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martedi, 19 novembre 2019


Lavoro e Post Mercato
Quindicinale telematico a diffusione nazionale a carattere giornalistico e scientifico di attualità, informazione, formazione e studio multidisciplinare nella materia del lavoro


Rivista n. 292 - del 16-12-18

Sommario




  • Argomento: Laboratorio sociale


    Il mestiere di genitore: educare significa anche dire dei "no". Riflessioni antropologiche dopo la tragedia di Corinaldo.

    Non si voleva intervenire con un altro articolo sulla tragedia (troppi hanno scritto sull'argomento) e non lo si farà "direttamente" sui fatti specifici di Corinaldo perché si ritiene che, a prescindere dal cantante (nemmeno presente) e dai suoi testi (da tempo noti), la tragedia sia avvenuta per la triste consueta, e purtroppo nota, indifferenza al rispetto della Legge , tutta italiana, che sia, poi, dovuta a corruzione, a leggerezza incosciente o a favoritismi non importa: 1. Numero di presenti circa 1000 (non solo pari ai biglietti effettivamente venduti, ma anche ai tanti comunque presenti per avere prenotato un tavolo, o aver pagato direttamente alla cassa come scritto dai giornali in riferimento a testimoni) rispetto alla capienza effettiva della sala e alla normativa vigente in tema di sicurezza. 2. Somministrazione di alcol a volontà nonostante che l'età dei presenti fosse molto bassa (come raccontato dal marito della giovane donna morta)e le disposizioni vigenti lo vietino. 3. Cattivo funzionamento (forse per un guasto o forse per una errata valutazione da parte della sicurezza) di una o più delle porte delle vie di fuga (casualità o inadempienza?) 4. L'introduzione di bombolette antistupro probabilmente del tipo vietato utilizzate illegittimamente, o addirittura per rapinare...ecc.. Vorrei, invece, trattare di un altro problema assolutamente diverso, antropologico in senso lato, e di pari gravità che questa tragedia fa emergere: l'emergenza educativa dei nostri giorni e che attiene una fascia di età , fino a pochi anni fa inimmaginabile...la fascia 10-14 anni.

    I fatti di questi giorni evidenziano un ruolo sociale dei bambini da 10 a 14 anni (un ruolo superficialmente ed inconsapevolmente concesso e che ora quei giovani rivendicano) che dovrebbe fare riflettere antropologi , educatori, sociologi, politici..: i minori muovono oggi non solo più i mercati dei giocattoli o dei fumetti, ma muovono i mercati degli adulti dall'alta tecnologia, agli interventi politici, sociali, di opinione...allo stesso grado anzi con una spregiudicatezza ed anche una violenza ed una rabbia che non trova confronti... È giusto? Non credo! Come è potuto accadere? Facile a spiegarlo La famiglia o se non piace il termine i genitori per poter mantenere un livello di vita ritenuto socialmente adeguato non possono permettersi di stare con i figli ...una volta il pericolo era la strada, ora è l'alta tecnologia...la nuova babysitter non è più la TV ma lo smartphone sarò chiaro per evitare malintesi ritengo la rivoluzione digitale la più grande occasione di libertà per il genere umano e lo smartphone uno degli strumenti più importanti mai inventati dall'uomo, paragonabile forse all'invenzione della ruota o al controllo del fuoco. Ma è proprio questo il punto, premesso che questi strumenti sono così rivoluzionari e potenti dareste una Ferrari ad un bambino di 12 anni senza patente e sopratutto permettereste che possa sfrecciare per la città con milioni di persone per le strade? Credo che presi dall'euforia dei successi della tecnica e da ciò che l'uomo sia riuscito a costruire abbiamo dimenticato quali siano i nostri limiti umani.L'uomo è al vertice degli esseri animati, ma è sempre un mammifero dotato di un corpo specifico. Studi antropologici recenti fondati su elettroencefalogramma e risonanza magnetica nucleare hanno dimostrato che la corteccia cerebrale umana non è sviluppata completamente prima di una età minima (17 18 anni) dare la disponibilità piena di strumenti così potenti a minori non è prova di lungimiranza, ma di incoscienza...come appunto affidare un'auto di grossa cilindrata a chi non ha nemmeno la patente. Incoscienza che diventa follia educativa (a qualunque scuola educativa si appartenga) ove tale opzione si realizzi in un contesto in cui la famiglia viene ritenuta un ostacolo alla crescita emancipata dell'individuo, in un contesto educativo in cui si conoscono i propri diritti ma vengono sottostimati i propri doveri, in cui l'elemento individuale diventa diritto a tutto, a qualunque costo e dove l'altro ha senso solo come elemento utile per la propria soddisfazione. Eppure al di là delle euforie e delle illusioni relativiste tecniciste il mammifero uomo è un animale con dei precisi limiti, ci piaccia o non ci piaccia riconoscerlo, ...se non impareremo a riscoprirli ed accettarli diventeremo vittime delle nostre stesse illusioni.


    La Redazione (D.P.)




  • Argomento: Laboratorio sociale


    La disciplina della cd “Riserva Selezionata” dopo il D.Lgs. 15 marzo 2010, n.66: lineamenti di una normativa incompiuta a otto anni dalla sua entrata in vigore.

    Prima di esaminare l’argomento oggetto del presente articolo occorre fare chiarezza e tentare di condividere un “vocabolario” comune, senza tale tentativo si continuerebbe a comunicare informazioni approssimative in un contesto in cui anche gli addetti ai lavori molte volte fanno fatica ad orientarsi.

    1.Riserva Selezionata è il nome del bacino in cui vengono inseriti gli Ufficiali di complemento appartenenti alle Forze di Completamento, non gli Ufficiali medesimi!

    2.Gli Ufficiali, infatti, sono distinti nel COM come Ufficiali in Servizio Permanente (artt.646-671) e Ufficiali Ausiliari (artt.672-678) .

    3.Tra gli Ufficiali Ausiliari vengono compiutamente disciplinati gli Ufficiali di Complemento (artt. 674-675).

    4.Tra gli Ufficiali di Complemento si distinguono a) gli Ufficiali reclutati attraverso il conferimento diretto del grado di ufficiale di complemento (art.674): gli Ufficiali della cd “riserva selezionata” e b) gli Ufficiali reclutati in servizio di prima nomina (art.675) in adempimento degli obblighi di leva (gli Ufficiali dei vecchi corsi AUC) . Al momento il reclutamento di quest’ultima categoria di Ufficiali di Complemento è sospesa e verrà riattivato solo in caso di ripristino del servizio militare obbligatorio.

    5.La sigla R.S. posta dopo il grado non indica Riserva Selezionata, ma l’appartenenza al Ruolo Speciale, distinto dal Ruolo Normale indicato con la sigla RN. La sigla Ris. Sel. non ha alcun rilievo o accezione giuridica.

    6.Ai sensi dell’articolo 874 del D.Lgs. n.66/2010 smi (che da adesso indicheremo con COM: Codice dell’Ordinamento Militare) in base allo stato giuridico i militari si distinguono in: a) militari in servizio permanente, b) militari in servizio temporaneo, c) militari in congedo (Non esistono altre categorie).

    7.Ai sensi dell’articolo 878 COM gli Ufficiali di complemento in “ferma” e “rafferma” appartengono alle categorie di personale in servizio temporaneo. I militari in servizio temporaneo non sono forniti di rapporto di impiego e prestano servizio attivo in relazione alla durata della rispettiva ferma. (E’ questo uno dei motivi su cui l’INPS fonda l’esclusione del trattamento di disoccupazione (oggi NASPI) degli Ufficiali di Complemento, terminata la ferma.

    8.Più precisamente ai sensi dell’articolo 879 COM il militare (nella fattispecie l’Ufficiale) in congedo può trovarsi nelle seguenti posizioni di “stato”: a) temporaneamente richiamato o trattenuto in servizio (cioè “in servizio temporaneo”) , b) sospeso dalle funzioni del grado (cioè propriamente “in congedo”).

    9.Ai sensi dell’articolo 887 COM “Riserva” è la categoria composta dai militari che cessano dal servizio permanente o che vi transitano dalla categoria dell’Ausiliaria. I militari della Riserva possono essere richiamati SOLTANTO in tempo di guerra o di grave crisi internazionale (non vi è alcuna attinenza, dunque, con gli Ufficiali oggetto del presente articolo).

    10.Ai sensi dell’articolo 890 COM gli Ufficiali di complemento o gli Ufficiali in servizio permanente che hanno cessato di appartenere alle rispettive categorie transitano nella “Riserva di complemento” I militari della Riserva di complemento possono essere richiamati SOLTANTO in tempo di guerra o di grave crisi internazionale (in altri termini per quel che quivi interessa vi transitano gli Ufficiali de quibus al raggiungimento di un’età prefissata ad es. per il grado di Capitano dell’Esercito nel Corpo di Commissariato attualmente il limite è fissatosemplificando -vedi al riguardo la nota 1- nel raggiungimento del 52° anno).

    11.Ai sensi dell’articolo 1010 COM l’Ufficiale che ha raggiunto i 65 anni (se Ufficiale superiore) o i 62 anni (se Ufficiale inferiore) cessa di appartenere alla Riserva di complemento sopra descritta e transita nel “congedo assoluto”.

    12.L’istituto della Ferma è distinto da quello del Richiamo (ma su questa distinzione ci soffermeremo più avanti).

    Conseguentemente:

    A) gli Ufficiali inseriti nel bacino denominato “Riserva Selezionata” sono, ai sensi della Legge vigente, Ufficiali di complemento, tale rilievo getterà nello sconforto tanti commilitoni (non tutti per la verità) dei vecchi corsi AUC, e certamente anche qualche autore di Wikipedia, ma la Legge, più precisamente il D.Lgs. n.66/2010, lo dispone chiaramente e non ammette “ignoranza” (“ignorantia legis non excusat”), anzi, nell’Ordinamento giuridico vigente, sono l’unica categoria di Ufficiali di complemento attualmente reclutabile, essendo la Leva obbligatoria attualmente sospesa dal 2005.

    B) La sigla distintiva di tali Ufficiali dopo il grado sarà pertanto “cpl” come abbreviazione di “complemento”, e non RS o Ris. Sel. come “immaginato creativamente ”, ma erroneamente, da alcuni, e ciò per le motivazioni sopra declinate). Tali Ufficiali sono inseriti nelle Forze di Completamento delle varie Forze Armate.

    C) Non esistono Ufficiali Riservisti in Italia, nel senso inteso in altri Stati, intendendosi in Italia per “Riserva” e “Riserva di complemento”, come abbiamo visto, istituti assolutamente diversi, ma Ufficiali di Complemento inseriti nelle Forze di Completamento. Un bacino di queste Forze di Completamento (o se si preferisce il “progetto” attraverso cui si è costituito questo bacino) è denominato “Riserva Selezionata”.
    Definito il contesto normativo, premesso un “vocabolario condiviso” e chiarito termini ed istituti su cui si riscontra continuamente una “conoscenza(?)” che eufemisticamente valuteremo come approssimativa, evidenziamo i limiti reali della normativa vigente e disciplinante questa importante e strategica categoria di Ufficiali.

    Il D.Lgs. n.66/2010 (il COM) nelle intenzioni del Legislatore doveva racchiudere tutte le disposizioni inerenti l’Ordinamento Militare, tanto da chiamarlo “Codice” dell’Ordinamento Militare, così come il DPR n.90 del 2010 avrebbe dovuto contenere il “Testo Unico” delle disposizioni Regolamentari in materia di Ordinamento Militare, ma così non solo non è avvenuto nel 2010 , ma nemmeno negli anni successivi, almeno ad oggi ad OTTO anni di distanza.

    Un esempio per tutti?

    L’articolo 987 COM, l’articolo cardine su cui si fondano tutti i richiami degli Ufficiali delle Forze di Completamento, oltre a non definire le differenze tra i molto diversi istituti della “Ferma” e del “Richiamo” (a dire il vero i due termini nell’articolato del COM vengono spesso usati come sinonimi!!!) distinzione rilevantissima ai fini degli effetti dei limiti temporali posti all’istituto della “Ferma”, rinvia tale distinzione e le modalità in cui la stessa si attualizzerà ad una Decretazione Ministeriale ad oggi, 4 dicembre 2018, mai intervenuta (dal 2010!!!).

    La spiegazione di tale ritardo consisterebbe nella circostanza, reale, l’autore non l’ha mai contestato, che è vero che con il D.Lgs. n.66/2010 (si osservi bene del 2010!!!) si è voluto accorpare in un unico “Codice” la normativa prima dispersa in innumerevoli leggi (prevalentemente abrogate con l’entrata in vigore del COM) ed è vero che si dispone l’attuazione dell’articolo in esame con apposita decretazione ministeriale, ma molte di queste norme del COM non sono “nuove”, ma sono la mera ripetizione letterale di articoli di leggi (rectius: Decreti Legislativi) oggi abrogate. In particolare l’articolo 987 è esattamente la riproduzione letterale dell’articolo 25 del D.Lgs. n.215 del 2001, articolo che era effettivamente attuato dal DM Difesa 15 novembre 2004!!!

    Quindi , in virtù dell’articolo 2186 del COM , la normativa regolamentare attuativa (nel 2004) di norme primarie (del 2001), dichiarate abrogate con il COM (nel 2010), continuano ad essere vigenti (anche nel 2018) ed attuative dal 2004 di norme vigenti in virtù di un atto avente forza di legge del 2010!!! Pur essendo previsto nella fonte primaria del 2010 (il COM per intenderci) che sarebbero state disciplinate con apposita decretazione ministeriale ovviamente successiva (al 2010)!!!

    Questa situazione, appena esemplificata e sintetizzata per i lettori non addetti ai lavori chiarisce l’attuale problematicità (e incertezza sul piano degli esiti) di eventuali contenziosi su tali argomenti, tenuto conto che ad esclusione degli Ufficiali provenienti dalla “Libera Professione”, per tutti gli Ufficiali “Dipendenti” nella vita civile da datori di lavoro del comparto privato, ma anche pubblico , la “problematica” descritta, per tutte le implicazioni connesse anche ad un eventuale licenziamento connesso alla non riconosciuta “copertura” dell’articolo 987, e quindi dell’articolo 990, non risulta di scarso rilievo, anche per le sorti del progetto “Riserva Selezionata” che pure ha ottenuto ottimi risultati.

    Allarme eccessivo?

    Questi sono solo i fatti!

    Il Gabinetto del Ministro della Difesa, dall’autore interpellato, da ultimo in data 21 settembre 2018, continua, senza soluzione di continuità tra Governi, a sottovalutare lecriticità sollevate (l’articolo 987 è uno degli articoli critici) ed a richiamare, come anticipato l’articolo 2186 COM , che era, ed è, norma di chiusura inserita per sopperire a situazioni transitorie che dopo OTTO (!!!) anni si sarebbero dovute ritenersi concluse per far finalmente posto alle disposizioni attuative dell’articolo 987, senza che si faccia riferimento alcuno a prossimi interventi di decretazione ministeriale, circostanza quest’ultima che rende il quadro assolutamente distonico, oltre che giuridicamente incerto.

    Distonia che amplifica le già evidenti criticità di normative regolamentari, già originariamente non puntuali, e che dovrebbero essere armonizzate con il quadro normativo del 2010, soprattutto alla luce del rilievo non secondario ai fini dell’amministrazione della Giustizia che i Giudici aventi giurisdizione in materia non siano i Giudici TAR, specializzati in Diritto amministrativo e militare, ma Giudici Ordinari della sezione Lavoro, ovviamente specializzati nelle materie giuslavorative privatistiche e che, dunque, risulta obbligo imprescindibile e improcrastinabile quello di emanare norme chiare in materia prima che si consolidino orientamenti ed interpretazioni illegittime.

    Nota 1: Il limite di 52 anni è un limite semplificato poiché il personale in congedo transiterebbe (ad es. per l’Esercito) ex art. 1000 COM per gli Ufficiali Subalterni al compimento del 45° anno, per i Capitani al compimento del 47° anno (48 per i Corpi Logistici), per gli Ufficiali Superiori al compimento del 52° anno (54 per i Corpi Logistici). Tuttavia il D.Lgs. n.8/2014 ha introdotto con l’art.988 bis una deroga “atipica” (perché in realtà con questa disposizione viene modificata la ratio stessa della “riserva di complemento”) che dispone per gli stessi Ufficiali transitati nella Riserva di Complemento la possibilità di essere richiamati fino al compimento del 52° anno se Ufficiali Inferiori o del 56° anno se Ufficiali Superiori. Tale “deroga” all’art.1000 COM ha, dunque, introdotto un’ulteriore categoria tra il Complemento e la Riserva di Complemento, categoria non prevista e potenzialmente discriminatoria per il personale ivi transitato oltre che di dubbia legittimità.


    Diego Piergrossi




  • Argomento: Rete sociale


    Thomas More International Award: la collaborazione tra Terzo Settore Onlus e UGCI Terni arriva a Gerusalemme.

    Si confermerà in data 19 dicembre a Gerusalemme l'importante collaborazione tra Terzo Settore Onlus e l'Unione Giuristi Cattolici Italiani di Terni che ha portato questa volta alla realizzazione del Premio Internazionale Tommaso Moro , l'edizione 2018, in particolare, dalla sinergia tra la predetta UGCI Terni e MCL (Movimento Cristiano Lavoratori) Terni, e ha visto come vincitore assoluto l'Amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

    La Giuria d’Onore di MCL (Movimento Cristiano Lavoratori) e di UGCI (Unione Giuristi Cattolici Italiani) di Terni, infatti, ha assegnato il premio “Thomas More International Award 2018” (Premio Internazionale Tommaso Moro) a S.E. Mons. Pierbattista Pizzaballa ofm , Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme (già 167º Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion ).

    Il “Thomas More International Award”, questo il nome del premio, viene conferito a personalità italiane e/o straniere che si siano distinte in ambito internazionale eccellendo nella Testimonianza dei Valori Cristiani in particolare di quelli di Giustizia e Pace.

    Questa la motivazione che ha portato all’assegnazione del premio a S. E. Mons. Pizzaballa:

    “…chiarissimo ed esimio studioso , teologo e biblista, dall’innata cultura giuridica e diplomatica, per il suo impegno, incessante ed instancabile, profuso per la difesa del “diritto di cittadinanza” , contro ogni estremismo e a tutela delle minoranze cristiane, in un contesto difficile e pericoloso quale quello Medio Orientale nel ruolo di Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, e per il suo fulgido esempio, unanimemente riconosciuto, di autentica Testimonianza Cristiana, unita ad un non comune equilibrio politico e giusdiplomatico, espressa nel suo lungo incarico, dal 2004 al 2016, quale Custode di Terra Santa”.

    I due Presidenti: Avv. Diego Piergrossi per UGCI Terni, e Avv. Ermanno Ventura per MCL Terni, invitati dalla Segreteria del Patriarcato Latino, voleranno appositamente a Gerusalemme il prossimo 19 dicembre per essere ricevuti nella prevista udienza privata durante la quale consegneranno nelle mani di Mons. Pizzaballa il prestigioso premio.


    Pierfrancesco Viola




  • Argomento: Evoluzione normativa


    Differimento temporaneo termini di trasmissione delle fatture elettroniche

    Pubblicato in data 29 novembre 2018 il Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate
    (Prot. n. 322169/2018)avente ad oggetto il "Differimento temporaneo termini di trasmissione delle fatture elettroniche

    di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127"

    Il provvedimento così dispone:

    1.1 Le fatture elettroniche e le note di variazione dei giorni 1° e 2 dicembre 2018 sono trasmesse al Sistema di Interscambio, secondo le regole tecniche previste dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018, entro il giorno 4 dicembre 2018

    1.2 L’articolo 1, comma 209, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 stabilisce che l’emissione, la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché con le amministrazioni autonome, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili, deve essere effettuata esclusivamente in forma elettronica.

    La predetta disposizione è operativa per le fatture emesse verso tutte le amministrazioni pubbliche dal 31 marzo 2015.

    L’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, come da ultimo modificato dall’articolo 1, comma 909, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, dispone che per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio.

    La predetta disposizione è operativa dal 1° luglio 2018 per le cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori, ad eccezione delle cessioni di carburante per autotrazione presso gli impianti stradali di distribuzione, e per prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese nel quadro di un contratto di appalto di lavori, servizi o forniture stipulato con un’amministrazione pubblica.

    Inoltre, per tutte le altre operazioni tra soggetti passivi IVA privati, dal 1° gennaio 2017 è possibile emettere e ricevere fatture elettroniche attraverso il Sistema di Interscambio.

    In previsione del consistente incremento del volume di informazioni che dovrà essere gestito dal Sistema di Interscambio per effetto dell’estensione, a partire dal 1° gennaio 2019, dell’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le operazioni effettuate tra soggetti residenti e stabiliti, il partner tecnologico Sogei Spa, con nota protocollo n. 34773 del 28 novembre 2018, ha rappresentato la necessità di effettuare interventi sul Sistema di Interscambio che possano garantire, tra l’altro, un miglioramento dei livelli prestazionali in termini di gestione dei picchi di carico e di velocità di accesso ai dati e dei tempi di risposta.

    Per effettuare tali interventi è indispensabile prevedere un fermo del Sistema di Interscambio e l’indisponibilità dei servizi del portale “Fatture e Corrispettivi” nell’intera giornata del 1° dicembre 2018 con possibili ripercussioni anche nel 2 dicembre 2018.

    Conseguentemente, per garantire il corretto adempimento degli obblighi di fatturazione previsti dall’articolo 21, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 633, con il presente Provvedimento, adottato d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato – ai sensi dell’articolo 19-octies, comma 4, del decreto legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172 – viene consentito lo slittamento fino al giorno 4 dicembre 2018 dei termini di trasmissione al Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche e delle note di variazione dei giorni 1° e 2 dicembre 2018.

    (Fonte: Agenzia delle Entrate)


    Rita Schiarea




  • Argomento: Approfondimento


    Cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di riqualificazione energetica degli edifici nonché per quelli finalizzati alla riduzione del rischio sismico.

    L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n.84/E del 5 dicembre 2018 interviene per rispondere alla richiesta di chiarimenti in ordine alla cessione del credito corrispondente alle detrazioni spettanti per interventi di riqualificazione energetica degli edifici nonché per quelli finalizzati alla riduzione del rischio sismico, prevista dall’art. 14 e dell’art. 16 del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90.

    Si chiedeva da parte di molti contribuenti , in particolare, da quale momento diventi utilizzabile il credito da parte del cessionario e, se per il suo utilizzo sia necessaria preventiva presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del cedente.

    È stato chiesto, inoltre, se per rendere efficace, ai fini fiscali, la cessione debbano essere rispettate specifiche formalità; al riguardo, si chiede se l’atto di cessione redatto in forma scritta rilevi ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro.

    Al riguardo, preliminarmente, si fa presente che gli articoli 14 e 16 del citato decreto legge n. 63 del 2013 stabiliscono, tra l’altro, che i soggetti che sostengono spese per interventi finalizzati, rispettivamente, alla riqualificazione energetica degli edifici o alla riduzione del rischio sismico degli edifici ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3, in luogo della detrazione, possono optare per la cessione del corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito.

    Con i provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate 8 giugno 2017 e 28 agosto 2017, inoltre, sono state disciplinate le modalità attuative della cessione del credito corrispondente alle detrazioni spettanti per gli interventi sopra citati effettuati sulle parti comuni degli edifici.

    Con le circolari n. 11/E del 18 maggio 2018 e n. 17/E del 23 luglio 2018, sono stati forniti chiarimenti in merito all’ambito applicativo della cessione del credito in commento. Sulla base delle richiamate disposizioni, è previsto che il condomino possa cedere l'intera detrazione calcolata o sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l'esecuzione dei lavori, per la quota a lui imputabile, o sulla base delle spese sostenute nel periodo d'imposta dal condominio, anche sotto forma di cessione del credito d'imposta ai fornitori, per la quota a lui imputabile. Il condomino che cede il credito, se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, comunica all'amministratore del condominio, entro il 31 dicembre del periodo d'imposta in cui è stata sostenuta la spesa, l'avvenuta cessione del credito e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest'ultimo, oltre al proprio nome, cognome e codice fiscale.

    L'amministratore del condominio, a sua volta, comunica all'Agenzia delle entrate negli stessi termini disciplinati dal decreto ministeriale 1° dicembre 2016, l'accettazione del cessionario, la denominazione e il codice fiscale di quest'ultimo e l'ammontare del credito d'imposta ceduto sulla base delle spese sostenute dal condominio entro il 31 dicembre dell'anno precedente.

    L’amministratore consegna, inoltre, al condomino la certificazione delle spese a lui imputabili indicando anche il protocollo telematico con il quale ha effettuato la comunicazione all'Agenzia delle entrate.

    I citati provvedimenti prevedono, al riguardo, che il mancato invio da parte dell’amministratore del condominio della predetta comunicazione all'Agenzia delle entrate rende inefficace la cessione del credito da parte del condomino.

    Il credito diviene disponibile per il cessionario a partire dal 10 marzo del periodo d'imposta successivo a quello in cui il condominio ha sostenuto la spesa e sempreché il condomino cedente abbia contribuito al relativo sostenimento per la parte non ceduta sotto forma di credito d'imposta.

    Il cessionario può utilizzare il credito in compensazione o può cederlo in tutto o in parte, dopo che lo stesso credito è divenuto disponibile.

    A tal fine, deve darne comunicazione all'Agenzia delle entrate utilizzando le funzionalità telematiche rese disponibili dalla stessa Agenzia.

    Le modalità da seguire per la corretta cessione del credito sono state, dunque individuate nei predetti provvedimenti, prevedendo una procedura di comunicazione telematica all'Agenzia delle entrate da parte dei condomini che vi provvedono attraverso l'amministratore del condominio o, qualora non obbligati alla relativa nomina, attraverso il condomino incaricato.

    Ai fini in esame, non assume, dunque, rilevanza la forma che viene utilizzata per procedere alla cessione del credito; la normativa in esame non detta, infatti, regole particolari da seguire per il perfezionamento della cessione del credito né contiene prescrizioni in ordine alla forma con la quale la cessione deve essere effettuata. Come detto, è condizione di efficacia della cessione la comunicazione effettuata all’Agenzia delle entrate da parte dell’amministratore del condominio o del condomino incaricato.

    Fatta tale premessa, ai fini dell’imposta di registro, si ritiene che all’atto di cessione del credito corrispondente alla detrazione, ove redatto in forma scritta, trovi applicazione la previsione recata dall’art. 5 della Tabella allegata al d.P.R. n. 131 del 1986, riguardante gli atti per i quali non vi è l’obbligo di richiedere la registrazione.

    In particolare, in base a tale disposizione, non sono soggetti all’obbligo di registrazione gli “atti e documenti formati per l’applicazione, riduzione, liquidazione, riscossione, rateazione e rimborso delle imposte e tasse da chiunque dovute” (cfr. articolo 5 della Tabella, allegata al d.P.R. n. 131 del 1986).

    Come si evince dal suo tenore letterale, la disposizione, appena citata, intende esonerare dall’obbligo di registrazione tutti gli atti e documenti relativi all’attuazione del rapporto tributario, in ogni sua fase, comprendente “l’applicazione, riduzione, liquidazione, riscossione, rateazione e rimborso delle imposte(…)” .

    Il diritto alla detrazione è un elemento di tale rapporto, in quanto lo stesso nasce per effetto dell’applicazione di una norma tributaria e si esercita al momento della liquidazione dell’imposta.

    La cessione del diritto alla detrazione – peraltro, consentita, in via facoltativa, solo perché espressamente prevista da una disposizione tributaria – non fa venir meno tali caratteristiche; tramite tale cessione, infatti, il legislatore consente, semplicemente, l’utilizzo del credito corrispondente alla detrazione ad un soggetto diverso dal titolare della posizione tributaria che ha dato origine alla detrazione.

    Infine, si precisa che l’atto di cessione non è soggetto all’obbligo di registrazione neanche laddove lo stesso dovesse rivestire la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata, in base a quanto previsto dall’art. 7 del d.P.R. n. 131 del 1986, secondo cui “per gli atti indicati nella tabella allegata al presente testo unico non vi è obbligo di chiedere la registrazione neanche in caso d’uso, se presentati per la registrazione, l’imposta è dovuta in misura fissa. La disposizione si applica agli atti indicati negli artt. (…) 5 della stessa tabella anche se autenticati o redatti in forma pubblica” (cfr. Circolare del 10 giugno 1986 n. 37, parte n. 4).

    (Fonte: Agenzia delle Entrate).


    Giuseppe Formichella






Periodico a diffusione nazionale: “Lavoro e Post Mercato”
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