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martedi, 18 giugno 2019


Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro


Rivista n. 303 - del 01-06-2019

Sommario




  • Argomento: Formazione


    Ancora sulla rivalsa da accertamento ex art. 60 , co 7, DPR n.633/1973

    Importanti novità in tema di rivalsa da accertamento (art.60 co. 7 DPR n.63371972) è stata pubblicata dalla Agenzia delle Entrate la Risposta n. 176 del 31 maggio 2019 avente ad oggetto: " Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n.
    212 – Rivalsa da accertamento ai sensi dell’articolo 60, settimo
    comma, del d.P.R. 26 ottobre, 1972 n. 633".

    In particolare con l’interpello specificato appena richiamato è stato esposto il seguente:

    QUESITO

    La società [ALFA] (di seguito istante) ha esposto la questione qui
    sinteticamente riportata.
    L’istante è una società […] attiva nel settore della progettazione e
    realizzazione di impianti energetici.
    In data […], l’Agenzia delle entrate […] ha notificato all’istante un invito a
    comparire per l’attivazione del procedimento di accertamento con adesione in
    relazione ad una contestazione formulata ai fini IVA per l’anno […].
    L’invito fa seguito ad un processo verbale di constatazione redatto in data
    […] dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli […] nei confronti dell’istante, in relazione ad una operazione di vendita senza applicazione dell’IVA verso [BETA], società oggi estinta ma all’epoca residente in […], di […], stoccata in Italia presso
    il porto di […] e successivamente esportata (ad opera di [BETA]) in […],
    all’indirizzo di una società ivi residente alla quale era stata medio tempore rivenduta.
    In sede di verifica si è ritenuto che la cessione intervenuta tra l’istante e
    [BETA] avrebbe dovuto essere ordinariamente assoggettata a IVA, poiché relativa
    alla cessione di un bene situato in Italia.

    Divisione Contribuenti

    In sede di contraddittorio il […], in linea con la predetta posizione, avrebbe
    evidenziato come l’operazione in esame non sarebbe riconducibile, così come
    asserito dall’istante, a una “cessione all’esportazione indiretta”, non imponibile ai sensi della vigente normativa, bensì integrerebbe un’operazione di cessione
    “interna”, da assoggettare a IVA secondo le disposizioni ordinarie.

    Non essendo stato raggiunto un accordo in sede di tentativo di accertamento
    con adesione, l’istante è, allo stato, in attesa di ricevere la notifica del relativo avviso di accertamento.
    Ciò posto, l’istante chiede di conoscere se, in base alla normativa vigente,
    possa essergli riconosciuta la possibilità di portare in detrazione la maggiore imposta sul valore aggiunto che, in sede di acquiescenza o in altra sede, dovrà versare a titolo definitivo all’erario.

    Considerato che l’estinzione della cessionaria rende materialmente
    impossibile l’esercizio della rivalsa così come prevista dall’articolo 60, comma settimo, del decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre, 1972 n. 633, l’istante ritiene corretto emettere, dopo l’effettuazione del pagamento all’erario, una nota di variazione in diminuzione recante l’indicazione degli estremi dell’avviso di accertamento, da annotare nel registro IVA acquisti di cui all’articolo 25 del d.P.R. n. 633 del 1972, per computare l’imposta nell’ambito della prima liquidazione periodica.

    SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL
    CONTRIBUENTE

    L’istante ritiene che il diritto di portare in detrazione la maggiore imposta accertata, allorché la stessa verrà versata, a titolo definitivo, all’erario, possa essergli riconosciuto in applicazione dell’articolo 60, comma settimo, del d.P.R. n. 633 del 1972.

    La predetta disposizione ha il fine di garantire il rispetto del principio di
    neutralità nelle ipotesi di pagamento a titolo definitivo della maggiore IVA
    accertata, riconoscendo al cedente/prestatore, destinatario dell’avviso di accertamento, la possibilità di esercitarne la rivalsa e al cessionario/committente il
    diritto di detrarre l’imposta addebitatagli una volta pagata.
    Il predetto meccanismo di neutralità andrebbe, assume l’istante, garantito
    anche in casi particolari, come quello in esame, in cui l’intervenuta estinzione della cessionaria verso cui agire in rivalsa renda di fatto impossibile l’esercizio del
    diritto medesimo.

    A sostegno di tale assunto, l’istante richiama la circolare 17 dicembre 2013,
    n. 35/E, la quale al par. 3.5 affronta il tema della “Rivalsa e detrazione, a seguito di fusione per incorporazione, dell'IVA accertata nei confronti della società incorporata e relativa a prestazioni di servizi rese alla società incorporante”.

    Al quesito se la società incorporante che abbia versato l'IVA accertata nei confronti della società incorporata, relativa ad operazioni rese nei suoi stessi confronti, possa esercitare il diritto alla detrazione, il documento di prassi risponde in senso positivo.

    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

    L’articolo 60, comma settimo, del d.P.R. 633 del 1972, dopo la modifica
    introdotta con il decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, prevede che “Il contribuente ha diritto di rivalersi dell'imposta o della maggiore imposta relativa ad avvisi di accertamento o rettifica nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei
    servizi soltanto a seguito del pagamento dell'imposta o della maggiore imposta,
    delle sanzioni e degli interessi. In tal caso, il cessionario o il committente può esercitare il diritto alla detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l'imposta o la maggiore
    imposta addebitata in via di rivalsa ed alle condizioni esistenti al momento di
    effettuazione della originaria operazione”.

    La norma consente l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a condizione che il cedente/prestatore abbia definitivamente corrisposto le somme dovute all’erario. Essa mira a ripristinare, anche nelle ipotesi di accertamento, la neutralità garantita dal meccanismo della rivalsa e dal diritto di detrazione consentendo il normale funzionamento dell’IVA, la quale deve, per sua natura, colpire i consumatori finali e non gli operatori economici.

    Ciò premesso in via generale, giova evidenziare come la rivalsa a seguito di
    accertamento si differenzia, tuttavia, da quella ordinariamente prevista in quanto ha carattere facoltativo, si colloca temporalmente in epoca successiva all’effettuazione dell’operazione e presuppone l’avvenuto versamento definitivo della maggiore IVA accertata da parte del cedente/prestatore.

    Affinché la neutralità sia effettivamente ripristinabile, con la circolare n. 35/E del 2013, è stato chiarito che il diritto di rivalsa è ammesso a condizione che
    l’accertamento abbia consentito l’individuazione esatta della società cessionaria e la riferibilità dell’IVA accertata alle operazioni di cessione effettuate.

    Tuttavia, va rilevato che, anche in presenza di tutte le condizioni necessarie a rendere il diritto
    potenzialmente esistente (definitività dell’accertamento, effettuazione dei
    versamenti dovuti, individuazione del cessionario e riferibilità dell’IVA alle
    operazioni), la rivalsa, pur astrattamente configurabile, potrebbe non essere più esercitabile.

    Con la risposta all’interpello n. 84 pubblicato il 26 novembre 2018,
    l’Agenzia ha chiarito come, pur ricorrendo le condizioni sopra indicate, la rivalsa
    risulta preclusa a far data dalla cancellazione della società cessionaria dal registro delle imprese ai sensi dell’articolo 2495 c.c. che ha comportato l’estinzione societaria definitiva.

    Nella citata risposta, si evidenzia come ciò discenda dalla natura privatistica
    della rivalsa di cui all’articolo 60, comma settimo, e dal fatto che la stessa inerisca non al rapporto tributario ma ai rapporti interni tra contribuenti.

    D’altronde, in caso di mancato pagamento dell’IVA da parte dell’acquirente
    del bene o del servizio, l’unica possibilità consentita al fornitore per il recupero dell’IVA pagata all’erario ma non incassata è quella di adire l’ordinaria giurisdizione civilistica.

    L’estinzione del cessionario/committente, pertanto, fa sì che il diritto di rivalsa, pur astrattamente riconosciuto, debba ritenersi in tali ipotesi non
    esercitabile.

    (Fonte: Agenzia delle Entrate).


    Rita Schiarea




  • Argomento: Formazione


    Definizione agevolata delle irregolarità formali - Articolo 9 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Chiarimenti. (Seconda parte).

    Segue: dalla Rivista n. 302.

    Diversamente, nell’ipotesi in cui non vi siano componenti positivi di reddito direttamente afferenti a componenti negativi relativi a operazioni inesistenti, ovvero nel caso in cui questi ultimi siano di ammontare superiore ai correlati componenti positivi, l’indeducibilità dei suddetti componenti negativi o della quota di questi ultimi eccedente i correlati componenti positivi, determina invece l’applicazione delle ordinarie sanzioni per infedele dichiarazione (cfr. circolare n. 32/E, del 3 agosto 2012, paragrafo 3.1). Le due fattispecie, seppur punite con sanzioni di diversa misura - perché nella prima ipotesi l’utilizzo di fatture false è privo di effetti sull’imposta dovuta dal contribuente - costituiscono entrambe violazioni sostanziali, atteso il nocumento che recano all’erario e l’elevato disvalore giuridico che le accomuna, e in quanto tali non sono definibili ai sensi dell’articolo 9;
     le irregolarità consistenti nella mancata emissione di fatture, ricevute e scontrini fiscali, quando hanno inciso sulla corretta determinazione e liquidazione del tributo;
     l’omesso esercizio delle opzioni che devono essere comunicate con la dichiarazione dei redditi da presentare nel corso del primo periodo di applicazione del regime opzionale, sanabile mediante l’istituto della remissione in bonis di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44 (cfr. articolo 7-quater del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, inserito dalla legge di conversione 1° dicembre 2016, n. 225, ad esempio l’opzione per il consolidato nazionale ovvero l’opzione per la cedolare secca);
     l’omessa o irregolare presentazione delle liquidazioni periodiche IVA quando la violazione ha avuto riflessi sul debito d’imposta.
    Infine, sono escluse dalla regolarizzazione di cui all’articolo 9 le seguenti violazioni, considerate le ricadute sostanziali in capo ai contribuenti cui si riferisce la dichiarazione:
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    • l’omessa trasmissione delle certificazioni uniche da parte dei sostituti (sanzionata in misura fissa - 100 euro a certificazione - con un massimo di 50.000 euro);
    • l’omessa trasmissione della dichiarazione da parte degli intermediari abilitati, di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322;
    • gli errori collegati al visto di conformità – (visto omesso o irregolare, visto apposto da un soggetto diverso da colui che ha presentato la dichiarazione annuale).
    Va considerato, infatti, che l’utilizzo in compensazione dei crediti in violazione dell'obbligo di apposizione del visto di conformità o della sottoscrizione da parte dei soggetti a ciò autorizzati, comporta il recupero dell'ammontare dei crediti utilizzati e dei relativi interessi, nonché l'irrogazione delle sanzioni di cui all’articolo 13, comma 4 del d.lgs. n. 471 del 1997 (cfr. l’articolo 1, comma 574, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificato dall’articolo 3, comma 1, lett. a) e b), del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge 21 giugno 2017, n. 96).
    4. Adempimenti dei contribuenti
    La regolarizzazione di cui all’articolo 9 è subordinata all’osservanza, da parte degli interessati, dei seguenti adempimenti:
    a) versamento delle somme dovute;
    b) rimozione, laddove possibile, delle irregolarità od omissioni.
    4.1. Versamento delle somme dovute
    Ai fini del perfezionamento della regolarizzazione, il contribuente è tenuto al versamento dell’importo di 200 euro per ciascun periodo d’imposta, suddiviso in due rate di pari importo, scadenti il 31 maggio 2019 e il 2 marzo 2020 ovvero - come precisato dal provvedimento - in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2019.
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    Il versamento deve essere eseguito con il modello di pagamento F24 indicando il periodo d’imposta cui il versamento è riferito e il codice tributo (PF99), secondo le modalità riportate nella risoluzione n. 37/E del 21 marzo 2019.
    Non si applica la compensazione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
    Nel caso in cui il versamento si riferisca a violazioni poste in essere da società incorporate o fuse, nel modello di pagamento unificato è necessario riportare i dati identificativi della società incorporata o fusa, mentre la partita IVA e il codice fiscale sono quelli della società incorporante o risultante dalla fusione (codice 74 - soggetto risultante dall’operazione straordinaria).
    4.2. Periodi d’imposta
    Come già detto, possono essere oggetto di definizione le irregolarità, infrazioni o inosservanze, commesse in annualità per le quali non è ancora decorso il termine di decadenza alla data del 24 ottobre 2018, ovvero contenute in atti o procedimenti pendenti alla data del 19 dicembre 2018 e non ancora divenuti definitivi alla data del versamento della prima rata della somma dovuta per la regolarizzazione.
    Nel modello F24 il contribuente deve indicare il/i periodo/i d’imposta che intende definire, avendo presente che può scegliere quali e quanti periodi regolarizzare. In particolare, con riferimento alle violazioni commesse in sede di dichiarazione annuale occorre fare riferimento al periodo d’imposta cui la dichiarazione si riferisce e non anche all’anno di presentazione della stessa.
    Così, ad esempio, nel caso di errore commesso in sede di presentazione della dichiarazione annuale ai fini delle imposte dirette 2017, relativa al periodo d’imposta 2016, nel modello F24 va indicato il periodo d’imposta 2016.
    Quando, invece, l’irregolarità o l’omissione non è riferibile ad alcun periodo d’imposta, occorre fare riferimento all’anno solare in cui la stessa è stata commessa. Ciò accade con specifico riferimento alle violazioni commesse dai
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    sostituti, intermediari o altri soggetti tenuti all’invio di comunicazioni o dichiarazioni per conto di altri soggetti.
    Così, ad esempio, l’errato invio dei dati all’anagrafe tributaria da parte delle banche, di Poste italiane Spa o degli intermediari finanziari, ai sensi dell’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, può essere regolarizzato indicando nel modello F24 l’anno solare in cui sono stati trasmessi i dati errati.
    Quando, poi, il contribuente ha un periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, la regolarizzazione produce effetti - ai fini delle imposte dirette, delle relative addizionali e dell’IRAP - unicamente per le violazioni che si riferiscono al periodo d’imposta che ha termine nell’anno solare indicato nel modello F24.
    A titolo esemplificativo, il contribuente che intende definire le violazioni commesse nel corso del periodo d’imposta che va dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016 deve indicare nel modello F24 il 2016. Tale versamento ha effetto anche per tutte le altre violazioni commesse nell’anno 2016, diverse da quelle concernenti le imposte dirette, le relative addizionali e l’IRAP.
    Quando nello stesso anno solare si chiudono due o più periodi d’imposta e il contribuente intende definire le violazioni commesse in tutti i predetti periodi, è necessario versare i 200 euro per ciascuno periodo.
    4.3. La rimozione delle irregolarità od omissioni
    Il comma 3 dell’articolo 9 prevede che la regolarizzazione si perfeziona con il versamento delle somme dovute e la “rimozione delle irregolarità od omissioni”. La rimozione va effettuata, al più tardi, entro il 2 marzo 2020.
    Ne deriva, in generale, l’obbligo di rimuovere - per ciascun periodo d’imposta - tutte le irregolarità, infrazioni o inosservanze compiute, al più tardi, entro il termine di versamento della seconda rata.
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    Tuttavia, il provvedimento, nel caso in cui il contribuente non abbia rimosso tutte le irregolarità commesse, consente, in presenza di un giustificato motivo, di provvedervi entro trenta giorni dalla ricezione di invito da parte dell’Agenzia delle entrate (ad esempio, mediante una lettera di compliance). Tale circostanza potrebbe verificarsi, ad esempio, quando il contribuente, pur applicando la diligenza del buon padre di famiglia, non riesca ad individuare tutte le violazioni formali commesse, le quali, in tutto o in parte, potrebbero non essere di immediata percezione, anche in ragione della mancanza di effetti sostanziali sui tributi cui si riferiscono. In tale evenienza, affinché la definizione possa ritenersi perfezionata occorre necessariamente rimuovere la violazione entro il 2 marzo 2020, ovvero entro 30 giorni dall’invito dell’ufficio.
    Così, ad esempio, se il contribuente riceve una lettera di compliance il 5 luglio 2019 con la segnalazione di una violazione formale relativa al periodo d’imposta 2017, la stessa può essere rimossa al più tardi entro il 2 marzo 2020, purché entro il 31 maggio 2019 abbia già provveduto al versamento della prima o unica rata per il medesimo periodo d’imposta. Se, invece, la medesima lettera viene ricevuta il 28 febbraio 2020, il contribuente ha a disposizione 30 giorni per rimuovere la violazione purché il versamento dei 200 euro per il 2017 sia stato effettuato in tutto o in parte nel termine sopra richiamato.
    Ovviamente tale incertezza non può verificarsi quando le irregolarità od omissioni sono già state constatate o contestate dall’ufficio.
    Il provvedimento ha, tuttavia, disposto che la mancata rimozione - spontanea o su invito - di tutte le irregolarità, non pregiudica il perfezionamento della definizione in riferimento alle altre violazioni correttamente regolarizzate all’interno del medesimo periodo d’imposta.
    Il provvedimento ha contemplato, altresì, l’ipotesi in cui la rimozione delle irregolarità o delle omissioni non sia necessaria. Trattasi dei casi in cui è la stessa norma sanzionatoria a disporre la sola applicazione della sanzione.
    Rientra nell’ipotesi in parola, ad esempio:
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    - la violazione del principio di competenza che non ha prodotto effetti sull’imposta complessivamente dovuta per i due periodi d’imposta di riferimento;
    - a partire dal 1° gennaio 2018, l’addebito al cessionario o al committente di un’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella effettiva, purché l’imposta stessa sia stata assolta; in tale ipotesi il cessionario che ha detratto l’imposta riportata in fattura è punibile con una sanzione in misura fissa, ai sensi dell’articolo 6, comma 6, secondo periodo, del d.lgs. n. 471 del 1997 e conserva il diritto a detrazione. Pertanto la violazione può essere rimossa con il versamento dei 200 euro senza necessità di rimuovere anche l’errore;
    - le violazioni in materia di inversione contabile, sanzionate ai commi 9-bis.1 e 9-bis.2 del citato articolo 6, sempre che la violazione non sia stata determinata da un intento di evasione o di frode e l’imposta sia stata effettivamente assolta;
    - l’omessa presentazione della liquidazione periodica ex articolo 21-bis del d.l. n. 78 del 2010, purché i dati siano confluiti nella dichiarazione IVA annuale.
    Non possono, invece, essere ricondotte nelle fattispecie sopra richiamate (irregolarità od omissioni per le quali non è più possibile o necessaria la rimozione) alcune violazioni formali la cui rimozione è comunque necessaria, quali, a titolo esemplificativo, ma non esaustivo:
    - l’omissione o irregolarità delle dichiarazioni di cui agli articoli 35, 35-ter e 74-quinquies del decreto IVA;
    Le informazioni rese con tali dichiarazioni sono, infatti, utili al corretto esercizio dell’attività di controllo e alla notifica degli atti tributari. Va da sé che la rimozione della violazione per mezzo della definizione in parola non produce alcun effetto ai fini della regolarità della notifica degli atti eseguita nelle more della correzione;
    - l’omessa restituzione dei questionari inviati dall’Agenzia o da altri soggetti autorizzati, ovvero la restituzione dei questionari con risposte incomplete o non veritiere;
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    - l’irregolare tenuta e conservazione delle scritture contabili.
    A tal riguardo, si osserva che, nel caso in cui nello stesso processo verbale siano state constatate, per lo stesso periodo d’imposta, sia violazioni sostanziali sia violazioni formali non collegate al tributo (ad esempio l’irregolare tenuta della contabilità od errori formali nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi), il contribuente ha facoltà di avvalersi della definizione agevolata di cui all’articolo 9 per le violazioni formali in autonomia rispetto alla definizione delle violazioni sostanziali ai sensi dell’articolo 1 del d.l. n. 119 del 2018. Ovviamente, nel caso in cui le violazioni, seppur formali, siano correlate al tributo oggetto del PVC, le stesse restano assorbite dalla definizione di cui all’articolo 1 del d.l. n. 119 del 2018, non dovendo essere definite autonomamente;
    - l’omessa, irregolare o incompleta presentazione degli elenchi Intrastat;
    - l’omessa o irregolare presentazione delle comunicazioni di cui all’ articolo21 del d.l. n. 78 del 2010;
    - l’omessa comunicazione riguardante la proroga dei contratti di locazione per i quali si è optato per la cedolare secca.
    Il contribuente che ha omesso la presentazione della comunicazione di proroga del contratto di locazione, prevista dall’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, per fruire dell’imposta sostitutiva sui canoni di locazione a titolo di “cedolare secca” è tenuto a sanare l’omissione;
    - l’omessa iscrizione al VIES.
    Sebbene la Corte di Giustizia UE con sentenza relativa alla causa C-21/16, depositata il 9 febbraio 2017, abbia confermato un orientamento ormai costante secondo cui la mancata iscrizione al VIES da parte del soggetto acquirente non preclude la possibilità di applicare il regime di esenzione IVA previsto per le cessioni intracomunitarie, non costituendo una condizione essenziale per poter beneficiare del regime di non imponibilità, né dalla direttiva IVA, né secondo la giurisprudenza della Corte UE, l’omissione va
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    comunque sanata per consentire alle controparti commerciali di poter effettuare le opportune verifiche.
    5. Perfezionamento della regolarizzazione
    La regolarizzazione permette al contribuente di sanare tutte le inosservanze e le irregolarità commesse nello stesso periodo d’imposta, sia nell’ipotesi in cui la violazione non sia stata ancora rilevata, sia nell’ipotesi in cui essa sia stata rilevata in un processo verbale di constatazione o sanzionata in un atto di contestazione o di irrogazione sanzioni, sempre che il rapporto non si sia già esaurito.
    Il provvedimento (paragrafo 2.9) prevede che nei casi di mancato perfezionamento della regolarizzazione - ipotesi che ricorre, ad esempio, nei casi di parziale pagamento delle somme dovute per definire ciascun periodo d’imposta - il contribuente non ha diritto al rimborso delle somme versate. Il successivo paragrafo 2.10 dispone, altresì, che il perfezionamento della definizione non dà luogo alla restituzione di quanto versato ad altro titolo per violazioni formali, salvo che la restituzione avvenga in esecuzione di una pronuncia giurisdizionale o di un provvedimento di autotutela relativi all’atto di irrogazione della sanzione definito.
    6. La regolarizzazione delle violazioni formali in presenza di processi verbali di constatazione e nell’ipotesi di controversia tributaria pendente
    La formulazione dell’articolo 9 consente di definire le irregolarità, infrazioni o inosservanze anche se già constatate o sanzionate, purché la sanzione non sia già divenuta definitiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione. In particolare, come chiarito al punto 1.3.3 del provvedimento, la definizione delle violazioni è consentita purché le stesse non siano già state definite con altre forme di definizione agevolata antecedentemente al versamento della prima rata di quanto dovuto ai sensi dell’articolo 9.
    L’articolo 9 consente, quindi, di definire le irregolarità, infrazioni o inosservanze di natura formale anche se oggetto di controversia tributaria pendente e, quindi, definibili, in alternativa, ai sensi dell’articolo 6 del d.l. n. 119 del 2018.
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    Va da sé che nelle ipotesi di controversie aventi ad oggetto atti che contestano violazioni commesse ai sensi dell’articolo 7-bis del d.lgs. n. 241 del 1997, sia per tardiva trasmissione delle dichiarazioni (violazioni formali) sia per omessa trasmissione (violazioni sostanziali), la sanatoria di cui all’articolo 9 è consentita solo per le violazioni formali, dovendosi ricorrere alla definizione di cui all’articolo 6 per sanare le violazioni sostanziali.
    Nel caso di adesione alla definizione di cui all’articolo 9 in pendenza di causa, il contribuente dovrà comunicare la rinuncia al giudizio a seguito del perfezionamento della definizione.
    7. Proroga dei termini di decadenza
    In deroga all’articolo 3 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge 27 luglio 2000, n. 212), il comma 6 dell’articolo 9 del decreto stabilisce, con riferimento alle violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015, oggetto dei processi verbali di constatazione, che i termini di decadenza per la notifica dell’atto di contestazione ovvero dell’atto di irrogazione sanzione, di cui all’articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, sono prorogati di due anni.
    Il legislatore ha, quindi, inteso introdurre la proroga di due anni dei termini di decadenza dell’attività sanzionatoria con riferimento alle violazioni formali constatate in un processo verbale, commesse fino al 31 dicembre 2015. Ciò significa che presupposto di operatività della proroga è la semplice presenza di violazioni formali constatate in un processo verbale rientrante nell’ambito di applicazione dell’articolo 9, prescindendo dalla circostanza che il contribuente destinatario dell’attività di verifica si sia avvalso della definizione agevolata del verbale e indipendentemente dal perfezionamento o meno della stessa.
    (Fonte: Agenzia delle Entrate).


    Pierfrancesco Viola




  • Argomento: Evoluzione normativa


    Linee guida per la valutazione di impatto sanitario (VIS)".

    Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.126 del 31 maggio 2019 il Decreto Ministeriale (DM SALUTE)27 marzo 2019 "Linee guida per la valutazione di impatto sanitario (VIS)".

    Il predetto Decreto strutturato in quattro articoli dispone all'articolo 1

    "Adozione Linee guida per la valutazione di impatto sanitario - VIS" che :


    1. Sono adottate le linee guida concernenti "Valutazione di impatto
    sanitario (VIS)", di cui all'articolo 5, comma 1, lettera b-bis), del
    decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni
    e integrazioni, di cui all'allegato 1, che costituisce parte
    integrante del presente decreto.
    2. Le Linee guida di cui al comma 1 sono un aggiornamento sia di
    quanto pubblicato nel "Rapporto Istisan 17/4" dell'Istituto superiore
    di sanita', sia di quanto prodotto nel progetto "CCM - Valutazione di
    Impatto sulla Salute Linee Guida e strumenti per valutatori e
    proponenti - t4HIA" del Centro nazionale per la prevenzione e il
    controllo delle malattie del Ministero della salute;

    all'articolo 2 Disposizioni finanziarie

    che: " 1. Dall'attuazione delle indicazioni contenute nelle Linee guida
    allegate al presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori
    oneri a carico della finanza pubblica";

    all'articolo 3 Disposizioni transitorie
    che: " 1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ai
    procedimenti relativi ai progetti di cui all'articolo 23, comma 2,
    del decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, le cui istanze
    sono presentate dopo la data di entrata in vigore del presente
    decreto";

    all'articolo 4 Disposizioni finali
    che: "1. Il presente decreto entra in vigore il sessantesimo giorno
    successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale
    della Repubblica italiana...".

    (Fonte: Gazzetta Ufficiale).


    La Redazione (R.S.)




  • Argomento: Approfondimento


    Prime riflessioni sulle elezioni europee in Italia tra Antropologia e Politica.

    Non risulta essere d'interesse per chi scrive su questa rivista esprimere un giudizio fazioso (positivo o negativo) su questo o quel partito politico, su questo o quel leader nell'approccio manicheo che tanta fortuna riscuote ai nostri giorni anche tra le testate più tecniche, si verrebbe meno agli obiettivi perseguiti dal nostro periodico.

    Ciò che interessa rilevare sono invece due evidenze assolutamente inattese:

    innanzitutto una disaffezione preoccupante e crescente di quasi metà dell'elettorato, in controtendenza con gli Stati più prossimi, nonostante la presenza di un movimento importante rappresentativo di cittadini comuni; di seguito, un'autentica sorpresa, l'improvviso interesse della politica così come intesa dai cittadini del fattore religioso, Cristiano in particolare provocato dall'incendio di Notre Dame e dai riferimenti religiosi di uno dei leader italiani al punto da divenire un autentico caso antropologico.

    Il riferimento religioso che dagli anni 70 era diventato un elemento non rilevante ed anzi da nascondere per un pregiudizio modernista, condiviso anche dalla parte più progressista del ceto clericale, improvvisamente diventa elemento strategico. E quel che più ha sorpreso gli esperti di comunicazione, di successo.

    Il bisogno di Sacro che tutti pensavano definitivamente cancellato dal cuore e dall'intelletto dell'Uomo ricompare con prepotenza, segno della falsità dell'assunto nichilista del "Dio è Morto!".

    E così è avvenuto che mentre qualcuno inseguendo i dettami dei Comunicatori e degli Influencer più famosi abbandonava ogni riferimento al sacro e perseguiva il linguaggio e le ideologie della politica più faziosa, snaturando l'essenza stessa della propria istituzione; altri, raccogliendo ciò che gli altri avevano scartato, hanno dimostrato ciò che appariva antropologicamente improbabile: il riscatto del valore e dell'attualità di un linguaggio e di un desiderio di Sacro di cui non solo non ci si vergogna ad esternare , ma che diventa di nuovo elemento catalizzante e distintivo dopo quasi 50 anni di egemonia culturale laicista .

    Abbiamo assistito, in particolare, al pubblico ludibrio del Popolo di Verona (e dei suoi valori) minacciato ed insultato con violenza non comune in ogni modo dai Migliori, da quelli che si presentavano rampanti, dotti e intelligenti, che, in una parola, ragionano con la testa non con la pancia; abbiamo assistito al silenziamento delle frange più fragili delle nostre periferie subito etichettate come fasciste da chi non esita due volte ad usare spranghe e violenza per chiudere la bocca a chi osa dissentire, abbiamo assistito pericolosamente muti alla chiusura di numerosissime pagine dei Social più famosi (a 15 giorni dalle votazioni europee ) su iniziativa di ong globaliste ai danni di followers in gran parte appartenenti ai partiti più popolari, abbiamo assistito al tentativo di rinviare a giudizio, mentre la nostra Giustizia è ultima in Europa per la lunghezza dei processi e non riesce a debellare le mafie nazionali ed internazionali (quest'ultime sempre più potenti), un vice presidente del Consiglio per un atto politico attuativo del programma elettorale ed addirittura accusato di sequestro di persona, abbiamo assistito alla santificazione di chi, da pubblico ufficiale, vantava la non applicazione di norme dello Stato in virtù di una soggettiva valutazione delle norme, abbiamo assistito ad un tentativo di condizionamento della campagna elettorale da parte di esponenti autorevoli di uno Stato straniero, addirittura con un blitz che ha minacciato la sicurezza degli abitanti di uno stabile in violazione dei provvedimenti espressi da organi della Repubblica italiana... Ebbene la risposta più chiara e meno prevedibile sia sul piano politico che antropologico è stata quella civile (senza blitz, minacce o "fatwa", ma con il voto democratico) di chi non vive nei salotti vellutati dei quartieri chic delle grandi città, non ha guardie del corpo, non ha due macchine (ma se è fortunato ha un vecchio ciclomotore) o la seconda casa, ma vive in piccoli spazi, sognando un alloggio popolare, nelle periferie e nelle città di confine e che si vede superato in Patria da chi molto spesso è entrato in Italia violando la legge, clandestinamente che ha voluto e saputo evidenziare la propria esistenza ed i propri valori in proporzioni e modalità che non credo sia siano state pienamente intese nemmeno da chi ne è risultato beneficiario.

    Un'Italia non rappresentata ed in alcun modo ascoltata dai grandi Giornali, dalle TV, dagli Opinion Leaders...ed anzi dileggiata... perfino da chi dovrebbe difenderla. Un'Italia di cittadini veri che credono ancora che Dio, Patria e Famiglia siano dei valori su cui fondare la propria vita senza per questo essere marchiati come fascisti o peggio , un'Italia fatta di cittadini che con orgoglio esibiscono i loro segni distintivi (nel rispetto della carta costituzionale del 1948) e la propria fragilità umana e non si vergognano di parlare di Dio per paura di non apparire moderni e progressisti. Questa è la mia personale valutazione dei risultati delle ultime votazioni. Nulla di più, poiché la grave crisi non cambia, non cambia la mancanza di una classe dirigente del livello di quella dell'ultimo dopoguerra, come non cambiano i numeri del Parlamento italiano e sostanzialmente neanche di quello europeo, ma neanche nulla di meno.


    Diego Piergrossi






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