bancario per ristrutturazioni ai fini del bonus per agevolazioni fiscali.

    In corso di compilazione del modello 730, ha avuto pareri discordanti circa
    la possibilità di applicare il recupero fiscale all'intera spesa sostenuta e,
    nell’incertezza, ha indicato ai fini dell'agevolazione, il 50% dell'importo del bonifico anche se il titolare dell'altra proprietà, facente parte della bifamiliare, non ha ritenuto partecipare alla spesa e ne ha rilasciato dichiarazione firmata.

    SOLUZIONE PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

    L’istante, avendo pagato l’intero ammontare dei lavori, ritiene di poter
    fruire della prevista detrazione fiscale sull’intera somma presentando una
    dichiarazione integrativa del proprio modello 730.

    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
    L’art. 16-bis, del DPR 22 dicembre 1986, n. 917, recante il Testo unico
    delle imposte sui redditi (TUIR), disciplina la detrazione spettante, ai fini IRPEF, per le spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio.

    In particolare, la lettera a), del citato art. 16-bis del TUIR considera
    agevolabili gli interventi previsti dall’articolo 3, comma 1, lettere a), b), c), d) del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo Unico dell’edilizia), effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali di cui all’art. 1117
    del codice civile. Trattasi, rispettivamente, degli interventi di manutenzione ordinaria (lett. a), di manutenzione straordinaria (lett. b), di restauro e di risanamento conservativo (lett. c), e di ristrutturazione edilizia (lett. d).

    Il regime del condominio negli edifici si instaura, per legge, nel fabbricato
    nel quale esistono più piani o porzioni di piano, che appartengono in proprietà
    esclusiva a persone diverse, ai quali è legato un certo numero di cose, impianti e servizi comuni.

    Ne consegue che, in un edificio composto da più unità immobiliari appartenenti in proprietà esclusiva a persone diverse (quindi anche solo due), la disciplina delle cose, degli impianti e dei servizi di uso comune, legati ai piani o alle porzioni di piano dalla relazione di accessorietà, sia per quanto riguarda la
    disposizione sia per ciò che concerne la gestione, è regolata dalle norme sul
    condominio.

    Per la ripartizione delle spese relative alle parti comuni alle unità
    immobiliari l’art. 1123 del codice civile prevede che “Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio per la
    prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione.”.

    In particolare, per quanto concerne la determinazione della spesa
    ammissibile alla detrazione per i lavori riguardanti il lastrico solare l'art. 1126 del codice civile stabilisce che "Quando l'uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l'uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico:
    gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell'edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve, in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno.".

    Tale criterio di ripartizione si ritiene possa essere superato nel caso in
    esame in cui, in conformità al citato art. 1123 del codice civile, l’altro condomino dell’unità bifamiliare, con dichiarazione scritta, ha permesso l’esecuzione dei lavori e il sostenimento delle relative spese da parte dell’istante, in deroga al
    criterio legale di ripartizione delle spese condominiali.

    Pertanto, il contribuente, nel presupposto che siano rispettate le condizioni richieste dalla normativa che disciplina gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, con riguardo alla parte comune condominiale, avrà diritto a fruire della detrazione in esame per il totale delle spese sostenute, anche eccedenti rispetto a
    quelle a lui imputabili in base alla quota condominiale, comunque entro il limite massimo attualmente previsto di euro 96.000.

    In altri termini, per i lavori condominiali il condomino istante può sfruttare interamente il limite di spesa previsto per la propria unità immobiliare, ma non può avvalersi dei limiti attribuibili all’altra unità immobiliare facente parte del
    medesimo condominio.

    Per completezza si fa presente che, come chiarito con la circolare n. 7 del
    2018 (pag. 221), per beneficiare della detrazione per i lavori eseguiti sulle parti comuni, non è più necessario acquisire il codice fiscale del condominio nelle ipotesi in cui i condòmini, non avendo l’obbligo di nominare un amministratore,
    non vi abbiano provveduto, a condizione che non vi sia stato pregiudizio al
    rispetto, da parte delle banche e di Poste Italiane SPA, dell’obbligo di operare la prescritta ritenuta all’atto dell’accredito del pagamento.

    In assenza del codice fiscale del condominio, i contribuenti, per beneficiare della detrazione per gli interventi edilizi realizzati su parti comuni di un condominio minimo per la quota di spettanza, possono inserire nei modelli di dichiarazione le spese sostenute utilizzando il codice fiscale del condòmino che ha effettuato il relativo bonifico. Ogni condòmino che ha eseguito il bonifico per la propria quota di competenza dovrà riportare in dichiarazione il proprio codice fiscale.

    Naturalmente, il contribuente è tenuto, in sede di controllo, a dimostrare che
    gli interventi sono stati effettuati su parti comuni dell’edificio e, se si avvale dell’assistenza fiscale, ad esibire ai CAF o agli intermediari abilitati, oltre alla documentazione ordinariamente richiesta per comprovare il diritto all’agevolazione, un’autocertificazione che attesti la natura dei lavori effettuati e
    indichi i dati catastali delle unità immobiliari facenti parte del condominio.


    Pierfrancesco Viola




  • Argomento: Approfondimento


    Caso Sea Watch 3: la risposta Ufficiale del Governo dei Paesi Bassi.

    Ecco cosa hanno scritto i Paesi Bassi all'Italia (esattamente quanto sosteneva il nostro Editoriale nell'articolo di apertura) di seguito un estratto del Segretario di Stato olandese :
    "Caro Collega, molte grazie per la Sua lettera, in data 23 giugno 2019, riguardante le attività della nave Sea-Watch 3, registrata in Olanda.
    Il governo olandese condivide le preoccupazioni del governo italiano, e cioè che la Sea-Watch 3 stia effettivamente conducendo operazioni (semi) permanenti di ricerca e soccorso in un’area contraddistinta dalle attività criminali dei trafficanti di esseri umani. L’Olanda sottoscrive pienamente, in virtù della legge internazionale, l’obbligo di trarre in salvo tutte le persone che vengono a trovarsi in difficoltà in mare.
    Tuttavia, come Lei giustamente osserva, gli interventi della Sea-Watch 3 non dovrebbero affiancare e facilitare le operazioni criminali degli scafisti.
    La maggior parte delle imbarcazioni cariche di migranti che salpano dalla Libia non sono atte alla navigazione e certamente non sono equipaggiate in modo idoneo per raggiungere le coste europee. Evidentemente gli scafisti, come i migranti stessi, si aspettano di essere tratti in salvo in mare.
    Non si può escludere che le attività delle navi delle ONG, sistematicamente alla ricerca di migranti in difficoltà e coadiuvate dai velivoli di ricognizione come pure da un numero telefonico di emergenza, non vadano ad alimentare quelle aspettative.
    Le ONG dovrebbero tener conto delle strategie degli scafisti, compresa la probabilità che i trafficanti facciano affidamento su di loro per trarre in salvo il loro carico di esseri umani.
    Questo significa che occorre rispettare le istruzioni emanate
    dalle apposite autorità di ricerca e soccorso, anche quelle libiche, e che le persone tratte in salvo dovrebbero essere fatte sbarcare nel porto sicuro più vicino, nel rispetto delle normative internazionali. Pertanto lo sbarco in un porto del nord Africa dovrebbe essere preso come una opzione possibile.
    Siamo dispiaciuti, quanto Lei, delle scelte fatte dalla capitana della Sea-Watch 3.
    Avrebbe potuto affidare le operazioni di salvataggio alla guardia costiera libica.
    La situazione non presentava un quadro di emergenza, eppure la capitana si è precipitata a raccogliere i migranti a bordo della sua nave.
    Avrebbe potuto far rotta sulla Tunisia e chiedere il permesso di attracco lì. Invece, intenzionalmente e unilateralmente, la capitana ha deciso di far rotta su Lampedusa e violare le acque territoriali italiane, ben consapevole di commettere un reato.
    La capitana avrebbe anche potuto scegliere un porto di approdo per la Sea-Watch 3 in Olanda.
    Contrariamente a quanto da Lei affermato nella Sua lettera, la capitana non ha mai fatto richiesta di sbarcare in Olanda...
    Vorrei inoltre aggiungere che nel caso di migranti non aventi diritto a protezione internazionale, il ricollocamento rappresenta uno spreco di risorse e di denaro pubblico, e pertanto va evitato a ogni costo.
    Ciò non significa che l’Olanda non intende assumersi seriamente le sue responsabilità.
    Distinti saluti,
    Ankie Broekers-Knol
    Segretario di Stato per la migrazione". (fonte: Corriere della Sera)


    Rita Schiarea






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