Articoli - Lavoro e Post Mercato

Home page | Chi siamo | Statuto | Rivista - Lavoro e Post Mercato                                   Area riservata   

domenica, 21 luglio 2019


Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro


Rivista n. 304 - del 16-06-2019

Sommario




  • Argomento: Laboratorio sociale


    Emergenza Giustizia: i rapporti tra CSM organo costituzionale e la ANM.

    Dopo la drammatica eco delle intercettazioni di molti autorevoli magistrati rappresentanti di alcune aree di ANM molti interrogativi sono stati posti sull'effettiva indipendenza del Consiglio Superiore della Magistratura, organo costituzionale di autogoverno della Magistratura dalla associazione privata A.N.M. (l'Associazione Nazionale Magistrati) che seppur autorevole è, comunque, una sorta di sindacato che in nulla dovrebbe influenzare l'attività del CSM.

    Due allora le domande doverose, dopo le intercettazioni in parte pubblicate sui giornali,: 1. "Se non vi fosse stato lo scontro durissimo e senza esclusioni di colpi, tra 'correnti' all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati, vi sarebbe stata l'indagine in corso che ha permesso di scoprire una situazione drammatica che ha richiesto l'intervento del Quirinale?".

    E ancora... 2."Veramente nessun vertice conosceva nel 2019 ciò che era ben noto al Presidente Cossiga (memorabile una delle sue più colorite esternazioni proprio contro l'Anm presieduta dal Dott. Palamara) e all'ex Ministro della Giustizia On. Martelli più di 11 anni fa???"

    Si ripropone, cioè, l'antica domanda di ogni Democrazia reale: Quis custodiet ipsos custodes???

    Chi controllerà coloro che sono chiamati a controllare il retto funzionamento della Repubblica?

    "Custodes" che, dalla riforma costituzionale del 1993 (da 26 anni!!!) con l'eliminazione dell'originaria immunità parlamentare prevista dai Padri Costituenti e che non aveva in alcun modo impedito l'indagine "mani pulite", sono diventati i veri ed unici arbitri della Repubblica!!!

    Rifondare, e non solo azzerare, subito il Consiglio Superiore della Magistratura svincolandola da ANM (l'estrazione a sorte tra magistrati aventi requisiti significativi di anzianità è una ragionevole proposta) è questo il rimedio minimo per tentare di ristabilire l'ordine costituzionale!!!


    Diego Piergrossi




  • Argomento: Rete sociale


    Immigrazione e illegalità: una questione terminologica?

    E' di qualche giorno fa la dichiarazione di un importante politico fatta a Palermo sulla necessità di non utilizzare più il termine migrante nei confronti dei cittadini extracomunitari che si introducono illegalmente in Italia perché non inclusivo!

    Difficilmente non vedere in queste dichiarazioni qualcosa che si è già visto e che Orwell descrisse magistralmente sia nel suo capolavoro "1984" che nello straordinario "La fattoria degli animali".

    Si sta proponendo una sorta di Stato Etico 2.0?

    Infatti, prima si è proibito ai giornalisti (censura? Neolingua scriverebbe Orwell), nel 2008, di utilizzare il termine "clandestino" nei confronti di chi illegalmente si introduceva in Italia (appunto, nella lingua italiana, un "clandestino") in favore del termine, più politicamente corretto, di "migrante irregolare" ("irregolare" che è stato, però, immediatamente eliminato perché non inclusivo ) ora, 11 anni dopo, anche questa definizione è ritenuta non corretta, e proprio da molti di coloro che l'avevano promossa..., anche il termine "migrante" deve essere censurato???

    Ci sarebbe da sorridere, se non ci fosse da piangere (anticipo subito che l'intervista che contiene le dichiarazioni richiamate è certamente più articolata, ma dopo la Carta di Roma del 2008, divenuta parte del "Testo unico dei doveri del giornalista" ..., sottolineo dei "doveri", occorre essere molto attenti alle nuove proposte "terminologiche" ed alla neolingua "proposta" ai giornalisti).

    Lo stato etico inizia sempre così...censurando a fin di bene i giornalisti!!!


    Rita Schiarea




  • Argomento: Evoluzione normativa


    Cessione dei crediti di imposta: pubblicata la Risposta AdE n.191 del 2019.

    In data 13 giugno 2019 l'Agenzia delle Entrate nella materia di cui al presente articolo ha pubblicato la Risposta n. 191 del 2019 rubricata: "Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 - cessione dei crediti d’imposta di cui agli articoli 17 e 18 della legge 14 novembre 2016, n. 220.

    Con l’interpello sopra specificato è stato in particolare esposto il seguente:

    QUESITO

    La [ALFA] (di seguito istante) operante nel settore della realizzazione e
    gestione, in Italia e all’estero, di sale cinematografiche e/o multisale e di arene estive finalizzate alla realizzazione di spettacoli cinematografici e teatrali, fa
    presente quanto qui di seguito sinteticamente riportato.

    L'istante - interamente controllata da [BETA] fin dalla costituzione
    avvenuta […] - ha aderito, […], al regime di consolidato fiscale previsto dagli
    articoli 117 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
    1986, n. 917 (di seguito Tuir), in qualità di società controllata dalla consolidante
    [BETA].
    Nel […] è stata realizzata una Multisala cinematografica, nel comune di
    […], composta da […] per una spesa di […] euro (investimento iniziale) per cui il
    […] è stata presentata domanda definitiva al Ministero dei Beni e delle Attività
    Culturali e del Turismo (di seguito MIBACT) per l'ottenimento del credito
    d'imposta previsto dall'articolo 17 della legge 14 novembre 2016, n. 220 (già riconosciuto dal predetto Ministero il 30 novembre 2018 per un importo di […] euro, a seguito di domanda preventiva del […]).
    Divisione Contribuenti
    ______________

    Settore coordinamento e programmazione
    Ufficio adempimenti e sanzioni


    Successivamente è stata effettuato un ulteriore investimento di […] euro
    (Investimento Aggiuntivo) per la realizzazione di […] e per il quale è stata
    inoltrata il […] domanda preventiva al MIBACT, per l'ottenimento del medesimo
    credito d'imposta ma ad oggi la domanda in questione non ha avuto ancora
    riscontro.
    L'istante fa presente di aver, altresì, maturato nel 2018 il diritto al credito
    d'imposta ex articolo 18 della legge n. 220 del 2016, riconosciuto agli esercenti
    sale cinematografiche, per un importo pari a […] euro e prevede di maturarne un
    importo ancora più elevato per l’anno 2019.
    Tanto premesso, l’istante, che ha aderito, sin dal periodo d’imposta 2017, al
    regime della tassazione di gruppo facente capo alla controllante [BETA], intende
    sapere se sia legittimata (già in sede di presentazione della prossima dichiarazione
    dei redditi) a cedere i crediti d’imposta di cui agli articoli 17 e 18 della legge n.
    220 del 2016 nell’ambito del consolidato fiscale nazionale, per consentire alla
    consolidante [BETA] di utilizzarlo in compensazione con l’IRES dovuta
    nell’ambito del consolidato.
    In alternativa, chiede se sia possibile cedere il credito d’imposta
    avvalendosi della procedura di cui all’articolo 43-ter de decreto del Presidente
    della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, stante il richiamo contenuto
    nell’articolo 118 del Tuir.
    Chiede, infine, se, in entrambe le ipotesi, la cessionaria possa utilizzare i crediti anche oltre i limiti di utilizzo di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24
    dicembre 2007, n. 244, senza che peraltro ricorra il limite generale di 700.000
    euro.


    SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
    In sintesi, l’istante ritiene di essere legittimata a cedere i crediti d’imposta
    previsti dagli articoli 17 e 18 della legge n. 220 del 2016, nell'ambito del
    consolidato fiscale in cui partecipa, affinché la consolidante [BETA] possa
    utilizzarlo in compensazione con l’IRES del consolidato.
    In subordine, ritiene di essere legittimata a cedere detti crediti anche
    mediante la procedura prevista dall’articolo 43-ter del d.P.R. n. 602 del 1973.
    Ritiene, infine, che la consolidante possa utilizzare i crediti d’imposta
    ricevuti anche oltre i limiti di utilizzo di cui all’articolo 1, comma 53, della legge
    n. 244 del 2007 – in applicazione di quanto previsto dall’articolo 21, comma 3,
    della legge n. 220 del 2016 per le società che maturano il credito - sia nell’ambito
    del consolidato fiscale che della procedura di cui dall’articolo 43-ter del d.P.R. n.
    602 del 1973, senza che peraltro ricorra il limite generale di 700.000 euro.
    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
    La legge 14 novembre 2016, n. 220 rubricata “Disciplina del cinema e
    dell’audiovisivo”, in vigore dal 1° gennaio 2017, ha riformato l’intera disciplina dei crediti d’imposta nell’ambito del settore cinematografico e audiovisivo.

    In particolare ha previsto un apposito credito d’imposta:
    - per le imprese di esercizio cinematografico, in misura non inferiore al 20
    per cento e non superiore al 40 per cento delle «spese complessivamente sostenute
    per la realizzazione di nuove sale o il ripristino di sale inattive, per la
    ristrutturazione e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale
    cinematografiche, per l’installazione, la ristrutturazione, il rinnovo di impianti,
    apparecchiature, arredi e servizi accessori delle sale» (cfr. articolo 17, comma 1);
    - per il potenziamento dell’offerta cinematografica, concesso agli esercenti
    sale cinematografiche e «commisurato ad un’aliquota massima del 20 per cento
    sugli introiti derivanti dalla programmazione di opere audiovisive» (cfr. articolo
    18, comma 1);
    - ha stabilito che i crediti d’imposta previsti per gli operatori del settore
    cinematografico ed audiovisivo non concorrono alla formazione del reddito ai fini

    delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta
    regionale sulle attività produttive, né rilevano ai fini del rapporto di cui agli
    articoli 96 e 109, comma 5, del TUIR (ossia, ai fini della determinazione della
    percentuale di deducibilità degli interessi passivi) (cfr. articolo 21, comma 2);
    - ne ha imposto l’utilizzo «esclusivamente in compensazione ai sensi
    dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241» (cfr. articolo 21,
    comma 2);
    - ha previsto che ai crediti d’imposta in oggetto non si applica il limite di
    utilizzo di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244
    (250.000 euro) (cfr. articolo 21, comma 3);
    - ha demandato ad uno o più decreti interministeriali di stabilire
    «partitamente per ciascuna delle tipologie di credito d’imposta previste nella
    presente sezione e nell’ambito delle percentuali ivi stabilite, i limiti di importo per
    opera o beneficiario, le aliquote da riconoscere alle varie tipologie di opere
    ovvero alle varie tipologie di impresa o alle varie tipologie di sala
    cinematografica, la base di commisurazione del beneficio, con la specificazione
    dei riferimenti temporali, nonché le ulteriori disposizioni applicative della
    presente sezione, fra cui i requisiti, le condizioni e la procedura per la richiesta e
    il riconoscimento del credito, prevedendo modalità atte a garantire che ciascun
    beneficio sia concesso nel limite massimo dell’importo complessivamente
    stanziato, nonché le modalità dei controlli e i casi di revoca e decadenza» (cfr.
    articolo 21, comma 5);
    - ha abrogato l’articolo 20 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 60, a
    decorrere dal 1º gennaio 2017 (cfr. articolo 39);
    - ha dettato una specifica norma transitoria, stabilendo che i nuovi crediti
    d’imposta «continuano ad essere disciplinati, fino all’emanazione dei relativi decreti attuativi, dai decreti emanati ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 60, [...]» (così articolo 40).

    Il decreto interministeriale 15 marzo 2018, recante le “Disposizioni
    applicative dei crediti di imposta nel settore cinematografico e audiovisivo, di cui
    agli articoli 16, 17, comma 1, 18, 19 e 20, della legge 14 novembre 2016, n. 220”,
    ha stabilito, a sua volta, che:
    - i crediti sono utilizzabili esclusivamente in compensazione (ai sensi del
    citato articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997) «a decorrere dal giorno
    10 del mese successivo alla data in cui si considera maturato il diritto alla loro
    fruizione e, comunque, a condizione che siano state rispettate le procedure
    previste nel presente decreto» (cfr. articolo 3, comma 1), presentando il modello
    F24 esclusivamente tramite i servizi telematici offerti dall’Agenzia delle entrate;
    - l’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve
    eccedere l’importo concesso dalla Direzione Generale Cinema del Ministero dei
    beni e delle attività culturali e del turismo (cfr. articolo 3, commi 2 e 3);
    - va redatto un piano di utilizzo del credito da predisporre ai fini del
    riconoscimento dello stesso, ovvero l’indicazione della “suddivisione dell’utilizzo
    del credito d’imposta teorico spettante nell’esercizio finanziario in corso al
    momento del riconoscimento del credito spettante da parte della DG Cinema” e
    negli esercizi successivi (più precisamente, per i crediti d’imposta di cui agli
    articoli 17 e 18 della legge n. 220 del 2016, nei tre esercizi successivi) [(cfr.
    articoli 11, comma 1, lettera c) e 18, comma 1, lettera b)].
    Tutto ciò al fine di contrastare, per quanto possibile, attraverso
    l’indicazione puntuale dell’utilizzo del credito nei vari esercizi ed il costante
    monitoraggio sull’effettivo utilizzo dello stesso, ogni forma di mancato utilizzo del
    beneficio, al fine di garantire e tutelare l’Amministrazione finanziaria e gli altri
    aventi diritto.
    Tanto premesso, il comma 4 del citato articolo 21, riprodotto
    sostanzialmente dall’articolo 31 del decreto attuativo del 15 marzo 2018, prevede che i crediti d’imposta in esame possano essere ceduti dal beneficiario - nel
    rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 1260 e seguenti del codice civile, e
    previa adeguata dimostrazione del riconoscimento del diritto da parte del
    Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell’effettività del diritto
    al credito medesimo - a intermediari bancari, ivi incluso l’Istituto per il credito
    sportivo, finanziari e assicurativi sottoposti a vigilanza prudenziale.
    I cessionari possono utilizzare il credito solo in compensazione dei propri
    debiti d’imposta o contributivi, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n.
    241 del 1997, restando impregiudicati i poteri delle competenti amministrazioni
    relativi al controllo delle dichiarazioni dei redditi e all’accertamento e
    all’irrogazione delle sanzioni nei confronti del cedente.
    E’ evidente come, attraverso la previsione della cedibilità dei crediti
    d’imposta, il legislatore abbia riconosciuto agli operatori del settore
    cinematografico la possibilità di ottenere un’immediata monetizzazione degli
    stessi crediti che, oltre ad essere fondamentale ai fini dell’ottimizzazione dei flussi
    finanziari, rappresentata, in particolare per le piccole imprese e per le imprese del
    settore incapienti ai fini della compensazione, un valido sostegno economico per
    consentire l’inizio o il proseguimento dell’attività in un settore connotato da
    numerose criticità.
    Va aggiunto, in ogni caso, che i crediti d’imposta non possono essere ceduti
    a soggetti diversi da quelli espressamente indicati dalla norma (cfr. risposta n.
    66/E del 21 febbraio 2019).
    Nel caso di specie, tuttavia, l’istante ritiene di essere legittimato a cedere il
    credito d’imposta previsto dagli articoli 17 e 18 della legge n. 220 del 2016
    nell’ambito del consolidato fiscale cui partecipa, affinché la consolidante possa
    utilizzarlo in compensazione con l’IRES di gruppo.

    Per quanto concerne il consolidato fiscale, la relativa disciplina consente la determinazione in capo alla società o ente controllante di un’unica base imponibile
    costituita dalla somma algebrica degli imponibili di ciascuna impresa partecipante.

    Questa opportunità, tuttavia, non penalizza la possibilità di compensazione
    e di utilizzo dei crediti e delle eccedenze d’imposta che sono concessi alle imprese
    singolarmente considerate.
    Infatti, gli articoli 121 del Tuir e 7 del decreto ministeriale 1° marzo 2018
    (che ha abrogato e sostituito il precedente decreto attuativo del 9 giugno 2004)
    prevedono che ciascuna società partecipante al consolidato debba redigere e
    presentare secondo le modalità e i termini previsti dal decreto del Presidente della
    Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, la propria dichiarazione dei redditi - senza
    liquidazione della relativa imposta - comunicando alla società o ente controllante il
    proprio reddito complessivo, le ritenute subite, le detrazioni e i crediti d’imposta
    spettanti, compresi quelli compensabili ai sensi dell’articolo 17 del decreto
    legislativo n. 241 del 1997 e gli acconti autonomamente versati.
    Relativamente ai crediti d’imposta, l’articolo 7, comma 1, lettera b), del
    D.M. 1° marzo 2018 prevede che “ciascun soggetto può cedere, ai fini della
    compensazione con l’imposta sul reddito delle società dovuta dalla consolidante, i
    crediti utilizzabili in compensazione ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo 9
    luglio 1997, n. 241, nel limite previsto dall’art. 25 di tale decreto per l’importo
    non utilizzato dal medesimo soggetto (…)”.
    Il trasferimento dei crediti d’imposta è quindi consentito ai soli fini della
    compensazione con l’IRES del gruppo e per la parte non eventualmente utilizzata
    dalle singole società per l’assolvimento di altri tributi.
    Tutto ciò premesso, risulta evidente che, nel caso descritto dall’istante, non
    si è in presenza di una vera e propria cessione a terzi del credito d’imposta previsto
    dagli articoli 17 e 18 della legge n. 220 del 2016, ossia di un contratto tra un
    creditore (cedente) ed un soggetto terzo (cessionario) mediante il quale il primo
    trasferisce - a titolo oneroso o gratuito - al secondo il diritto di credito che vanta
    nei confronti del proprio debitore (ceduto).

    Si è in presenza, invece, del trasferimento del predetto credito d’imposta al
    consolidato fiscale cui partecipa la stessa società istante in qualità di consolidata,
    nell’ambito di un sistema di tassazione disegnato dal legislatore al fine di
    consentire la determinazione di un reddito imponibile unico e di abbattere l’IRES
    di gruppo anche attraverso l’utilizzo in compensazione ex articolo 17 del decreto
    legislativo n. 241 del 1997 dei crediti e delle eccedenza d’imposta trasferiti dalle
    imprese che vi aderiscono.
    Da ultimo, si evidenzia, che la soluzione appena prospettata risponde anche
    ad esigenze di carattere sistematico perché se si negasse alla società istante la
    possibilità di cedere il credito d’imposta in esame al consolidato verrebbe meno
    per la stessa la possibilità di utilizzarlo in compensazione ai fini IRES.
    Infatti, l’istante in quanto consolidata, non procede autonomamente alla
    liquidazione della propria imposta (IRES), spettando alla consolidante, ai sensi
    dell’articolo 122 del TUIR, il calcolo del “reddito complessivo globale risultante
    dalla somma algebrica dei redditi complessivi netti dichiarati da ciascuna delle
    società partecipanti al regime del consolidato” e la “liquidazione dell’imposta di
    gruppo” (i.e. dell’IRES di gruppo).
    Per tutte le ragioni sopra esposte, si ritiene che la [ALFA], già in sede di
    presentazione della prossima dichiarazione dei redditi (Modello Redditi di capitale
    2019), possa cedere al consolidato fiscale cui partecipa in qualità di consolidata i
    crediti d’imposta maturati ai sensi degli articoli 17 e 18 della legge n. 220 del 2016, per la parte eccedente non utilizzata in compensazione dei propri debiti fiscali e contributivi, affinché siano utilizzati dalla consolidante per la
    compensazione dell’IRES di gruppo.
    Resta, dunque, assorbito da quanto sopra chiarito il quesito posto in
    subordine in merito alla possibilità di ricorrere all’articolo 43-ter del dPR n. 602 del 1973.

    Per quanto concerne, inoltre, la possibilità di utilizzo da parte della
    consolidante dei crediti d’imposta in esame anche oltre il limite speciale di utilizzo di 250.000 euro (di cui all’articolo 1, comma 53, della legge n. 244 del 2007), nonché oltre il limite generale di 700.000 euro previsto dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (come modificato da ultimo, a decorrere dal 2014, dall’articolo 9 del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35), che a decorrere dal 1° gennaio 2001 disciplina il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997 (limite previsto “fino all’anno 2000” dall’articolo 25, comma 2, del medesimo decreto), torna applicabile quanto chiarito con la circolare n. 53/E del 20 dicembre
    2004, paragrafo 5.1, ossia che “nessun limite è stabilito per il trasferimento dei crediti d’imposta indicati nel quadro RU del Modello UNICO Società di Capitali, dal momento che l’importo complessivamente utilizzabile degli stessi è predeterminato e già stanziato sui singoli capitoli di spesa delle amministrazioni competenti a riconoscere il beneficio indicato (cfr. risoluzione 24 maggio 1999, n. 86)”.

    (Fonte: Agenzia delle Entrate).


    Pierfrancesco Viola




  • Argomento: Approfondimento


    Detrazione della maggior IVA


    Importante intervento dell'Agenziadelle Entrate in data 13 giugno us l'Agenzia ha pubblicato la Risposta n. 192/2019
    contenente lo "Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 detrazione della maggior IVA all’importazione accertata ai
    sensi dell’articolo 60, settimo comma del d.P.R. n. 633 del 1972".

    Con l’interpello su indicato è stato esposto il seguente

    QUESITO
    La [ALFA] (di seguito istante) ha esposto la questione qui sinteticamente
    riportata.
    L’istante, società residente in […] facente parte del gruppo […], svolge
    come attività principali il commercio, la vendita, l'importazione, l'esportazione e la distribuzione di […].

    In data […] è stata avviata nei suoi confronti dai militari della Guardia di
    Finanza una verifica fiscale per i periodi di imposta […]; ne è conseguito un avviso di pagamento, notificato in data […], con il quale l'Agenzia delle dogane e monopoli ha richiesto il pagamento di […] euro a titolo di maggiore IVA in dogana oltre interessi, in ragione di un contestato "uso strumentale del deposito
    IVA, teso semplicemente a ottenere un vantaggio fiscale derivante dal mancato
    pagamento dell'Iva all'importazione".
    Avverso il predetto avviso di pagamento, l’istante ha proposto dapprima
    ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale e, successivamente,
    avverso la sentenza sfavorevole di quest’ultima, appello alla Commissione
    tributaria regionale, la quale si è anch’essa pronunciata in senso sfavorevole
    Divisione Contribuenti
    ______________
    Settore coordinamento e programmazione
    Ufficio adempimenti e sanzioni

    all'istante con sentenza passata in giudicato il […] per decorso dei termini di impugnazione.

    L’istante, dopo essere risultato soccombente nel giudizio di primo grado, ha intrapreso, ai sensi dell’articolo 68 del decreto legislativo del 31 dicembre 1992, n. 546, il pagamento a titolo di riscossione provvisoria degli importi accertati dall’Agenzia delle dogane, aderendo ad un piano pluriennale di rateazione delle
    somme dovute a titolo di IVA all’importazione il quale è, tutt’ora, in corso di
    esecuzione.

    In merito, l’istante, in pendenza del giudizio di secondo grado, aveva già
    presentato interpello alla competente Direzione regionale […], al fine di chiarirese la maggior IVA all’importazione pagata a titolo di riscossione provvisoria
    potesse essere detratta ai sensi dell’articolo 60, settimo comma del decreto del
    Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 633, ottenendo però parere
    negativo, stante l’assenza, al momento, di un accertamento divenuto definitivo.
    Divenuta definitiva la pretesa tributaria di cui all’avviso di pagamento in
    esame in ragione del passaggio in giudicato della relativa sentenza, l’istante chiede
    chiarimenti in merito alla corretta applicazione dell'articolo 60, settimo comma,
    del d.P.R. n. 633 del 1972, per l'esercizio del diritto di detrazione della maggiore
    imposta accertata.
    In particolare, chiede conferma dell’esatta individuazione del dies a quo per
    l’esercizio della detrazione della maggior IVA all’importazione definitivamente
    accertata nonché degli adempimenti formali prodromici all’esercizio del diritto
    alla detrazione.
    Con riferimento ai pagamenti effettuati entro il 2018, l’istante chiede,
    infine, se sia possibile esercitare il diritto alla detrazione dell'IVA mediante la
    dichiarazione annuale relativa al 2018 e, in particolare, tramite la presentazione di
    una dichiarazione IVA integrativa a favore per il 2018, ai sensi dell'articolo 8,
    comma 6-bis, del decreto del Presidente della Repubblica del 22 luglio 1998, n.
    322.


    SOLUZIONE INTERPRETATIVA DELL’ISTANTE
    In sintesi, l’istante ritiene di potere esercitare il diritto alla detrazione della maggior IVA all’importazione accertata ai sensi dell’articolo 60, settimo comma del d.P.R. n. 633 del 1972, essendo divenuta definitiva, con il passaggio in giudicato della relativa sentenza, la pretesa tributaria di cui all’avviso di pagamento impugnato.

    In merito all’individuazione del dies a quo per l’esercizio della detrazione,
    l’istante ritiene che:
    - in relazione alla somme già pagate in base al piano di rateazione, il
    termine biennale stabilito dal citato articolo 60 per l'esercizio del diritto
    alla detrazione della maggiore imposta accertata decorre dal passaggio
    in giudicato della sentenza che rende definitivo l'avviso di accertamento;
    - per le somme pagate successivamente al passaggio in giudicato della
    predetta sentenza, il termine biennale di detrazione decorre dalla data
    del pagamento degli importi oggetto di rateazione.

    In relazione agli adempimenti formali funzionali all’esercizio del diritto alla detrazione, l’istante ritiene di dover predisporre un documento interno, da registrare ai sensi dell'articolo 25 del d.P.R. n. 633 del 1972, recante il riferimento
    all'avviso di accertamento, alla sentenza passata in giudicato e alle ricevute di
    versamento.
    Con riferimento ai pagamenti effettuati entro il 2018, l’istante assume sia
    possibile esercitare il diritto alla detrazione dell'IVA mediante la dichiarazione
    annuale relativa al 2018 e, in particolare, tramite la presentazione di una
    dichiarazione IVA integrativa a favore per il 2018, ai sensi dell'articolo 8, comma
    6-bis, del decreto del Presidente della Repubblica del 22 luglio 1998, n. 322.
    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
    L’articolo 60, settimo comma, del d.P.R. 633 del 1972, dopo la modifica
    introdotta con il decreto-legge del 24 gennaio 2012 n. 1, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, prevede che “Il contribuente ha
    diritto di rivalersi dell'imposta o della maggiore imposta relativa ad avvisi di accertamento o rettifica nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei
    servizi soltanto a seguito del pagamento dell'imposta o della maggiore imposta,
    delle sanzioni e degli interessi. In tal caso, il cessionario o il committente può
    esercitare il diritto alla detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al
    secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l'imposta o la maggiore
    imposta addebitata in via di rivalsa ed alle condizioni esistenti al momento di
    effettuazione della originaria operazione”.
    Come già chiarito con la risposta n. 176, pubblicata il 31 maggio 2019, la
    norma consente l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a
    condizione che il cedente/prestatore abbia definitivamente corrisposto le somme
    dovute all’erario. Essa mira a ripristinare, anche nelle ipotesi di accertamento, la
    neutralità garantita dal meccanismo della rivalsa e dal diritto di detrazione
    consentendo il normale funzionamento dell’IVA, la quale deve, per sua natura,
    colpire i consumatori finali e non gli operatori economici.
    Ciò premesso, con la circolare n. 35/E del 17 dicembre 2013 l’Agenzia
    delle entrate, nel rispondere ad una serie di quesiti in ordine all'operatività del
    citato articolo 60, settimo comma, proprio sul tema, che qui interessa, della
    “Detrazione dell'IVA liquidata in sede di accertamento di revisione dell'ufficio
    doganale”, ha avuto modo di chiarire come la norma in esame, sebbene formulata
    con riferimento alle ordinarie modalità di funzionamento del tributo, in cui
    l'esercizio della detrazione da parte del cessionario o del committente ha luogo a
    seguito della rivalsa operata in fattura dal cedente o dal prestatore, trova
    applicazione anche nelle ipotesi in cui l'imposta relativa agli acquisti non è
    addebitata al cessionario/committente in via di rivalsa ma è versata direttamente da
    quest'ultimo, come avviene nelle importazioni. In tali casi, il diritto alla detrazione
    deve essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno
    successivo a quello in cui l'importatore, debitore d'imposta, ha provveduto al
    pagamento dell'imposta, della maggiore imposta, delle sanzioni e degli interessi e cioè “di quanto dovuto sulla base di un accertamento resosi definitivo” (cfr risposta. 3.2).

    Si evidenzia, per quel che qui interessa, che un atto può rendersi definitivo,
    tra l’altro, “a seguito del passaggio in giudicato della sentenza, nell'ipotesi di
    contestazione, in sede giudiziale, della pretesa dell'amministrazione finanziaria”
    (risposta 2.1).
    Nel caso di specie, essendo divenuta definitiva, con il passaggio in
    giudicato della relativa sentenza, la pretesa tributaria di cui all’avviso di
    pagamento impugnato, si ritiene che l’istante possa esercitare il diritto alla
    detrazione della maggior IVA all’importazione accertata ai sensi dell’articolo 60,
    settimo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, sia con riguardo alle somme pagate, in
    base al piano di rateazione, a titolo di riscossione provvisoria in pendenza del
    giudizio, che infatti diventano detraibili “laddove, in esito al giudizio,
    l'accertamento si consolidi, con conseguente acquisizione a titolo definitivo, da
    parte dell'Erario” (risposta 2.2), sia in relazione alle somme pagate
    successivamente al passaggio in giudicato della predetta sentenza.
    Per queste ultime, trattandosi di pagamento rateale dell'imposta
    definitivamente accertata, il diritto alla detrazione dell'IVA può essere esercitato
    progressivamente in relazione al pagamento delle singole rate (risposta 2.3).
    In merito al quesito afferente all’individuazione del dies a quo per
    l’esercizio della detrazione, si conviene con l’istante che, in relazione alla somme
    già pagate in pendenza del giudizio, il termine biennale stabilito dal citato articolo
    60 per l'esercizio del diritto alla detrazione della maggiore imposta accertata
    decorra dal passaggio in giudicato della sentenza che rende definitivo l'avviso di
    accertamento; per le somme pagate invece successivamente alla intervenuta
    definitività del giudizio, il termine biennale di detrazione decorre dalla data del
    pagamento dei singoli importi in base al piano di rateazione.
    Con riguardo agli adempimenti prodromici all'esercizio della detrazione, la
    citata circolare 35, nella risposta 4.2, si sofferma, in modo specifico, su quelli da
    6
    svolgere nell'ipotesi, come quella in esame dell’importazione, di coincidenza tra
    debitore e creditore d'imposta.
    Al riguardo, il documento rileva come “Sebbene l'articolo 60, settimo
    comma, del DPR 26 ottobre 1972, n. 633 non preveda specifici oneri, si ritiene
    che il contribuente possa predisporre un documento (al quale allegare per
    completezza l'atto di accertamento e l'attestato di versamento), da registrare ai
    sensi dell'articolo 25 del DPR n. 633 del 1972, dal quale si evinca l'ammontare
    dell'imposta versata a seguito di accertamento, nonché il titolo giustificativo della
    detrazione d'imposta (art. 60, settimo comma del DPR n. 633 del 1972, estremi
    identificativi dell'accertamento). Tale documento non andrà annotato nel registro
    di cui all'art. 23 del DPR n. 633 del 1972 e, dunque, non concorrerà alla
    determinazione dell'Iva dovuta sulle operazioni attive in fase di liquidazione
    periodica o di dichiarazione annuale”.
    Si ritiene, in conclusione, di fornire risposta positiva al quesito, posto da
    ultimo dall’istante, afferente la possibilità di esercitare il diritto alla detrazione
    dell'IVA relativa all’anno 2018 anche tramite la presentazione di una dichiarazione
    IVA integrativa a favore, ai sensi dell'articolo 8, comma 6-bis, del d.P.R. n. 322
    del 1998, presentata successivamente alla scadenza del termine ordinario di
    presentazione della dichiarazione annuale IVA per il 2018. La circolare del 17
    gennaio 2018, n. 1, al par. 4 chiarisce infatti, in via generale, come “L'effettività
    del diritto alla detrazione dell'imposta e il principio di neutralità dell'IVA sono, in
    ogni caso, garantiti dall'istituto della dichiarazione integrativa di cui all'articolo
    8, comma 6-bis, del d.P.R. n. 322 del 1998 (c.d. dichiarazione integrativa a
    favore), con la quale, in linea generale, è possibile correggere errori od omissioni
    che hanno determinato l'indicazione di un maggiore imponibile, di un maggiore
    debito d'imposta o di una minore eccedenza detraibile. Così, il soggetto passivo
    cessionario/committente, che non abbia esercitato il diritto alla detrazione
    dell'IVA assolta sugli acquisti documentati nelle fatture ricevute nei termini
    anzidetti, può recuperare l'imposta presentando la menzionata dichiarazione
    integrativa di cui all'articolo 8, comma 6-bis, del d.P.R. n. 322 del 1998, non oltre i termini stabiliti dall'articolo 57 del d.P.R. n. 633 del 1972 (vale a dire entro il 31
    dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la
    dichiarazione)”.

    (Fonte: Agenzia delle Entrate).


    Giuseppe Formichella






Periodico a diffusione nazionale: “Lavoro e Post Mercato”
Registrazione Tribunale di Roma 3 agosto 2006 n. 332
Direttore Responsabile: Dott. Davide Dionisi
Sede legale: Via Rocca Imperiale, 70 - 00040 Roma (Roma)
Editore - "Terzo Settore Onlus" ass. -
Iscrizione Registro degli Operatori della Comunicazione (R.O.C.) al n° 15138/2007
Stampato telematicamente dall'Editore presso la propria sede legale
sita in Roma: via Rocca Imperiale, 70
Host-Provider: Aruba S.p.A. P.za Garibaldi, 8 - 52010 Soci (AR) Aut. Min. Com. n. 473
Avvisi legali