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mercoledi, 20 novembre 2019


Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro


Rivista n. 297 - del 01-03-19

Sommario




  • Argomento: Laboratorio sociale


    Autorità Nazionale Anti Corruzione: la disciplina delle clausole sociali.

    Il Consigli dell'Autorità Nazionale Anti Corruzione ha deliberato in data
    13 febbraio 2019 la "Delibera n.114" contenente le Linee guida n. 13 recanti «La disciplina delle clausole sociali».

    Tale delibera è stata pubblicata sulla GU Serie Generale n.50 del 28-02-2019).

    Le Linee guida in esame sono state adottate ai sensi dell'art. 213, comma
    2, del decreto legislativo n. 50 del 2016 (di seguito Codice dei
    contratti pubblici), come novellato dal decreto legislativo 19 aprile
    2017, n. 56 (cosiddetto decreto correttivo) e contengono indicazioni
    circa le modalita' di applicazione e di funzionamento dell'istituto
    della clausola sociale, da considerare non vincolanti.

    1. Finalita' e contesto normativo.

    1.1 Ai sensi dell'art. 50 del Codice dei contratti pubblici le
    stazioni appaltanti inseriscono, nella lex specialis di gara,
    comunque denominata, specifiche clausole volte a promuovere la
    stabilita' occupazionale del personale impiegato.

    1.2 Ulteriori clausole sociali, diverse da quelle oggetto di queste
    Linee guida, sono consentite in base all'art. 3, comma 1, lettera
    qqq) del Codice dei contratti pubblici.

    2. Ambito di applicazione.
    2.1 La disciplina recata dall'art. 50 del Codice dei contratti
    pubblici si applica agli affidamenti di appalti e concessioni di
    lavori e di servizi diversi da quelli di natura intellettuale, con
    particolare riguardo a quelli ad alta intensita' di manodopera. Per
    servizi di natura intellettuale, si intendono i servizi che
    richiedono lo svolgimento di prestazioni professionali, svolte in via
    eminentemente personale, come ad esempio il brokeraggio assicurativo
    e la consulenza.

    Tale condizione si verifica nei casi in cui, anche eventualmente in parallelo all'effettuazione di attivita' materiali,
    il fornitore elabora soluzioni, proposte, pareri che richiedono una
    specifica e qualificata competenza professionale, prevalente nel
    contesto della prestazione erogata rispetto alle attivita' materiali
    e all'organizzazione di mezzi e risorse. Il servizio, pertanto, non
    ha natura intellettuale per il solo fatto di essere prestato da
    personale soggetto all'obbligo di iscrizione in albi professionali.


    2.2 Le stazioni appaltanti possono prevedere la clausola sociale
    anche in appalti non ad alta intensita' di manodopera, con esclusione
    (oltre ai servizi di natura intellettuale):
    degli appalti di fornitura;
    degli appalti di natura occasionale.

    Laddove l'oggetto del contratto comprenda in modo scindibile sia
    prestazioni afferenti ad attivita' assoggettate all'obbligo di
    previsione della clausola sociale, sia prestazioni non soggette a
    tale obbligo, la clausola sociale si applica limitatamente alle
    attivita' ricadenti nell'obbligo di previsione della clausola
    sociale.

    Resta ferma la facolta' per la stazione appaltante di estendere
    l'applicazione della clausola sociale alle attivita' non assoggettate
    all'obbligo, purche' non escluse ai sensi dell'art. 50 del Codice dei
    contratti pubblici.

    Nella determina a contrarre le stazioni appaltanti esplicitano i
    presupposti per l'applicazione della clausola sociale, nei casi in
    cui sussiste l'obbligo di previsione, ovvero motivano in ordine alla
    scelta effettuata negli altri casi.

    2.3 Ai sensi dell'art. 36 del Codice dei contratti pubblici, le
    clausole sociali possono essere previste anche negli affidamenti
    sotto soglia.

    2.4 La disciplina delle clausole sociali e' inoltre applicabile ai
    settori speciali, in considerazione del richiamo operato dall'art.
    114, comma 1, del Codice dei contratti pubblici alla disciplina
    contenuta negli articoli da 1 a 58.

    2.5 La clausola sociale, salvo diversa previsione della
    contrattazione collettiva, non si applica al personale utilizzato,
    nel contratto cessato, da parte delle imprese subappaltatrici.

    3. L'applicazione delle clausole sociali.

    3.1 La stazione appaltante, sussistendo le condizioni oggettive e
    soggettive di applicazione dell'art. 50 del Codice dei contratti
    pubblici, inserisce la clausola sociale all'interno della lex
    specialis di gara. L'operatore economico accetta espressamente la
    clausola sociale e l'obbligo e' riportato nel contratto.

    3.2 L'obbligo richiede, in ogni caso, che siano rispettate le
    seguenti condizioni:
    il contratto di cui si tratta e' oggettivamente assimilabile a
    quello in essere. L'inserimento di clausole volte alla tutela dei
    livelli occupazionali non e' legittimo qualora non sussista, per la
    stazione appaltante, alcun contratto in essere nel settore di
    riferimento, ovvero il contratto in essere presenti un'oggettiva e
    rilevante incompatibilita' rispetto a quello da attivare.
    L'incompatibilita' e' oggettiva quando pertiene alle prestazioni
    dedotte nel contratto e non deriva da valutazioni o profili meramente
    soggettivi attinenti agli operatori economici. Non sussiste di regola
    incompatibilita' laddove il contratto di cui si tratta preveda
    prestazioni aggiuntive rispetto a quello precedente, salvo il caso in
    cui, per l'entita' delle variazioni e per i conseguenti effetti sulle
    prestazioni dedotte, risulti complessivamente mutato l'oggetto
    dell'affidamento;
    l'applicazione della clausola sociale non comporta un
    indiscriminato e generalizzato dovere di assorbimento del personale
    utilizzato dall'impresa uscente, dovendo tale obbligo essere
    armonizzato con l'organizzazione aziendale prescelta dal nuovo
    affidatario. Il riassorbimento del personale e' imponibile nella
    misura e nei limiti in cui sia compatibile con il fabbisogno
    richiesto dall'esecuzione del nuovo contratto e con la pianificazione
    e l'organizzazione definita dal nuovo assuntore. Tale principio e'
    applicabile a prescindere dalla fonte che regola l'obbligo di
    inserimento della clausola sociale (contratto collettivo, Codice dei
    contratti pubblici).

    3.3 Ai fini dell'applicazione della clausola sociale, si considera
    di regola il personale dell'impresa uscente calcolato come media del
    personale impiegato nei sei mesi precedenti la data di indizione
    della nuova procedura di affidamento.

    3.4 Allo scopo di consentire ai concorrenti di conoscere i dati del
    personale da assorbire, la stazione appaltante indica gli elementi
    rilevanti per la formulazione dell'offerta nel rispetto della
    clausola sociale, in particolare i dati relativi al personale
    utilizzato nel contratto in corso di esecuzione, quali: numero di
    unita', monte ore, CCNL applicato dall'attuale appaltatore,
    qualifica, livelli retributivi, scatti di anzianita', sede di lavoro,
    eventuale indicazione dei lavoratori assunti ai sensi della legge 12
    marzo 1999, n. 68, ovvero mediante fruizione di agevolazioni
    contributive previste dalla legislazione vigente. E' fatto salvo il diritto dei concorrenti di richiedere, in modo analitico, alla
    stazione appaltante i dati ulteriori ritenuti necessari per la
    formulazione dell'offerta nel rispetto della clausola sociale.

    Qualora la stazione appaltante non fosse in possesso dei dati
    richiesti, la stessa provvede a richiederli all'operatore uscente,
    prestando particolare attenzione all'anonimato delle richieste
    pervenute, e a renderli noti a tutti i potenziali concorrenti. Le
    stazioni appaltanti valutano inoltre la possibilita' di inserire,
    negli schemi contrattuali, specifiche clausole che obbligano gli
    appaltatori a fornire le informazioni sul personale utilizzato nel
    corso dell'esecuzione contrattuale.

    3.5 La stazione appaltante prevede, nella documentazione di gara,
    che il concorrente alleghi all'offerta un progetto di assorbimento,
    comunque denominato, atto ad illustrare le concrete modalita' di
    applicazione della clausola sociale, con particolare riferimento al
    numero dei lavoratori che beneficeranno della stessa e alla relativa
    proposta contrattuale (inquadramento e trattamento economico). La
    mancata presentazione del progetto, anche a seguito dell'attivazione
    del soccorso istruttorio, equivale a mancata accettazione della
    clausola sociale con le conseguenze di cui al successivo punto 5.1.
    Il rispetto delle previsioni del progetto di assorbimento sara'
    oggetto di monitoraggio da parte della stazione appaltante durante
    l'esecuzione del contratto.

    4. Il rapporto con i contratti collettivi.

    4.1 Le stazioni appaltanti indicano nella documentazione di gara il
    contratto collettivo applicabile in ragione della pertinenza rispetto
    all'oggetto prevalente dell'affidamento, tenuto conto del richiamo
    espresso, disposto dall'art. 50 del Codice dei contratti pubblici,
    all'art. 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nonche' di
    quanto stabilito dall'art. 30, comma 4, del Codice dei contratti
    pubblici. L'operatore economico subentrante applica le disposizioni
    sulla clausola sociale recate dal contratto collettivo indicato dalla
    stazione appaltante. E' comunque fatta salva l'applicazione, ove piu'
    favorevole, della clausola sociale prevista dal contratto collettivo
    nazionale prescelto dall'operatore economico.

    5. Conseguenze del mancato adempimento.

    5.1 La mancata accettazione della clausola sociale costituisce
    manifestazione della volonta' di proporre un'offerta condizionata,
    come tale inammissibile nelle gare pubbliche, per la quale si impone
    l'esclusione dalla gara.

    5.2 L'esclusione, viceversa, non e' fondata nell'ipotesi in cui
    l'operatore economico manifesti il proposito di applicarla nei limiti
    di compatibilita' con la propria organizzazione d'impresa, secondo i
    termini evidenziati al paragrafo 3.

    5.3 L'inadempimento degli obblighi derivanti dalla clausola sociale
    comporta l'applicazione dei rimedi previsti dalla legge ovvero dal
    contratto. Nello schema di contratto le stazioni appaltanti
    inseriscono clausole risolutive espresse ovvero penali commisurate
    alla gravita' della violazione. Ove ne ricorrano i presupposti,
    applicano l'art. 108, comma 3, del Codice dei contratti pubblici.

    6. Entrata in vigore.
    6.1 Le Linee guida in esame entrano in vigore quindici giorni dopo
    la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
    italiana avvenuta il 28 febbraio 2019.
    (Fonte: Gazzetta Ufficiale)


    La Redazione (R.S.)




  • Argomento: Rete sociale


    Il mestiere di vivere:la Giustizia umana gli haters ed il caso Formigoni.

    A volte riesco a sorprendermi di essere sorpreso... nonostante le evidenze storiche...mi è sempre piaciuto credere che l'uomo di oggi non potrebbe commettere i misfatti dell'uomo di ieri...e, invece, non è così, nulla
    è cambiato , anzi la tecnica e la scristianizzazione odierna hanno solo reso più sofisticata l'azione del misfatto. Un esempio banale, qui non si giudica né la sentenza, definitiva, né l'uomo, politico, è costituito dalle reazioni alla sentenza Formigoni... i commenti lasciati sul sito del condannato da decine di "odiatori" , non mi piace il termine haters, sono semplicemente raccapriccianti. Questo clima giacobino e forcaiolo nel quale un solo verdetto è quello atteso, quello di condanna , e una sola pena desiderata, quella capitale...mi fa tornare alla mente uno dei periodi più bui della storia dell'umanità, il terribile periodo del Terrore in Francia, paradossalmente nel pieno dell'Illuminismo, e paradossalmente ispirata da operatori del diritto . Mi spiego meglio, se questo odio implacabile fosse rivolto ad un assassino, ad un pedofilo, ad uno stupratore, ad un rapitore...comprenderei il desiderio di molti, soprattutto dei parenti e degli amici delle vittime, di far sentire che finalmente giustizia è compiuta... o che giustizia non è stata fatta ...ma trovo drammaticamente indicativo del clima odierno vedere persone come tutti noi (con bei profili Facebook , con volti sereni e sorridenti che vivono una vita normale, magari non superlativa, ma neanche così penosa) che trovano il tempo e il piacere di andare sul sito del condannato , che non è un assassino, non ha commesso un atto di pedofilia, non è uno stupratore, e nemmeno un commerciante di morte o similare..., ed hanno la " capacità" di scrivere sul sito del condannato ogni genere di insulto, di augurio infame, di sodomizzazione...e, perfino, di prendere in giro suoi parenti, amici o ,semplicemente, cittadini che, pur rispettando la sentenza, cercano di portare solidarietà ad un uomo di quasi 70 anni (mi riferisco come anticipato a Formigoni). Alcuni arrivano a scrivere, sperando di essere letti dal condannato, post di istigazione al suicidio... godendo nell'enfatizzare l'ingresso in carcere ed i suoi riti. Perché tanto livore...? Perché tanto odio? La Giustizia si fa in Tribunale e secondo le leggi dello Stato... la sentenza definitiva di condanna è arrivata. È quella la pena stabilita dal Giudice legittimo. Che senso ha entrare nel profilo del condannato per insultarlo e dileggiarlo a condanna avvenuta? E , ancora di più , che senso ha dileggiare chi cerca di portare solidarietà? Io non conoscevo Formigoni, sono capitato per caso nel suo sito perché un mio amico aveva scritto una parola di solidarietà e soprattutto perché avevo letto immediati post di scherno. Per bilanciare ho voluto, allora, inserire anche io un post di solidarietà e mi sono trovato ben 3 commenti di insulti al condannato...e battute sul mio post...ho allora voluto leggere tutti i commenti e... con sorpresa ho dovuto prendere atto che gli odiatori erano numerosissimi...forse di più di chi esprimeva solidarietà...sembrava addirittura qualcosa di organizzato. Che tristezza! Una preghiera per i nostri giovani che non prendano mai esempio da questo neogiacobinismo rabbioso ridestatosi dagli anni novanta che ci porta lontano dallo Stato di Diritto e da una civiltà giuridica antica.


    Diego Piergrossi




  • Argomento: Rete sociale


    La sfida di Comunione e Liberazione: una lettera profetica del Cardinal Biffi a 14 anni dalla morte di Don Giussani.

    Il 22 febbraio 2005 (esattamente 14 anni fa) si spegneva uno dei rappresentanti più interessanti del pensiero "attivo" cattolico: Don Giussani , di lui e del suo movimento così scrisse il Cardinal Biffi, con pensieri profetici e tuttora attuali (scritti negli anni settanta) "Quel che mi scrivi su Cl mi conferma quanto bene [scritto con ironia] funzioni in Italia il filtro dell’informazione e come si sia sempre indotti a fare a metà dei torti e delle ragioni, anche nella discussione tra il lupo e l’agnello.

    In realtà la faccenda è molto meglio. Sono [quelli di Comunione e Liberazione] ragazzi convinti di avere il diritto di fare un’esperienza di vita associata alla luce della loro fede, nel pieno rispetto dei diritti altrui, che non hanno mai tentato di violare una sola volta. In forza di quel gruppo che – con la sua sola esistenza – contesta la cultura egèmone [sessantottina a matrice comunista e radicale] che ritiene di essere l’unica. Perciò sono insopportabili, perciò sono picchiati a morte. All’infuori di quello di esistere, non hanno mai compiuto nessuna provocazione; ma è la loro esistenza a essere provocatoria.

    In una società ormai arresa e impaziente di rendere omaggio al nuovo “principe”, sono gli unici a ritenere che la salvezza dell’uomo arrivi da un’altra parte e la sua promozione vada cercata in un’altra direzione.

    Don Giussani – che non si è mai sognato di occuparsi di politica – da molte settimane vive randagio, dormendo sempre in posti diversi, perché la polizia l’ha avvisato che esiste un progetto preciso di fargli la pelle. Quando gliela faranno, si troverà modo di dimostrare che è stata colpa sua.

    Del resto, non è Cl in gioco, è il fatto cristiano.

    Contro il fatto cristiano, sta egregiamente funzionando lo “schiaccianoci”, con le sue due “branche”: 1° il cristianesimo che si occupa del Regno dei cieli è alienante e dannoso per l’uomo, perché lo distrae dai veri problemi [e quindi va punito] ; 2° il cristianesimo che si occupa dei problemi umani e sa dare soluzioni proprie commette un’indebita ingerenza in campo politico.

    Il comico è che ci sono molti cristiani tra i sostenitori della prima e della seconda accusa o di tutte e due insieme. Non ci resta che affidare la voce alla Provvidenza; ma non possiamo che esprimere la solidarietà e l’ammirazione per coloro che nella vita, senza guadagni e con molto pericolo, dimostrano la falsità di tutte e due le argomentazioni".

    Card. Giacomo Biffi
    “Lettere a una carmelitana scalza. 1960-2013”


    Rita Schiarea




  • Argomento: Rete sociale


    Il mestiere di cittadino: la nuova Ecotassa ex L. n.145/2008 (prima parte)

    Pubblicata dall'Agenzia delle Entrate la Risoluzione n.32/E del 28 febbraio 2019 avente ad oggetto "Primi chiarimenti sugli incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e non inquinanti, sulle detrazioni fiscali delle spese per le infrastrutture di ricarica e sull’imposta (c.d. ECOTASSA) di cui articolo 1, commi da 1031 a 1047 e da 1057 a 1064, della legge 30 dicembre 2018, n. 145".

    Sono pervenute alla scrivente richieste di chiarimenti in merito alla corretta
    interpretazione di taluni aspetti degli incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e non inquinanti, delle detrazioni fiscali delle spese per le infrastrutture di ricarica e
    dell’imposta (c.d. ECOTASSA) di cui articolo 1, commi da 1031 a 1047 e da 1057 a 1064, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019).

    I commi da 1031 a 1047 dell’articolo 1 della legge di bilancio 2019 introducono misure, da un lato, incentivanti l’acquisto di autovetture nuove a basse emissioni di biossido di carbonio (CO2) e, dall’altro, disincentivanti (sotto forma di
    imposta) l’acquisto di autovetture nuove con emissioni di CO2 superiori ad una certa soglia.

    In particolare, i commi da 1031 a 1042 disciplinano le misure incentivanti
    sia a carattere fiscale che extra fiscale, mentre i commi da 1042 a 1045 recano le previsioni disincentivanti. I commi 1046 e 1047 dettano disposizioni comuni ad entrambe le discipline.

    Infine, i commi da 1057 a 1064 prevedono incentivi per l’acquisto di
    ciclomotori e motocicli non inquinanti a fronte della rottamazioni di quelli più inquinanti.

    1. Le misure incentivanti l’acquisto di autoveicoli nuovi con basse emissioni
    di CO2 (commi da 1031 a 1042)
    La prima misura incentivante è destinata all’acquisto di veicoli nuovi a basse emissioni di CO2.

    I commi da 1031 a 1042 prevedono il riconoscimento da parte del venditore
    di tali veicoli di un contributo corrisposto all’acquirente, mediante compensazione con il prezzo di acquisto del veicolo nuovo (ossia, sotto forma di sconto sul prezzo di acquisto ai sensi del comma 1036).

    Il comma 1037 prevede che, successivamente, le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo rimborsino al venditore l’importo del contributo e recuperino detto importo quale credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in
    compensazione ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 senza
    applicazione dei limiti stabiliti dall’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388
    e dall’articolo l, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, presentando il modello F24 esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle entrate.

    I commi 1031 e ss. non definiscono l’impresa costruttrice. Come già
    evidenziato nella Risoluzione n. 15/E del 2010, tale nozione, tuttavia, si evince sia dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 (emanato in attuazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 settembre 2000, n. 2000/53/CE,
    relativa ai veicoli fuori uso), sia dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (nuovo codice della strada). In particolare, il costruttore del veicolo è colui che detiene l’omologazione del veicolo (cfr. articolo 3 del decreto legislativo 24 giugno
    2003, n. 209) e rilascia all’acquirente, per ciascun veicolo costruito conformemente
    al tipo omologato, la dichiarazione di conformità, assumendosi la piena
    responsabilità ad ogni effetto di legge (cfr. articolo 76 del decreto legislativo n. 285
    del 1992).

    Il contributo riconosciuto all’acquirente del veicolo spetta in caso di acquisto, anche in locazione finanziaria, e immatricolazione in Italia, dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021, di un veicolo di categoria M1 nuovo di fabbrica,
    caratterizzato da base emissioni inquinanti di CO2, inferiori a 70 g/km, con prezzo risultante dal listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice inferiore a
    50.000 euro (IVA esclusa).

    In proposito, è bene evidenziare che laddove il listino prezzi ufficiale della casa produttrice indichi prezzi in una valuta diversa dall’euro, al fine di determinare i presupposti per l’applicazione del contributo (ossia, il prezzo inferiore a 50.000
    euro), in un’ottica di semplificazione dei rapporti tra privati, si potrà tener conto del cambio delle valute estere accertato, su conforme parere della Banca d’Italia, con
    provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, in relazione al mese precedente a quello
    di acquisto dell’autovettura.

    Il contributo, che non è cumulabile con altri incentivi di carattere nazionale,
    è compreso tra i 1.500 e i 6.000 euro ed è differenziato sulla base di due fasce di emissioni di CO2 e della circostanza per cui l'acquisto avvenga o meno alla contestuale consegna per la rottamazione di un veicolo della medesima categoria omologato alle classi Euro 1, Euro 2, Euro 3 o Euro 4.
    E’ previsto, inoltre, l’adempimento di specifiche condizioni ai fini del
    riconoscimento della spettanza del contributo in favore dell’acquirente.
    Fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata
    emessa la fattura di vendita, le imprese costruttrici o importatrici sono obbligate a conservare copia della fattura di vendita e dell’atto di acquisto, i quali devono essere
    ad esse tempestivamente trasmessa dal venditore.

    Ancorché non espressamente indicato, si deve ritenere che, al pari di quanto previsto dal comma 1062 in merito
    agli incentivi per l’acquisto di motoveicoli, unitamente ai predetti documenti, in caso di consegna contestuale all’acquisto per la rottamazione di un veicolo della
    medesima categoria, il venditore dovrà trasmettere alle imprese costruttrici o
    importatrici (le quali li debbono conservare) anche la copia del libretto e della carta di circolazione e del foglio complementare o del certificato di proprietà del veicolo usato o, in caso di loro mancanza, la copia dell’estratto cronologico e l’originale del certificato di proprietà relativo alla cancellazione per demolizione.

    Nel caso in cui il veicolo usato consegnato dall’acquirente non sia, nei
    termini di cui al comma 1034, dal venditore avviato alla demolizione o non sia, sempre nei termini di cui al citato comma, richiesta dal venditore la cancellazione per demolizione, il comma 1034 prevede il “non riconoscimento del contributo”, nel
    senso che, per quanto di competenza, l’impresa produttrice o importatrice del veicolo non potrà beneficiare del corrispondente credito d’imposta.

    Rientra tra le misure incentivanti in esame, come sopra anticipato, anche
    l’introduzione di una nuova detrazione fiscale, ai fini delle imposte sui redditi, per l'acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica per i veicoli alimentati a energia elettrica.

    Tale beneficio è previsto dal comma 1039 dell’articolo 1 della
    legge di bilancio 2019 mediante l’inserimento dell’articolo 16-ter nel decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90
    (recante “Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione
    energetica nell'edilizia per la definizione delle procedure d'infrazione avviate dalla
    Commissione europea, nonché altre disposizioni in materia di coesione sociale”).

    In base a tali nuove previsioni ai contribuenti è riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le spese documentate sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021, relative all’acquisto e alla posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, ivi inclusi i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino ad un massimo di 7 kW.


    (Fonte: Agenzia delle Entrate)


    Diego Piergrossi




  • Argomento: Approfondimento


    La disciplina delle società non operative ai sensi dello articolo 30 della Legge n.724/1994 (Parere Agenzie Entrate del 20 febbraio 2019).

    L'Agenzia delle Entrate con la Risposta n. 68 Roma del 20 febbraio 2019 ha espresso il suo orientamento sul seguente quesito avente ad oggetto
    lo "Articolo 30 della Legge 23 dicembre 1994, n. 724. Disciplina delle società non operative":

    QUESITO

    La società ALFA S.r.l. ha quale oggetto sociale “l’acquisto, la costruzione ed il risanamento - mediante stipulazione di contratti di appalto - la conduzione, l’amministrazione, la vendita, la cessione in locazione e la cessione in affitto di immobili in generale, in particolare di fabbricati ad uso industriale e di terreni ad uso produttivo, sia in Italia che all’estero nonché l’esercizio di tutte le attività correlate a quelle anzidette (.)” e si pone quale beneficiaria di un’operazione di doppia scissione parziale proporzionale, a seguito delle quali saranno alla stessa attribuiti i patrimoni immobiliari strumentali delle società “sorelle” per motivi di riorganizzazione aziendale.

    La società istante, pertanto, quale beneficiaria dell’operazione, dalla data di effetto della stessa e del conseguente passaggio di proprietà dei beni immobili, concederà in (retro)locazione commerciale gli immobili a lei assegnati e oggetto della presente istanza, a valori di mercato, alle società scisse.

    La società istante fa, inoltre, presente che la società controllante intende esercitare, con riferimento al primo periodo d’imposta post-scissione, l’opzione per la tassazione di gruppo di cui agli articoli 117 e seguenti del TUIR,


    Divisione Contribuenti Direzione Centrale Piccole e Medie Imprese

    congiuntamente con ciascuna delle società controllate ai sensi dell’articolo 120 del TUIR e residenti nel territorio dello Stato.
    L’istante evidenzia, pertanto, che incrementi anche rilevanti del canone di affitto non comporterebbero risparmi di imposta a livello complessivo di gruppo.

    Come da progetti di scissione, la società ALFA S.r.l. diverrà proprietaria, a far data dall’ultima delle iscrizioni dell’atto di scissione nel competente registro delle imprese (e presumibilmente con l ’ultimo istante del 31 dicembre 2018), dei seguenti rami immobiliari strumentali:

    (…)

    Tutti gli immobili, facenti parte dei suddetti due rami immobiliari, saranno assunti dalla beneficiaria ai medesimi valori civilistici e fiscali riconosciuti in capo alla scissa.

    Gli importi delle locazioni di entrambi i rami immobiliari sono stati individuati all’interno del range dei valori OMI (secondo semestre 2017) e parametrati ai metri quadrati degli immobili in questione.
    La società evidenzia inoltre che, in base agli accordi infragruppo, la bozza di entrambi i suddetti contratti di locazione prevede che il conduttore si dovrà assumere l’onere di sostenere tutte le spese di ordinaria e straordinaria manutenzione inerenti i fabbricati oggetto di locazione (cosiddetta formula “tripple net lease”), nonché l’imposta municipale immobiliare e i premi di assicurazione, avendosene tenuto conto nel canone di locazione.

    L’istante evidenzia, infine, che i suddetti canoni di locazione preventivati, seppur inferiori alle percentuali richieste dal test di operatività, risultano essere allineati a quelli desumibili dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare relativo al periodo ”secondo semestre 2017”. I canoni di locazione tengono, inoltre, conto delle specificità degli immobili, dell’attività specifica e del settore industriale di appartenenza della parte conduttrice.

    La società, inoltre, rappresenta che gli immobili in corso di costruzione, iscritti in un’apposita sottovoce dell’attivo, così come quelli in fase di ristrutturazione e/o restauro, non suscettibili di produrre ricavi, sono automaticamente esclusi dell’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994.

    Con la documentazione integrativa, pervenuta con prot. RU …, l’Istante ha ulteriormente precisato che “... si può prudenzialmente affermare che ... - ancorché in zona per unità più piccole aventi certe caratteristi che ben precise potrebbero essere realizzati anche canoni di locazione leggermente superiori - per le superfici in questione ..., per via della dimensione e della destinazione urbanistica, i valori OMI (minimi e massimi, previsti per ciascuna tipologia di immobile) rispecchiano gli effettivi valori di mercato correnti dei canoni di locazione”.

    Tutto ciò premesso, la società istante presenta interpello probatorio ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b) della Legge n. 212 del 2000.


    SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

    Considerato che:

    - il periodo d’imposta della società istante coincide con l’anno solare;

    - le situazioni oggettive che si intende far valere si riferiscono a partire dal periodo d’imposta 2019, ovvero dal periodo d’imposta in cui avrà effetto l’operazione di doppia scissione in commento e con essa il conseguente passaggio di proprietà dei beni immobili;

    - l’applicazione della disciplina in materia di società di comodo comporta la sottoposizione a tassazione di un reddito minimo presunto e limitazioni all’utilizzo dell’eccedenza di credito IVA risultante dalla dichiarazione annuale;

    - ai sensi del comma 4-bis dell’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, al verificarsi di situazioni oggettive che hanno determinato l’impossibilità di conseguire i ricavi, gli incrementi di rimanenze, i proventi e il reddito nelle misure minime previste dalla normativa, la società interessata può preventivamente interpellare l’Amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della Legge n. 212 del 2000;

    - la società istante non rientra in alcuna delle cause di esclusione automatica dalla disciplina in esame previste dall’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, né nelle ipotesi di disapplicazione della stessa;

    - gli immobili in corso di costruzione, iscritti in un’apposita sottovoce dell’attivo, così come quelli in fase di ristrutturazione e/o restauro, non suscettibili di produrre ricavi e proventi, sono automaticamente esclusi dall’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994;

    - gli ultimi risultati disponibili, registrati nella banca dati delle quotazioni immobiliari (OMI) relativi all’anno 2017 - Semestre 2 per la fascia/zona di ubicazione degli immobili in questione, evidenziano valori di locazione Euro/mq/mese, relativamente allo stato di conservazione, inferiori all’ammontare di ricavi che l’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994 prevede per gli asset immobiliari, così come individuati dal comma 1 dell’articolo citato, in base ai valori storici lordi che verranno assegnati alla data di effetto dell’operazione di doppia scissione;

    - sia le società conduttrici (le scisse) che la società locatrice (la beneficiaria) sono soggette all’attività di direzione e coordinamento da parte della società controllante;

    - … sulla base di quanto esposto e della documentazione allegata alla presente istanza e in sede di documentazione integrativa, l’Istante ritiene che i canoni di locazione preventivati, considerando anche che gli oneri relativi agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sono posti a carico del conduttore attraverso la formula contrattuale “tripple net”, rappresentino canoni equidi locazione a valore di mercato.

    Pertanto, la stessa chiede la disapplicazione della disciplina delle società non operative di cui all’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, per il periodo d’imposta2019, con la conseguente determinazione della base imponibile ai fini IRES e IRAP secondo la normativa ordinaria, inclusa la disapplicazione dei limiti di utilizzo delle eccedenze di credito IVA.

    PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

    In via preliminare, si evidenzia che il presente parere non ha per oggetto la classificazione degli immobili (in corso di costruzione e in fase di ristrutturazione e/o restauro), circostanza che viene assunta acriticamente in questa sede e su cui rimane ferma la potestà dell’amministrazione finanziaria in sede di controllo sostanziale. Si rammenta, inoltre, che il presente parere viene reso sulla base degli elementi e dei documenti presentati, assunti acriticamente così come illustrati nell’istanza di interpello, nel presupposto della loro veridicità e concreta attuazione del contenuto. Resta perciò impregiudicato ogni potere di controllo dell’Amministrazione finanziaria in merito ai fatti e alle situazioni rappresentate dall’istante e per i fatti e le situazioni che non sono stati oggetto delle risposte ai citati interpelli presentati dalle società (…).

    L’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994, e successive modificazioni, prevede un regime di tassazione particolare per le cosiddette “società di comodo”.

    Ai sensi del citato articolo, le società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice, nonché le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, si considerano non operativi se l’ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal conto economico, ove prescritto, è inferiore ai ricavi minimi presunti, stimati ai sensi dei commi 1 e 2 del citato articolo 30. Le società non operative sono tenute a dichiarare un reddito minimo presunto, quantificato applicando a determinati aggregati patrimoniali le percentuali forfetarie previste al comma 3 del medesimo articolo 30.

    Ai sensi del comma 4-bis del citato articolo 30: “In presenza di oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonché del reddito determinati ai sensi del presente articolo, ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto di cui al comma 4, la società interessata può interpellare l’amministrazione ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera b), della legge 27 luglio2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente”. La disposizione normativa richiamata mette, quindi, a disposizione del contribuente la possibilità di presentare un’apposita istanza. In proposito, l’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 9/E del 2016, paragrafo 1.2, ha precisato che l’interpello ”probatorio” di cui alla lettera sub b), avendo la “finalità di sollecitare un parere dell’Agenzia in ordine alla idoneità degli elementi probatori a disposizione del contribuente, addossa in capo a quest’ultimo l’onere di fornire nell’istanza ogni elemento di valutazione utile ai fini della risposta”. Tanto premesso, la società istante sottopone alla valutazione della scrivente la propria situazione relativamente al periodo d’imposta 2019, per il quale intende dimostrare che, a causa di “oggettive situazioni” da cui scaturiscono conseguenze obiettivamente riscontrabili, non suscettibili di valutazioni soggettive, essa non potrà conseguire i ricavi, gli incrementi di rimanenze, i proventi (ordinari) e il reddito nelle misure minime previste dal predetto articolo 30 della Legge n. 724 del 1994.

    A seguito di un’operazione di doppia scissione parziale proporzionale, l’istante risulterà assegnataria del patrimonio immobiliare delle società (…), che la stessa concederà in locazione commerciale a queste ultime. Tuttavia, i canoni di locazione che la società istante intende praticare, pur essendo in linea con i valori risultanti dalla banca dati delle quotazioni immobiliari - 2° semestre 2017, non sono sufficienti al superamento del c.d. “test di operatività” di cui al citato articolo 30 della Legge n. 724 del 1994.

    Con la circolare n. 5/E del 2 febbraio 2007, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito, in riferimento alle società immobiliari (paragrafo n. 4.5), che: - è consentito disapplicare la normativa sulle società non operative in presenza di particolari situazioni oggettive quali, ad esempio, la “2. dimostrata impossibilità, per la società immobiliare, di praticare canoni di locazione sufficienti per superare il “test di operatività” ovvero per conseguire un reddito effettivo superiore a quello minimo presunto. Ciò si verifica, ad esempio, nei casi in cui i canoni dichiarati siano almeno pari a quelli di mercato, determinabili ai sensi dell’art. 9 del TUIR”; e che: - “le oggettive situazioni sopra elencate potranno essere fatte valere, ai fini della disapplicazione della disciplina in commento, anche da società o enti non immobiliari, in relazione a determinati immobili dai medesimi posseduti”. Con circolare n. 25/E del 2007, paragrafo 8, l’Agenzia delle Entrate ha ulteriormente precisato che: “Per la determinazione del valore di mercato dei canoni di locazione si potrà fare riferimento ai valori (espressi in euro per mq al mese)riportati nella banca dati delle quotazioni immobiliari dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare ...”. A tal proposito, l’istante ha prodotto e allegato la tabella delle quotazioni immobiliari dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare relativa al secondo semestre dell’anno 2017, da cui emerge la congruità dei canoni di locazione che la stessa intende applicare.

    Ciò premesso, qualora le quotazioni OMI relative agli anni 2018 e 2019 (ancora non pubblicate) non si discostino da quelle riportate nella presente istanza, sulla base delle dichiarazioni e delle affermazioni dell’istante, nonché dell’analisi del contenuto dell’istanza di interpello e dei suoi allegati e della documentazione integrativa, sinteticamente riportate nell’esposizione del quesito, la scrivente fornisce parere positivo per il periodo d’imposta 2019 alla disapplicazione dell’articolo 30 della legge n. 724 del 1994.
    (Fonte: Agenzia delle Entrate)


    Pierfrancesco Viola






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