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giovedi, 17 ottobre 2019


Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro


Rivista n. 302 - del 16-05-2019

Sommario




  • Argomento: Laboratorio sociale


    Il mestiere di cittadino: un Occidente a rischio di Democrazia, il caso Facebook che chiude pagine con 2.4 milioni di followers!

    Con il pretesto delle fake news, e grazie al consenso della proprietà di Facebook, si comincia a censurare internet ed a chiudere le pagine ritenute non in linea... Oggi tocca a chi osa pensare diversamente dal Pensiero pro Immigrazione e pro Unione Europea! Il messaggio è chiaro : potrà utilizzare Facebook e comunicare il proprio pensiero solo chi si allinea al Pensiero del proprietario di Facebook (a sua volta orientato dal Pensiero del Politicamente Corretto)!!! Anche se la volontà espressa democraticamente in libere elezioni dagli elettorati nazionali...esterna un pensiero diverso. Per il Sole 24 Ore (e per i fautori del Patto del Nazzareno- PD e Forza Italia - e partiti affini) è un buon indizio che la situazione sui social stia cambiando, per me e per tutti coloro che hanno avversato il ddl Fiano, la direttiva UE sul copyright ed il controllo censorio su Internet, è l'inizio della fine della comunicazione democratica introdotta dai social media - a vantaggio delle Elite finanziarie e dei mass media tradizionali il cui controllo è già saldamente nel potere delle solite note Oligarchie-. Chiunque abbia a cuore la libertà su internet (ma anche gli articoli 1 e 21 della Costituzione) , per qualunque partito simpatizzi, dovrebbe attivarsi per manifestare il proprio dissenso. Ma al momento non vedo nessun particolare disappunto!!! Nonostante i provvedimenti unilaterali di Facebook abbiano coinvolto più di 2 milioni e 400 mila utenti!!! Domani a chi toccherà???


    La Redazione (D.P.)




  • Argomento: Formazione


    Definizione agevolata delle irregolarità formali - Articolo 9 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Chiarimenti. (Prima parte).

    Importante novità in materia tributaria, è stata pubblicata in data 15 maggio 2019 la Circolare n.11/e/2019, rubricata: Definizione agevolata delle irregolarità formali - Articolo 9 del
    decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Chiarimenti".

    L’articolo 9 (Irregolarità formali) del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119
    (di seguito anche solo articolo 9), nel testo inserito dalla legge di conversione 17 dicembre 2018, n. 136, prevede la possibilità di definire “Le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti, di natura formale, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui
    redditi, dell’IVA e dell’IRAP e sul pagamento dei tributi, commesse fino al 24 ottobre 2018” con il pagamento di 200 euro per ciascun periodo d'imposta.
    La regolarizzazione sopra richiamata (di seguito “definizione agevolata”) è
    destinata sia alla vasta platea delle “partite IVA”, siano essi professionisti, ditte individuali, società di persone o di capitali, sia ai privati contribuenti che potrebbero aver commesso irregolarità formali nell’adempiere agli obblighi fiscali,
    sia infine ai soggetti tenuti, in base a specifiche disposizioni di legge, alla
    comunicazione di dati fiscalmente rilevanti.

    Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n.
    62274/2019 del 15 marzo 2019 (di seguito “provvedimento”) sono state disciplinate le modalità di attuazione della citata definizione agevolata.

    Con la risoluzione n. 37/E del 21 marzo 2019 è stato istituito il codice
    tributo da utilizzare per eseguire il versamento delle somme dovute.

    La circolare in esame fornisce chiarimenti sull’ambito e sulle modalità di applicazione della definizione agevolata.

    1. Ambito soggettivo
    Sotto il profilo soggettivo, l’articolo 9 e il provvedimento consentono a tutti
    i contribuenti, indipendentemente dall’attività svolta, dal regime contabile adottato e dalla natura giuridica, di regolarizzare infrazioni, inosservanze o omissioni aventi natura formale, commesse in materia di imposta sul valore aggiunto, di imposta sulle attività produttive, imposte dirette e relative addizionali, imposte sostitutive, ritenute alle fonte e crediti d’imposta.

    Possono, inoltre, avvalersi della regolarizzazione i sostituti d’imposta, gli intermediari e gli altri soggetti tenuti, ai sensi di specifiche disposizioni, alla comunicazione di dati riguardanti operazioni fiscalmente rilevanti.

    2. Ambito oggettivo
    Sotto il profilo oggettivo è possibile definire le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti di natura formale, commesse entro il 24 ottobre 2018, purché le stesse non rilevino sulla determinazione della base imponibile, sulla liquidazione e sul pagamento dell’imposta sul valore aggiunto,
    dell’imposta sulle attività produttive, delle imposte dirette e relative addizionali, delle imposte sostitutive, delle ritenute alle fonte e dei crediti d’imposta.

    Trattasi, tendenzialmente, di quelle violazioni per le quali il legislatore ha previsto sanzioni amministrative pecuniarie entro limiti minimi e massimi o in misura fissa, non essendoci un omesso, tardivo o errato versamento di un tributo sul quale riproporzionare la sanzione. Tale aspetto costituisce uno dei tratti che, generalmente, consente di distinguerle dalle cd “violazioni sostanziali”.

    Trattasi, in ogni caso, di inosservanze di formalità ed adempimenti suscettibili di ostacolare l’attività di controllo, anche solo in via potenziale; diversamente le stesse costituirebbero violazioni “meramente formali”, per le quali l’articolo 6 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, dispone, al comma 5- bis (introdotto dall’articolo 7, comma 1, lettera a), del decreto legislativo n. 32 del
    2001), la non punibilità, trattandosi di violazioni che non incidono sulla
    determinazione della base imponibile, dell’imposta, ovvero sul versamento del
    tributo e che non pregiudicano l’attività di controllo svolta dall’amministrazione finanziaria (cfr. circolare n. 77/E del 3 agosto 2001).

    A titolo esemplificativo, e non esaustivo, rientrano tra le violazioni
    definibili ai sensi dell’articolo 9:

    - la presentazione di dichiarazioni annuali redatte non conformemente ai
    modelli approvati (tra cui sono ricomprese le dichiarazioni presentate tramite un ufficio postale da parte dei contribuenti obbligati alla presentazione per via telematica), ovvero l’errata indicazione o l’incompletezza dei dati relativi al
    contribuente (cui si applica la sanzione di cui all’articolo 8, comma 1, del
    decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471);
    - l’omessa o irregolare presentazione delle comunicazioni dei dati delle fatture emesse e ricevute o delle liquidazioni periodiche IVA, di cui agli articoli 21 e 21-bis del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, dall’articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122 (cfr. l’articolo 11, commi 2-bis e 2-ter, del d.lgs. n. 471 del 1997). Invero, tale violazione può essere definita solo quando l’imposta risulta assolta e non anche quando la violazione ha avuto effetti sulla determinazione e sul pagamento dell’imposta;
    - l’omessa, irregolare o incompleta presentazione degli elenchi Intrastat, di cui all’articolo 50, commi 4 e 6, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993 n. 427 (cfr.
    l’articolo 11, comma 4, del d.lgs. n. 471 del 1997);

    - l’irregolare tenuta e conservazione delle scritture contabili, nei casi indicati al paragrafo 4.3 (cfr. l’articolo 9 del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - l’omessa restituzione dei questionari inviati dall’Agenzia o da altri soggetti
    autorizzati, ovvero la restituzione dei questionari con risposte incomplete o
    non veritiere (cfr. l’articolo 11, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 471 del
    1997);
    - l’omissione, incompletezza o inesattezza delle dichiarazioni d’inizio, o variazione dell’attività di cui all’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (di seguito decreto IVA), ovvero delle dichiarazioni di cui all’articolo 35-ter e all’articolo 74-quinquies dello stesso decreto (cfr. l’articolo 5, comma 6, del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - l’erronea compilazione della dichiarazione di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c) del decreto IVA che abbia determinato l’annullamento della
    dichiarazione precedentemente trasmessa invece della sua integrazione (cfr.
    l’articolo 11, comma 1, del d.lgs. n. 471 del 1997 e la risposta ad interpello n. 126 del 21 dicembre 2018);
    - l’anticipazione di ricavi o la posticipazione di costi in violazione del principio di competenza, sempre che la violazione non incida sull’imposta
    complessivamente dovuta nell’anno di riferimento (cfr. l’articolo 1, comma 4,
    del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - la tardiva trasmissione delle dichiarazioni da parte degli intermediari (cfr. l’articolo 7-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241);
    - le irregolarità od omissioni compiute dagli operatori finanziari (cfr. l’articolo 10 del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - l’omessa o tardiva comunicazione dei dati al sistema tessera sanitaria (cfr.
    l’articolo 3, comma 5-bis del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175);
    - l’omessa comunicazione della proroga o della risoluzione del contratto di
    locazione soggetto a cedolare secca (cfr. l’articolo 3, comma 3, ultimo periodo del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23);

    - la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e registrazione delle operazioni imponibili ai fini IVA, quando la violazione non ha inciso sulla
    corretta liquidazione del tributo (cfr. l’articolo 6, comma 1, del d.lgs. n. 471
    del 1997);
    - la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione
    delle operazioni non imponibili, esenti o non soggette ad IVA, quando la
    violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito (cfr.
    l’articolo 6, comma 2, del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - la detrazione dell’IVA, erroneamente applicata in misura superiore a quella
    effettivamente dovuta e assolta dal cedente o prestatore, in assenza di frode e limitatamente alle violazioni commesse a partire dal 1° gennaio 2018 (cfr. l’articolo 6, comma 6, del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - l’irregolare applicazione delle disposizioni concernenti l’inversione contabile, in assenza di frode (cfr. l’articolo 6, commi 9-bis, 9-bis1 e 9-bis2 del d.lgs. n. 471 del 1997). Invero, tale violazione può essere definita solo quando l’imposta risulta, ancorché irregolarmente, assolta e non anche quando la violazione ne ha comportato il mancato pagamento;
    - l’omessa o irregolare indicazione dei costi black list in dichiarazione (cfr.
    l’articolo 8, comma 3-bis, del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - l’omesso esercizio dell’opzione nella dichiarazione annuale, sempre che si sia
    tenuto un comportamento concludente conforme al regime contabile o fiscale
    scelto in conformità a quanto disposto dal decreto del Presidente della
    Repubblica 10 novembre 1997, n. 442, fatta salva l’eccezione di cui al
    successivo paragrafo 3 (cfr. l’articolo 8, comma 1, del d.lgs. n. 471 del 1997);
    - la mancata iscrizione al VIES (cfr. l’articolo 11 del d.lgs. n. 471 del 1997).

    3. Esclusioni
    Sono escluse dalla regolarizzazione di cui all’articolo 9 le violazioni
    sostanziali ossia quelle violazioni che incidono sulla determinazione
    dell’imponibile, dell’imposta o sul pagamento del tributo.

    Sono, altresì, escluse, per espressa previsione normativa, le infrazioni, le
    inosservanze e le omissioni afferenti:

    - ad ambiti impositivi diversi da quelli espressamente elencati (ad esempio,
    violazioni formali inerenti l’imposta di registro, l’imposta di successione,
    etc…);
    - ad atti divenuti definitivi alla data di entrata in vigore della legge di
    conversione del decreto-legge n. 119 del 2018 (19 dicembre 2018);
    - ad atti pendenti al 19 dicembre 2018 ma divenuti definitivi - a seguito di
    pronuncia giurisdizionale oppure per effetto di altre forme di definizione
    agevolata - anteriormente al versamento della prima rata dovuta per la
    regolarizzazione;
    - ad atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell’ambito
    della procedura di collaborazione volontaria di cui all’articolo 5-quater del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227 (c.d. voluntary disclosure), compresi gli atti
    emessi a seguito del mancato perfezionamento della procedura.

    L’esclusione in parola è riferita tanto alla procedura di “collaborazione
    volontaria” per il rientro dei capitali detenuti all’estero introdotta dalla
    legge 15 dicembre 2014, n. 186, quanto alla riapertura dei termini prevista
    dall’articolo 7 del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225. La definizione di cui
    all’articolo 9, inoltre, non può essere utilizzata per consentire l’emersione
    di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato. Per l’effetto non rientrano nella definizione le violazioni concernenti gli obblighi di monitoraggio fiscale (compilazione del quadro RW) e quelle concernenti l’IVIE e l’IVAFE.

    La regolarizzazione, inoltre, non può riguardare le violazioni aventi ad
    oggetto omessi o tardivi pagamenti di cui alle ipotesi previste dall’articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 e, più in generale, le tutte violazioni riferibili al tributo aventi natura sostanziale.

    Non può, quindi, essere definita:

     l’omessa presentazione del modello F24 a saldo zero, tenuto conto che lo
    stesso è necessario per assolvere all’obbligo di pagamento dei tributi e dei contributi, anche quando l’obbligazione è adempiuta mediante la
    compensazione del debito con crediti relativi a tributi diversi ovvero a
    contributi (ad esempio previdenziali, assistenziali, ecc.);
     la “tardiva” presentazione della garanzia fideiussoria nell’ambito della
    liquidazione IVA di gruppo (sanzionata in misura fissa, se il ritardo non è
    superiore a 90 giorni, ed in misura proporzionale quando il ritardo è oltre i 90 giorni), considerato che tale violazione è di fatto equiparata ad una tardiva compensazione; si ricorda, in questo senso, che è previsto anche il recupero degli interessi;
     l’acquisto di beni o servizi da parte del cessionario/committente senza che sia stata emessa fattura nei termini di legge o con emissione di fattura irregolare da parte del cedente/prestatore , punito con la sanzione di cui all’articolo 6,
    comma 8, del d.lgs. n. 471 del 1997. Sebbene, infatti, il responsabile del
    debito d'imposta sia il cedente/prestatore mentre il cessionario/committente è
    punito con la sanzione pari al cento per cento dell'IVA relativa all’acquisto
    non regolarizzato, tuttavia, non può dimenticarsi che, nel caso di definizione spontanea, per non incorrere nella irrogazione delle sanzioni, è la stessa norma a richiedere direttamente al cessionario/committente il pagamento
    dell'IVA. E' evidente, quindi, ai fini della rimozione della irregolarità, un
    collegamento con l'obbligo di pagamento del tributo che non consente di
    ricondurre detta violazione tra quelle alle quali si applica la definizione di cui all'articolo 9 (cfr. sentenza della Corte di cassazione 12 dicembre 2017, n.
    26513).

    Sono escluse, altresì:

     l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, anche senza debito d’imposta; l’omissione, infatti, ha pur sempre rilevanza sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte dirette o dell’IVA, anche quando in concreto non emerge un debito d’imposta;
     l’omessa presentazione dei modelli per la comunicazione degli studi di
    settore, ovvero la dichiarazione di cause di inapplicabilità o esclusione
    insussistenti, in quanto tali comportamenti non risultano solo di ostacolo all’attività di controllo, ma rilevano anche ai fini della determinazione della base imponibile. L’articolo 39, comma 2, lettera d-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, consente, infatti, all’amministrazione di accertare in via induttiva i redditi, avvalendosi di presunzioni semplici prive dei presupposti di gravità, precisione e concordanza nell’ipotesi “di omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, nonché di infedele compilazione dei predetti modelli che comporti una differenza superiore al 15 per cento, o comunque ad euro 50.000, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in
    dichiarazione”;
     l’indicazione di componenti negativi indeducibili, come nell’ipotesi di fatture ricevute a fronte di operazioni oggettivamente inesistenti. Per l’effetto, come già chiarito dal provvedimento, ne consegue la non definibilità della sanzione
    di cui all’articolo 8, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44. Detto
    articolo prevede che ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi non concorrano alla formazione del reddito oggetto di rettifica i componenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, entro i limiti dei predetti costi indeducibili in quanto riferiti ad operazioni oggettivamente
    inesistenti. In tale evenienza la violazione è punita con la sanzione
    amministrativa dal 25 al 50 per cento dell’ammontare delle spese o degli altri
    componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o
    prestati indicati nella dichiarazione dei redditi.


    Pierfrancesco Viola




  • Argomento: Formazione


    Cittadinanza e Costituzione: dal Lavoro fondamento della Repubblica (articolo 1) alla tutela del Lavoratore (articoli 32, 35 e 38).

    In data 11 maggio 2019, a Terni si è svolto il Seminario, cofinanziato dal nostro Editore, dei Giuristi Cattolici per promuovere la cultura della cittadinanza e la conoscenza della Costituzione italiana.

    Tale promozione inerisce l'attuazione del Progetto Giuridico e Antropologico dedicato agli studenti delle Scuole Superiori ideato dall'Unione Giuristi Cattolici di Terni : «Cittadinanza e Costituzione: dal Lavoro fondamento della Repubblica (art.1) alla tutela del lavoratore (artt-32,35,38)” questo il titolo del nuovo seminario dedicato questa volta agli studenti del Liceo Scientifico R. Donatelli di Terni.

    Dopo il successo nel 2018 dei due seminari in occasione dei 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione italiana, seminari incentrati principalmente sugli articoli 67, 68 e 92, e quello del 16 marzo 2019 sulle "Fake news" in ambito costituzionale, viene realizzato, presso il Liceo scientifico R. Donatelli, un nuovo seminario volto alla promozione ed alla diffusione della cultura giuridica e della conoscenza dell'Ordinamento repubblicano vigente.

    Il seminario esaminerà i principali luoghi comuni in materia di “lavoro nero” , di assicurazioni sociali (INPS-INAIL), di fatalità degli infortuni, di costi della sicurezza, tra i relatori: il Prof. Luca Castelli (Docente di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università degli Studi di Perugia), l’Avv. Ermanno Ventura (Esperto e Presidente MCL Umbria) e l’Avv. Diego Piergrossi (Docente di Diritto e della Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro e Presidente UGCI Terni)".

    “In un momento di virale ignoranza, quando non di autentica disinformazione, della disciplina dell’Ordinamento repubblicano e delle norme vigenti in importanti istituti giuridici, abbiamo sentito l’obbligo come Giuristi Cattolici di offrire la nostra competenza e di promuovere, con la preziosa ed imprescindibile collaborazione di Dirigenti Scolastici la conoscenza della Carta Costituzionale attraverso seminari mirati destinati specificatamente agli studenti delle Scuole Secondarie di 2° ternane”. Così il Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani della sezione provinciale di Terni."

    Il seminario che ha ottenuto il patrocinio della Prefettura, della Provincia e del Comune di Terni ha avuto un eccellente riscontro con la Dirigenza scolastica ed il corpo docente un'ottima partecipazione degli studenti di tutte le sezioni dell'ultimo anno del Liceo scientifico.


    Rita Schiarea




  • Argomento: Etica e lavoro


    Il mestiere di giornalista tra articolo 21 della Costituzione e Polically Correct: il caso Chiara Giannini e la casa Editrice Altaforte.

    La nostra rivista non ha mai esaminato tematiche con un approccio partitico, e non lo adotterà nemmeno nell'articolo in esame. Quel che preme all'autore è, invece, evidenziare il rischio che anche nei Paesi Occidentali i giornalisti cominciano ad "affrontare" con il venir meno del principio erroneamente attribuito a Voltaire del rispetto dell'altrui libertà anche se contraria ai propri convincimenti "non condivido le tue idee, anzi le avverso, ma lotterò fino alla morte perché tu abbia la possibilità di esprimerle"; e con il diffondersi dei reati di opinione.

    Evito di rappresentare nei dettagli la cronaca dell'esclusione dello stand (già autorizzato e allestito)della casa editrice Altaforte al Salone del Libro di Torino, perché già ampiamente trattata da tutti media nazionali.

    Evito anche di evidenziare come l'attenzione a tale casa editrice sia stata indotta più che dalle dichiarazioni di uno dei referenti della Casa Editrice dall'oggetto del libro più discusso in assoluto: l'intervista ad un vice Ministro dell'attuale Governo.

    Mi limiterò, invece, a brevi flash sugli aspetti giuridici e comunicazionali che ineriscono a tale esclusione di un editore da una manifestazione editoriale.

    Il caso Altaforte e l'apparente antifascismo di chi l'ha esclusa!!!

    CUI PRODEST (a chi giova) ???

    Non affronterò e non cadro' nella tentazione di affrontare il tema della legittimità o meno dell'esclusione della casa editrice Altaforte dal Salone del libro di Torino... l'articolo 21 della Costituzione parla chiaro e non necessita di commento alcuno...anche per i non giuristi. Ciò che ha sempre distinto un regime liberale da un regime totalitario è, infatti, la libertà di stampa, di opinione, di coscienza garantite a TUTTI i cittadini, se vengono meno queste libertà la differenza tra i regimi, semplicemente, non c'è!!!

    Voglio, invece, evidenziare la strategia portata avanti fin qui da molti di coloro che, a parole, si definiscono "antifascisti", anche in questo caso non mi soffermeró sulle prassi "fasciste" di molti di questi... Troppo facile e troppo evidente. Voglio, invece, trattare di chi, dal ddl Fiano in poi, sta tentando in ogni modo di creare un "caso fascismo" in Italia sovradimensionando minoranze statisticamente fisiologiche, di pubblicizzare tali movimenti residuali, di pubblicizzare sigle pressoché sconosciute ( e quindi di promuovere le loro idee) rendendole "interlocutori credibili e rappresentativi". Sì, infatti, anche ad un profano delle tecniche di comunicazione non può sfuggire che da almeno tre anni a questa parte (in concomitanza con le prime difficoltà del Governo Renzi) si sia cominciato a dare grande risalto a tutto ciò che fosse ascrivibile a queste sigle che hanno realizzato lo 0.9 per cento alle ultime politiche, avete letto bene: 0.9 per cento!!! E che unite a tutte le altre sigle che in qualche modo si richiamano all'ideologia fascista non arrivano all'1.30 per cento dei voti validi!!! Avete letto bene: meno dell'1.3%!!! Eppure, proprio da parte di molti di coloro che si presentano contro l'ideologia fascista, si sta facendo di tutto per alimentarla... Non passa giorno che questa sigla sia presente nei giornali, nelle tv... (non stiamo parlando di fatti di cronaca giudiziaria, ma di eventi di rappresentanza politica) e gli sia data una indebita pubblicità!!! Quale mai ricevuta prima!!! Quale in rapporto al suo 0.9 per cento non hanno mai goduto nemmeno il PD, la Lega e il Movimento 5 stelle messi tutti insieme. Perché??? CUI PRODEST??? Questo sovradimensionamento di un fenomeno fisiologico in una democrazia matura??? 1.Certamente "giova" a queste sigle che si vedono riconosciute, sia pure come avversarie, un ruolo sempre più importante, e catalizzatore dell'attenzione delle frange più povere e più fragili degli italiani. Quelle frange che la sinistra con il Rolex ha abbandonato da almeno un ventennio. 2. Ma altrettanto giova, certamente, a molti partiti, alcuni anche molto importanti, costituiti da sedicenti antifascisti... perché, se il collante è non solo l'Antifascismo ma la "caccia al fascista" ... ma il Fascismo non c'è più e con esso i fascisti, viene meno un formidabile punto di "coesione" e, soprattutto, uno strumento per bollare come "fascista" chiunque osi manifestare un pensiero diverso e su cui trasferire un odio militante attentamente custodito per oltre 70 anni (nessuno ricorda, però, che il Fascismo, quello vero, sia stato definitivamente sconfitto nel 1943 e che la disposizione costituzionale che tanto si richiama, non a caso era stata denominata ed inserita dagli stessi Costituenti tra le disposizioni, appunto, "transitorie" e non nel corpo dei 139 articoli costituzionali "strictu sensu") e, dunque, la loro stessa ragion d'essere e di distinzione, rilevato l'abbandono dei principali valori della sinistra ( lavoro, lotta alla disoccupazione, difesa del proletariato, attenzione alle periferie...) da almeno 20 anni. Occorreva, dunque, soprattutto in un momento di opposizione e di crisi politica di certa sinistra, quale quella attuale, che riemergesse il 'vecchio nemico' così da recuperare i voti dispersi. Occorreva ed occorre, cioè, un movimento neofascista visibile e credibile ben superiore a quell' 1,25 % complessivo esistente !!! Occorre in una parola farlo crescere... solo così potrà essere credibile un "caso fascismo" in Italia!!! Inoltre una promozione "legittimatrice" di queste sigle può catalizzare a se' i voti dei più poveri togliendoli a quelli del vero avversario "la Lega", questa sì un pericolo per la capacità dimostrata di svestirsi della vecchia ideologia nordista e di ascoltare il grido di chi non riesce più ad arrivare a fine mese. E, dunque, contribuire a ridistribuire i voti nelle prossime elezioni ed ad indebolire l'avversario. Attenzione, però, a soffiare troppo sul fuoco!!! Ritengo, infatti, che sia un grave errore politico lasciare queste "sigle" sole a raccogliere la disperazione reale di queste fasce di popolazione, e lo sia ancora di più il criminalizzarle, o, errore maggiore, se possibile, il bollare come "fascista" tutto ciò che cozza contro le proprie narrazioni ideologiche e che di "fascista" , a dire il vero, ha veramente ben poco!!! In altre parole, si potrà etichettare con tutto ciò che si vuole il fenomeno delle periferie cittadine italiane (xenofobia, populismo, razzismo, inciviltà...) , ma i problemi veri ed il malessere di milioni di cittadini rimarranno, comunque, gli stessi e continueranno, anzi, a crescere geometricamente rispetto all'indifferenza e all'opposizione manifestate dai signori della Sinistra con il Rolex, più attenti ai presunti diritti dei migranti che a quelli calpestati da troppo tempo delle frange più povere e fragili degli italiani.


    Diego Piergrossi




  • Argomento: Approfondimento


    Definizione agevolata delle controversie tributarie.

    In data 14 maggio 2019 è stata pubblicata sul sito delle'agenzia delle Entrate la Risposta n. 141/2019 avente ad oggetto: " Interpello articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n. 212 definizione agevolata delle controversie tributarie - Articolo 6 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119".

    Con l’interpello indicato, più precisamente, è stato esposto il seguente: QUESITO

    La società [ALFA] (di seguito istante) fa presente quanto qui di seguito
    sinteticamente riportato:

    - il 6 luglio 2018, con processo verbale di constatazione per i periodi d’imposta dal 2012 al 2017, le è stata contestata la fruizione del credito d’imposta per la ricerca scientifica di cui all’articolo 1 del decreto-legge 13
    maggio 2011 n. 70, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1,
    legge 12 luglio 2011, n. 106;

    - il 17 settembre 2018 l’istante ha sanato le violazioni contestate nel citato processo verbale avvalendosi del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 settembre 1997, n. 472, provvedendo al versamento, mediante modello F24, del credito per l’importo di […] euro, oltre agli interessi per […] euro e alle sanzioni ridotte ad 1/5 per […] euro,
    per un totale di […] euro;
    - sempre il 17 settembre 2018, l’Agenzia delle entrate – […] ha notificato
    l’atto di recupero n. […], con il quale veniva recuperato il credito
    indebitamente utilizzato in compensazione nei periodi d’imposta 2012, 2013 e 2014;

    - avverso il predetto atto di recupero l’istante ha proposto ricorso alla
    Commissione tributaria provinciale;

    - l’Agenzia delle entrate – […], nel costituirsi in giudizio, nelle proprie
    controdeduzioni ha ritenuto inefficace il ravvedimento poiché eseguito
    contestualmente alla notifica dell’atto di recupero.

    Tanto premesso, l’istante intende aderire alla definizione agevolata delle
    controversie tributarie di cui all’articolo 6 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n.
    119, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136, che al comma 9, prevede che: “Dagli importi dovuti ai sensi del presente articolo si scomputano quelli già versati a qualsiasi titolo in pendenza di giudizio. La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione”.

    L’istante chiede, quindi, di sapere se può compensare parte delle somme versate
    mediante l’istituto del ravvedimento operoso (importo pari a […] euro) con le
    somme dovute per l’adesione alla definizione agevolata di cui all’articolo 6 (importo pari a […] euro), in quanto, anche se per altro titolo e non in pendenza di giudizio, ha comunque versato tutta l’imposta richiesta con l’atto di recupero, oltre
    agli interessi e alle sanzioni in misura ridotta.

    SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

    In sintesi, l’istante prospetta le seguenti soluzioni:

    a) le somme versate a seguito del ravvedimento operoso, ritenuto improduttivo di effetti dall’Ufficio, possono essere scomputate dalle somme dovute aderendo alla definizione agevolata della controversia tributaria.

    Difatti quanto dovuto per la definizione agevolata, anche se ad altro titolo, è già stato corrisposto; anzi, gli importi versati risultano superiori a quelli
    necessari per definire la controversia tributaria sicché, se non fossero
    riconosciuti, si determinerebbe una duplicazione. Pertanto, nella domanda di
    definizione agevolata della controversia tributaria l’instante intende indicare
    tra gli importi dovuti la somma di […] euro e, tra gli importi scomputabili,
    quelli già versati mediante il ravvedimento operoso, e quindi l’importo
    dovuto per la definizione risulta pari a zero. In questo modo la procedura di
    definizione della lite sarebbe regolarmente perfezionata e l’eccedenza di versamento rispetto a quanto dovuto per la definizione rimarrebbe acquisita
    dall’Amministrazione finanziaria;

    b) nell’ipotesi in cui non venisse accettata la soluzione di cui al precedente punto, l’istante provvederebbe alla presentazione della domanda per la definizione delle liti pendenti e al versamento delle somme dovute. In questo caso, una volta eseguito il pagamento dell’unica rata (o della prima in caso di pagamento rateale), l’istante procederebbe, per evitare la duplicazione di pagamento, alla richiesta di rimborso di quanto già versato a titolo di ravvedimento operoso.

    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

    L’articolo 6 del decreto-legge n. 119 del 2018 dispone al comma 1 che “Le
    controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del
    giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia. Il valore della controversia è stabilito ai
    sensi del comma 2 dell’articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n.
    546”.


    Per poter accedere alla definizione agevolata in commento è necessario che
    il ricorso in primo grado sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018 (data di entrata in vigore del medesimo decreto) e che, alla data di presentazione della domanda di cui al comma 1, il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva.

    La definizione delle liti pendenti si realizza con il pagamento di un importo
    pari al valore della controversia cui si applicano eventualmente le percentuali di riduzione stabilite dai commi 1, 1-bis, 2, 2-bis, 2-ter e 3 dell’articolo 6, in relazione allo stato e al grado del giudizio.

    Dall’importo lordo dovuto per la definizione possono essere detratti, ai
    sensi del comma 9 dell’articolo 6, “quelli già versati a qualsiasi titolo in pendenza di giudizio”. In ogni caso, secondo quanto previsto dal secondo periodo del medesimo comma 9, “la definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione”.

    Sulla definizione agevolata sono stati forniti chiarimenti con la circolare del
    1° aprile 2019, n. 6/E. In tale sede è stato chiarito che “l’importo da versare per la definizione, cosiddetto ‘importo netto dovuto’ si calcola al netto di somme pagate prima della presentazione della domanda di definizione a titolo di riscossione
    provvisoria in pendenza del termine di impugnazione dell’atto ovvero in pendenza del giudizio.

    Possono essere scomputati tutti gli importi di spettanza dell’Agenzia delle entrate pagati, in particolare, a titolo provvisorio per tributi, sanzioni
    amministrative, interessi, sempre che siano ancora in contestazione nella lite che si intende definire".

    Tanto premesso, nel caso prospettato, pur non trattandosi di somme dovute
    a titolo provvisorio in pendenza della controversia tributaria, si ritiene che
    l’importo versato dall’istante in sede di ravvedimento operoso, in contestazione, sia scomputabile dall’importo lordo dovuto per la definizione agevolata di cui all’articolo 6.

    Le somme versate, a qualsiasi titolo, in misura eccedente rispetto a quanto dovuto per la definizione della controversia, restano definitivamente acquisite all’Erario e non sono quindi rimborsabili.

    (Fonte: Agenzia delle Entrate).


    Giuseppe Formichella






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